JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 3.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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20.
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"Che io diventi un maledetto spagnolo, se questa non  vita!"
Blackthorne stava beatamente sdraiato bocconi sul morbido giaciglio, coperto in parte da un chimono di cotone, con la testa appoggiata sulle braccia. La ragazza gli passava le mani sulla schiena, tastando di tanto in tanto i muscoli, accarezzandogli la pelle e lo spirito, tanto che l'inglese si tratteneva a stento dal fare le fusa come un gatto per il piacere. Un'altra ragazza gli stava versando del sak in una coppetta di porcellana, e una terza aspettava, di riserva, reggendo un vassoio di lacca con un cestino di bamb pieno di pesce fritto alla portoghese, una bottiglia di sak e dei bastoncini.
"Nan desu ka, Anjin-san?" Che cosa hai detto, onorevole pilota?
"Non sono capace di dirlo in Nihon-go, Rako-san." Sorrise alla ragazza che gli offriva il sak e indic la coppa. "Come si chiama? Namae ka?"
"Sabazuki." Lo ripet tre volte, lui fece altrettanto, poi l'altra ragazza, Asa, gli offr il pesce e Blackthorne scosse la testa. "Iy, domo." Non sapendo come dire "sono sazio", cerc di spiegarsi con "non fame adesso".
"Ah! Ima hara hette wa oranu," spieg Asa, correggendolo. Blackthorne prov a ripetere la frase pi volte e tutte risero della sua pronuncia, ma alla fine riusc a dirla giusta.
Non imparer mai questa lingua, pens. Non c' nessun rapporto con i suoni dell'inglese, o del latino o del portoghese.
"Anjin-san?" Asa gli porgeva di nuovo il vassoio. Lui fece segno di no e con seriet si mise una mano sullo stomaco, per accett il sak. Sono, quella che lo stava massaggiando, si era fermata; Blackthorne le prese allora la mano, se la mise sul collo e finse di gemere per il piacere. La ragazza cap subito e riprese ad accarezzarlo.
Appena la minuscola coppa era vuota, veniva riempita. Meglio andarci piano, si disse,  la terza bottiglia e mi sento il caldo fino alla punta dei piedi.
Le tre ragazze, Asa, Sono e Rako, erano arrivate all'alba, con il cha che frate Domingo gli aveva spiegato che i cinesi chiamavano a volte t'ee, e che era la bevanda nazionale in Cina e in Giappone. Aveva dormito male, dopo lo scontro con l'assassino, ma la bevanda bollente l'aveva rimesso in forma. Le ragazze avevano portato anche piccole salviette arrotolate, calde e profumate, e, poich lui non sapeva come usarle, Rako gli aveva mostrato in che modo doveva servirsene per il viso e le mani.
Poi lo avevano accompagnato, insieme ai quattro samurai di guardia, alla sauna, all'estremit di quell'ala del castello, consegnandolo agli inservienti. Le quattro guardie avevano continuato stoicamente a sudare, mentre lui faceva il bagno, si lasciava radere la barba, lavare i capelli e massaggiare dappertutto.
Dopo si era sentito miracolosamente rimesso a nuovo. Gli avevano dato un altro chimono di cotone, fresco, lungo fino alle ginocchia, e altri tabi puliti. Aveva ritrovato le ragazze che lo aspettavano, e lo avevano condotto in una stanza dove si trovavano Kiri e Mariko. Mariko gli aveva comunicato che il Nobile Toranaga aveva deciso di mandare l'Anjin-san in una delle sue province, nei prossimi giorni, perch si rimettesse in forze, che era molto soddisfatto di lui e che lui non doveva preoccuparsi di niente perch adesso era sotto la protezione personale del Nobile Toranaga. Per piacere, voleva l'Anjin-san cominciare a disegnare le mappe, con l'occorrente che lei gli avrebbe procurato? Presto si sarebbero svolte altre riunioni col padrone, e il padrone aveva promesso che fra non molto le sarebbe stato consentito di rispondere a tutte le domande dell'Anjin-san. Toranaga-sama era ansioso che Blackthorne fosse informato sui giapponesi quanto era ansioso di apprendere notizie sul mondo esterno e sulla navigazione e le rotte marittime. Quindi Blackthorne era stato accompagnato dal medico.
Diversamente dai samurai, i medici avevano i capelli tagliati molto corti, senza coda.
Blackthorne odiava e temeva i medici, ma questo era diverso. Era gentile e incredibilmente pulito. I medici europei erano dei barbieri, di solito, e rozzi, sciatti e sporchi come tutti gli altri. Questo medico invece lo toccava delicatamente e lo scrutava in modo educato; gli strinse il polso per sentirne i battiti, gli esamin gli occhi, la bocca e le orecchie e gli batt leggermente sulla schiena, sulle ginocchia e sotto i piedi, con tocco e maniere molto confortanti. Un medico europeo si limitava a guardarvi la lingua e a dire: "Dove duole?" per poi cavare sangue per depurarvi e darvi un emetico violento che ripulisse le viscere.
Blackthorne detestava farsi cavar sangue e purgarsi e ogni volta, dopo la cura, si sentiva peggio di prima. Invece questo medico non aveva n bisturi n arnesi per cavar sangue, n era circondato dalla consueta puzza di elementi chimici, cos che il cuore di Blackthorne rallent il battito ed egli si rilass un poco.
Le dita del medico tastarono con aria interrogativa le cicatrici sulla coscia. Blackthorne imit il rumore di uno sparo, perch la cicatrice era stata lasciata da una palla di moschetto, molti anni prima. Il medico disse: "Ah so desu," e annu. Tast ancora, in profondit ma senza causargli dolore, i reni e lo stomaco. Alla fine si rivolse a Rako, che annu, si inchin e lo ringrazi con tutta la cortesia e la deferenza.
"Ichi ban?" aveva chiesto Blackthorne, desideroso di sapere se tutto era in ordine.
"Hai, Anjin-san."
"Honto ka?"
"Honto."
Che parola utile, honto:  la verit? S,  la verit. "Domo, dottore-san."
"Do itashimashit," rispose il medico, inchinandosi. Sei il benvenuto, prego.
Blackthorne si era inchinato in risposta, poi le ragazze lo avevano guidato nella sua stanza e solo quando era gi sdraiato sul letto col chimono sciolto e Sono gli strofinava la schiena, si era rammentato di essere stato nudo davanti al medico, davanti alle ragazze e ai samurai, e di non aver provato nessuna vergogna.
"Nan desu ka, Anjin-san?" chiese Rako. Che cosa c'? Perch ridi, onorevole pilota? I denti candidi splendevano e aveva le sopracciglia depilate e dipinte a mezzaluna. Portava i capelli scuri appuntati in alto e un chimono rosa a fiori, con un obi verde-grigio.
"Perch sono felice, Rako-san, ma come te lo posso spiegare? Come spiegarti che ho riso perch sono felice e per la prima volta, da quando ho lasciato casa mia, non sento un peso alla testa? E la mia schiena sta meravigliosamente... tutto di me sta meravigliosamente. Perch Toranaga-sama mi ascolta e io ho piazzato tre grosse bordate nei maledetti gesuiti e altre sei nei portoghesi pieni di sifilide!" Balz in piedi e, stringendosi il chimono intorno ai fianchi, improvvis una danza, segnando il tempo con una cantilena marinaresca.
Rako e le altre erano sbalordite. Lo shoji si apr immediatamente e i samurai rimasero a bocca spalancata. Blackthorne danz e cant a tutti polmoni finch fu stanco, poi scoppi in una risata e si gett sul letto. Rako tent di imitarlo, ma fall miseramente, impacciata dal chimono. Le altre due lo convinsero a mostrare loro la danza e lui prov, con le ragazze in fila che gli studiavano i piedi, tenendo il chimono sollevato. Ma non ci riuscirono e presto finirono per chiacchierare, ridacchiare e sventolarsi con i ventagli.
A un tratto le guardie si inchinarono profondamente, con aria solenne: sulla soglia apparve Toranaga, accompagnato da Mariko e Kiri e dai suoi onnipresenti samurai. Tutte le ragazze si inginocchiarono, appoggiando le mani sul pavimento e si inchinarono, ma il sorriso rimase sui loro volti, da cui non traspariva nessun timore. Anche Blackthorne si inchin educatamente, per quanto meno profondamente delle donne.
"Konnichi wa, Toranaga-sama."
"Konnichi wa, Anjin-san," rispose Toranaga e gli fece una domanda.
"Il mio padrone chiede: 'Che cosa stavate facendo, senhor?" tradusse Mariko.
"Era una danza, Mariko-san." Blackthorne si sentiva un po' sciocco. " un ballo di marinai, che accompagniamo con un canto pure di marinai. Ero contento... forse per via del sak. Mi dispiace. Spero che non abbia disturbato Toranaga-sama."
Lei tradusse.
"Il mio padrone dice che gli piacerebbe vedere la danza e sentire la canzone."
"Adesso?"
"Naturalmente."
Toranaga sedette a gambe incrociate, la sua piccola corte si dispose a cerchio nella stanza e tutti fissarono Blackthorne, in attesa.
Eccoti qua, stupido, si disse Blackthorne, guarda come sei finito per esserti lasciato andare! Adesso ti devi esibire e sai bene che non hai voce e balli in modo goffo. Per si strinse addosso il chimono e si lanci nella danza, piroettando, scalciando, saltando, con la voce che tuonava con gusto.
Silenzio.
"Il mio padrone dice di non aver mai visto niente di simile in vita sua."
"Arigato goziemashita!" esclam Blackthorne, sudando in parte per la fatica e in parte per l'imbarazzo. Poi Toranaga depose le spade, si rimbocc il chimono alla vita e si mise accanto a lui. "Il Nobile Toranaga eseguir la vostra danza," disse Mariko.
"Eh?"
"Per piacere, insegnategliela, dice."
E Blackthorne incominci: mostr i passi fondamentali, poi li ripet pi volte. Toranaga li impar in fretta e Blackthorne rimase non poco impressionato dall'agilit del maturo feudatario dal ventre e dal sedere abbondanti.
Poi l'inglese si mise a cantare e danzare insieme, e Toranaga si un a lui, fra le acclamazioni dei presenti, prima con qualche esitazione, poi, togliendosi il chimono e piegando le braccia, con la stessa vivacit di Blackthorne, che pure gett il chimono e cant pi forte, seguendo il tempo, quasi vinto dalla scena grottesca che stavano mimando, ma trascinato dal divertimento. Alla fine Blackthorne con un salto conclusivo si ferm e si inchin a Toranaga e tutti applaudirono il loro signore, che appariva molto contento.
Toranaga sedette in mezzo alla stanza, col respiro appena leggermente affrettato. Rako corse a sventagliarlo e le altre a porgergli il chimono, ma Toranaga offr il suo chimono a Blackthorne e indoss quello semplice di lui.
Mariko disse: "Il mio padrone vi prega di accettarlo in dono." Poi aggiunse: "Qui sarebbe considerato un grande onore ricevere in dono dal proprio feudatario anche un chimono vecchio e logoro."
"Arigato goziemashita, Toranaga-sama." Blackthorne si inchin profondamente. "Mi rendo conto del grande onore, Mariko-san. Vi prego, ringraziate il Nobile Toranaga con le espressioni giuste, che purtroppo io non conosco ancora, e ditegli che ne far tesoro, e che apprezzo ancora di pi l'onore che mi ha reso ballando con me."
Toranaga apparve anche pi compiaciuto.
Con reverenza, Kiri e le ragazze aiutarono Blackthorne a indossare il chimono del loro signore e gli insegnarono a legarsi la cintura. Il chimono era di seta marrone, con i cinque stemmi scarlatti, e la cintura bianco avorio.
"Toranaga-sama dice che gli  molto piaciuta la danza. Forse un giorno vi mostrer qualcuna delle nostre. Vorrebbe che imparaste a parlare giapponese il pi presto possibile."
"Anche a me piacerebbe." Ma ancora di pi, pens Blackthorne, mi piacerebbe portare i miei soliti vestiti, mangiare secondo i miei usi nella mia cabina sulla mia nave con i miei cannoni gi preparati, le pistole alla cintola, e il cassero inclinato sotto la spinta delle vele. "Vorreste domandare al Nobile Toranaga quando potr riavere la mia nave?"
"Senhor?"
"La mia nave, senhora. Domandategli, prego, quando potr riavere la mia nave. E anche il mio equipaggio. Tutto il carico  stato asportato... e c'erano ventimila pezzi da otto nella cassaforte. Sono certo che egli capir che siamo mercanti e che, per quanto apprezziamo la sua ospitalit, vorremmo commerciare - con le merci portate con noi - e tornare in patria. Ci vorranno quasi diciotto mesi per tornare."
"Il mio padrone dice di non preoccuparvi. Tutto sar fatto il pi presto possibile. Prima dovete diventare forte e sano. Al tramonto partirete."
"Senhora?"
"Toranaga-sama ha detto che dovete partire al tramonto. Ho forse usato parole sbagliate?"
"No, no, affatto, Mariko-san. Ma circa un'ora fa mi aveva comunicato che sarei partito fra qualche giorno."
"Infatti, ma adesso dice che partirete stasera." Tradusse tutto a Toranaga, che rispose brevemente.
"Dice il mio signore che  meglio e pi comodo che partiate stasera. Non dovete preoccuparvi di niente, Anjin-san, siete sotto la sua protezione personale. Manda la Nobile Kiritsubo a Yedo a preparare tutto per il suo ritorno e voi andrete con lei."
"Ringraziatelo per me, vi prego.  possibile... posso permettermi di chiedere se non si potrebbe liberare frate Domingo?  una grande fonte di sapere."
La donna tradusse. "Il mio padrone dice che gli dispiace molto, ma l'uomo  morto. Lo ha mandato a prendere ieri, subito dopo la vostra richiesta, ma era gi morto."
Blackthorne si sent dolorosamente colpito. "Come  morto?"
"Ha avuto un collasso quando  stato chiamato."
"Oh, poveretto!"
"Dice il mio padrone che la morte e la vita sono la stessa cosa. L'anima del frate attender quaranta giorni, poi rinascer. Perch rattristarsi? Questa  la legge immutabile della natura." Stava per aggiungere qualcosa, poi s'interruppe e si limit a dire: "I buddisti credono che nasciamo e rinasciamo pi volte, Anjin-san. Sino a quando diventiamo perfetti e raggiungiamo il nirvana... il paradiso."
Blackthorne accanton per il momento la propria tristezza e si concentr su Toranaga e sul presente. "Potrei sapere se il mio equipaggio..." si ferm, mentre Toranaga distoglieva lo sguardo. Un giovane samurai era entrato rapidamente nella stanza, fermandosi in attesa davanti a Toranaga, con un inchino.
"Nan-ja?" chiese Toranaga.
Blackthorne non cap niente di quanto fu pronunciato, ma gli parve di cogliere il nome di padre Alvito, Tsukku. Vide lo sguardo di Toranaga posarsi su di lui e colse l'ombra di un sorriso, e si domand se Toranaga avesse mandato a chiamare il prete a causa delle sue rivelazioni. Me l'auguro, pens, e mi auguro che Alvito sia nei guai fino al collo. Ci sar o no? Per quanto ne fosse tentato, decise di non chiederlo a Toranaga.
"Kare ni matsu yoni," rispose brevemente Toranaga.
"Gyoi." Il samurai si inchin e se ne and rapido. Toranaga si rivolse di nuovo a Blackthorne. "Nan ja, Anjin-san?"
"Di cosa stavate parlando, capitano?" chiese Mariko. "Del vostro equipaggio?"
"S. Toranaga-sama potrebbe prendere anche i miei uomini sotto la sua protezione? Ordinare che si abbia cura di loro? Verranno mandati anche loro a Yedo?"
Mariko tradusse la domanda, Toranaga si infil le spade nella cintura del chimono. "Il mio padrone dice che naturalmente gli ordini sono gi stati impartiti. Non dovete preoccuparvi per loro. N per la vostra nave."
"La mia nave  pronta? Qualcuno se ne  occupato?"
"S. Dice che la nave si trova gi a Yedo."
Toranaga si alz. Tutti cominciarono a inchinarsi, ma Blackthorne a un tratto non seppe trattenersi. "Una cosa ancora..." s'interruppe, imprecando poi subito contro se stesso, nel rendersi conto che si stava comportando in modo scortese. Era chiaro che Toranaga considerava concluso l'incontro e ora tutti, interrotti nel saluto, erano rimasti bloccati dalle parole di Blackthorne e attoniti non sapevano se completare l'inchino, o aspettare, o ricominciare.
"Nan ja, Anjin-san?" La voce di Toranaga suon secca e gelida, perch anche lui era stato colto di sorpresa.
"Gomen nasai, sono dolente, Toranaga-sama. Non volevo mostrarmi ineducato. Volevo solo domandare se alla Nobile Mariko fosse permesso parlarmi per pochi minuti prima della partenza... Mi sarebbe di molto aiuto."
Mariko tradusse la richiesta. Toranaga annu imperiosamente e usc, seguito da Kiri e dalle sue guardie.
Bastardi permalosi tutti quanti! pens Blackthorne. Ges, come bisogna stare attenti qui! Si asciug la fronte con una manica e vide subito un'espressione costernata sul viso di Mariko. Rako gli porse immediatamente uno dei fazzolettini che sembravano tenere sempre pronti, con riserva inesauribile, infilati misteriosamente dentro lobi. Poi si rese conto di indossare "il chimono del padrone" e che, ovvio, non ci si asciuga il sudore con la manica "del padrone" e cos, accidenti! aveva commesso un'altra azione blasfema. Non imparer mai... Ges in cielo... non imparer mai, mai!
"Anjin-san?" Rako gli stava offrendo del sak.
La ringrazi e bevve. Immediatamente la ragazza riemp di nuovo la coppetta ed egli scorse un velo di sudore su tutte le fronti.
"Gomen nasai," disse, scusandosi. Prese la coppa e la offr a Mariko con un sorriso. "Non so se sia un gesto educato o no, ma gradireste un po' di sak?  permesso? O devo battere la testa sul pavimento?"
La donna rise. "Oh s,  educato, e no, per favore, non sbattete la testa. Non dovete scusarvi con me, capitano. Gli uomini non chiedono scusa alle signore. Qualunque cosa facciano  giusta. Almeno, cos credono le signore." Spieg alle ragazze che cosa si erano detti ed esse annuirono con seriet, ma i loro occhi scintillarono. "Non potete certo saperlo, Anjin-san," continu Mariko, poi bevve un piccolo sorso di sak e gli restitu la coppa. "Grazie, ma non ne voglio pi, grazie. Il sak mi va subito alla testa e alle ginocchia. In realt voi imparate molto in fretta... e deve essere molto difficile per voi. Non vi preoccupate, Anjin-san, il Nobile Toranaga mi ha dichiarato di giudicare eccezionale la vostra prontezza. Non vi avrebbe mai donato il suo chimono se non fosse stato veramente compiaciuto di voi e del vostro atteggiamento."
"Ha mandato a chiamare Tsukku-san?"
"Padre Alvito?"
"S."
"Avreste dovuto chiederlo a lui, capitano. A me non l'ha detto. E in questo  molto saggio, perch le donne non hanno nessuna conoscenza e capacit in questioni di politica."
"Ah, so desu ka? Vorrei che tutte le nostre donne fossero altrettanto sagge..."
Mariko si sventol col ventaglio, e si mise comodamente in ginocchio, con le gambe ripiegate sotto di s. "La vostra danza  stata eccellente, Anjin-san. Le vostre signore danzano nello stesso modo?"
"No. Solo gli uomini: era una danza di marinai, da uomini."
"Dato che volete farmi delle domande, potrei farvene una io?"
"Certo."
"Com' la signora vostra moglie?"
"Ha ventinove anni.  alta, in confronto a voi. Secondo le nostre misure io sono alto un metro e ottantacinque, lei  alta circa un metro e settanta, e voi circa un metro e cinquanta, perci lei vi supera di una testa ed  tutta in proporzione... ben proporzionata, come voi. I capelli sono del colore del..." indic le immacolate travi lucide di cedro e tutti gli sguardi seguirono il suo dito, poi tornarono a lui, "...di quel legno, pressappoco. Biondi con un tocco di rosso. Ha gli occhi azzurri, molto pi azzurri dei miei, verde-azzurri. I capelli li tiene lunghi e quasi sempre sciolti."
Mariko tradusse per le altre e tutte trattennero il fiato, fissarono le travi, poi di nuovo lui. Anche i samurai ascoltavano intenti. Rako fece una domanda.
"Rako-san domanda se  uguale a noi nel corpo."
"S. Per le anche sono pi larghe e pi curve, la vita pi marcata e... be', in genere le nostre donne sono pi rotonde e con seni molto pi pesanti."
"Tutti gli uomini - e le donne - sono tanto pi alti di noi?"
"Di solito s. Ma vi sono alcuni come voi. Io trovo deliziose le vostre forme minute. Molto belle a vedersi."
Asa domand qualcosa e tutti si mostrarono molto interessati.
"Asa chiede quale confronto fate fra le vostre e le nostre donne quando vi riposate sul guanciale."
"Mi spiace, non capisco."
"Oh, scusatemi. Riposare sul guanciale... avere rapporti intimi.  il nostro modo di indicare l'unione fisica fra uomo e donna.  pi garbato che il termine 'fornicare', ne?"
Blackthorne domin il suo imbarazzo e rispose: "Io ho... ho avuto... una sola esperienza di... guanciale... qui -  stato nel villaggio - e non la ricordo molto bene perch... ero cos sfinito dal viaggio che ero tra il sogno e la veglia. Per mi  sembrata... ehm... molto soddisfacente."
Mariko corrug la fronte. "Solo una volta da quando siete arrivato?"
"S."
"Dovete sentirvi molto oppresso, ne? Una di queste signore sar felice di farlo con voi, Anjin-san. O tutte, se lo desiderate."
"Eh?"
"Certo. Se non volete una di loro, non vi preoccupate, non si offenderanno. Ditemi solo quale tipo di signora vi piace e provvederemo ."
"Grazie," rispose Blackthorne, "ma non adesso."
"Ne siete sicuro? Scusatemi, ma Kiritsubo-san ha dato ordini precisi perch la vostra salute sia curata e migliorata. Come potete stare bene in salute senza riposare sul guanciale? Per un uomo  molto importante, ne?"
"Grazie, ma sono... forse pi tardi."
"Avete molto tempo. Io sarei lieta di tornare pi tardi. Se lo volete, ci sar tutto il tempo per parlare. Avete almeno quattro bastoncini," lo rincuor. "Non partirete che al tramonto."
"Grazie, ma non adesso," rispose Blackthorne, attonito per quell'esplicita e poco delicata maniera di affrontare l'argomento.
"Sarebbero davvero liete di accontentarvi, Anjin-san. Oh, ma forse... forse preferireste un ragazzo?"
Eh?
"Un ragazzo. Se  questo che desiderate,  altrettanto semplice." Il suo sorriso era innocente e la sua voce naturalissima.
"Eh?"
"Che cosa c'?"
"Mi state offrendo sul serio un ragazzo?"
"Ma s, Anjin-san. Cosa c' di strano? Ho detto solo che vi avremmo mandato un ragazzo se voi lo volete."
"Non lo voglio!" Blackthorne sent il sangue salirgli al viso. "Ho forse l'aria di un dannato invertito?"
Le sue parole risuonarono violente e tutti lo fissarono sbalorditi. Mariko si inchin umilmente, con la testa che sfiorava il suolo. "Perdonatemi, vi prego, ho commesso un terribile sbaglio. Vi ho offeso mentre cercavo di compiacervi. Non ho mai parlato con uno... uno straniero, fino a oggi, se non con i santi padri, e quindi non conosco... i vostri usi... intimi. Non mi  stato mai insegnato niente in proposito, Anjin-san. I padri non ne parlano. Qui a volte gli uomini vogliono dei ragazzi... i preti hanno a volte dei ragazzi, sia i nostri che i vostri... io ho stupidamente pensato che i vostri usi fossero come i nostri."
"Io non sono un prete e i nostri usi, in genere, non sono questi."
Kazu Oan, il capo dei samurai, seguiva la scena molto irritato. Gli era stata affidata la sicurezza del barbaro, insieme alla sua salute, e aveva visto, con i suoi occhi, l'incredibile benevolenza del Nobile Toranaga verso il barbaro e adesso l'Anjin-san aveva l'aria infuriata. "Che cosa succede?" chiese con prepotenza, perch evidentemente quella stupida donna aveva detto qualcosa di offensivo al suo importantissimo prigioniero.
Mariko spieg la sua proposta e la replica dell'Anjin-san. "In verit, non capisco perch si sia cos arrabbiato, Oan-san," concluse.
Oan si gratt la testa, incredulo. "Si  inferocito come un toro soltanto perch gli avete offerto un ragazzo?"
"S."
"Scusatemi, ma siete stata cortese? Avete forse usato una parola sbagliata?"
"Oh, no, Oan-san, ne sono sicura. Sono sconvolta, perch evidentemente  colpa mia."
"Deve esserci qualcos'altro. Ma cosa?"
"No, Oan-san. Soltanto per quello."
"Non capir mai questi barbari!" esclam Oan esasperato. "Fate di tutto per calmarlo, Mariko-san. Dev'essere perch non riposa sul guanciale da tanto tempo. Tu," ordin a Sono, "porta altro sak, bollente, e salviette bollenti! Tu, Rako, strofinagli il collo!" Le ragazze si precipitarono a obbedire. A un tratto un pensiero: "Non sar perch  impotente? La sua storia sul guanciale nel villaggio  stata molto vaga, ne? Forse il poveraccio  arrabbiato perch non  in grado di farlo e voi avete toccato l'argomento."
"Chiedo scusa, ma credo di no. Il dottore ha dichiarato che  molto ben dotato."
"Se fosse impotente... si spiegherebbe tutto. Anch'io griderei! SI. Domandateglielo."
Mariko obbed subito e Oan sussult alla vista del rossore che di nuovo copr la faccia del barbaro, mentre una bordata di barbare parole, evidentemente brutte, riempiva la stanza.
"Ha detto... ha detto di no," sussurr Mariko, con un fil di voce.
"Tutte quelle parole significano 'no'?"
"Loro... loro usano molte imprecazioni colorite, quando si arrabbiano."
Oan cominciava a sudare per l'ansia della sua responsabilit. "Calmatelo."
Un altro samurai, pi anziano, propose, per aiutarlo: "Oan-san, forse  uno di quelli a cui piacciono i cani. In Corea abbiamo sentito strani racconti sui Mangiatori d'aglio. S, gli piacciono i cani e... adesso mi ricordo, cani e anatre. Forse queste teste gialle sono come i Mangiatori d'aglio... puzzano quanto loro, ne? Forse vuole un'anatra."
"Mariko-san, chiedeteglielo..." cominci Oan. "No, forse  meglio di no. Calmatelo solamente..." s'interruppe di scatto. Hiro-matsu si stava avvicinando. "Agli ordini!" disse prontamente, cercando di mantenere la voce ferma. Il vecchio Pugno di ferro, gi normalmente severo, da una settimana sembrava una tigre col prurito al sedere, e quel giorno in particolare era anche peggio. Dieci uomini erano stati degradati per trascuratezza, l'intero turno di notte aveva sfilato per il castello coperto di ignominia, due samurai avevano ricevuto l'ordine del seppuku perch arrivati in ritardo in servizio e quattro spazzini erano stati gettati dai bastioni, perch avevano lasciato cadere parte del loro bidone nel giardino.
"Si comporta bene, Mariko-san?" Il vecchio pose la domanda in tono irritato. Oan era sicuro che la stupida donna, che aveva suscitato il pandemonio, avrebbe rivelato la verit, cosa che inevitabilmente sarebbe ricaduta su di loro, togliendogli la testa dal collo. Con suo grande sollievo la ud rispondere: "S, signore. Va tutto bene, grazie."
"Avete l'ordine di partire insieme a Kiritsubo-san."
"S, signore." Mentre Hiro-matsu riprendeva il suo giro d'ispezione, Mariko si chiese perch la mandassero via. Solo per fare da interprete a Kiri e al barbaro durante il viaggio? Possibile fosse cos importante? Partivano anche le altre signore di Toranaga? Anche la Nobile Sazuko? E non era pericoloso per Sazuko affrontare una traversata in quel momento? Partir sola con Kiri, o verr anche mio marito? Se lui si ferma qui - e sarebbe suo dovere restare con il padrone - chi si occuper della sua casa? Perch dobbiamo viaggiare per mare? La via del Tokaido pu essere malsicura... Ishido non vorr assalirci? S, lo potrebbe fare... basta pensare al valore degli ostaggi: la Nobile Sazuko, Kiritsubo e gli altri. Per questo andiamo via mare?
Mariko detestava il mare, da sempre. Bastava la vista delle onde a farla star male. Ma se devo andarci, ci andr, e basta. Karma. Distolse la mente dall'inevitabile per affrontare il problema immediato di placare il barbaro che le stava dando soltanto preoccupazioni.
Quando Pugno di ferro fu scomparso dietro l'angolo, Oan rialz la testa e tutti tirarono un respiro. Intanto Asa arriv svelta con il sak, seguita da Sono con le salviette calde.
Mentre il rituale si svolgeva osservarono il barbaro. Videro che il suo volto era una maschera dura, che accettava il sak senza piacere e che ringraziava freddamente delle salviette.
"Oan-san, perch non mandi una delle donne a cercare l'anatra?" mormor con simpatia il vecchio samurai. "Gliela mettiamo l. Se la vuole, tutto  a posto, e se non la vuole, finger di non vederla."
Mariko scosse il capo. "Credo sia meglio non correre il rischio. Sembra, Oan-san, che questo tipo di barbaro sia piuttosto contrario a parlare di guanciali, ne?  il primo del suo genere che capiti qua, perci dobbiamo scoprire in che modo comportarci."
"Sono d'accordo," disse Oan. "Fino a che non si  parlato di quello, era buono e gentile." E lanci un'occhiata ad Asa.
"Chiedo scusa, Oan-san. Avete ragione,  stata tutta colpa mia," esclam subito Asa, inchinandosi fino a toccare il pavimento con la testa.
"Infatti. Far rapporto a Kiritsubo-san."
"Oh!"
"Io credo che alla padrona bisogner dire anche di affrontare l'argomento del guanciale con molta prudenza, con quest'uomo," intervenne Mariko diplomaticamente. "Siete molto saggio, Oan-san. S. E forse Asa  stata uno strumento utilissimo per evitare alla Nobile Kiritsubo e forse allo stesso Toranaga-sama un terribile imbarazzo! Pensate a cosa sarebbe accaduto se la Nobile Kiritsubo avesse posto questa domanda ieri, davanti al Signore Toranaga! Se il barbaro si fosse comportato cos davanti a lui..."
Oan chiuse gli occhi per un attimo. "Sarebbe corso sangue! Avete ragione, Mariko-san, bisognerebbe ringraziare Asa. Spiegher a Kiritsubo-san che  stata fortunata."
Mariko offr dell'altro sak a Blackthorne.
"No, grazie."
"Mi scuso di nuovo per la mia stupidit. Volevate farmi domande?"
Blackthorne aveva assistito agli scambi di conversazione fra di loro, seccato di non capire, e infuriato perch non poteva coprirli di contumelie per i loro insulti, n sbattere contro il muro le teste delle guardie. "S. Avete detto che l'omosessualit qui  un fatto normale?"
"Oh, perdonatemi, ma non potremmo parlare d'altro?"
"Certo, senhora, ma prima esauriamo questo argomento, perch io possa capirvi. L'omosessualit  normale qui, avete detto?"
"Tutto quanto riguarda il guanciale  normale," rispose lei con tono di sfida, provocata dalle cattive maniere e dall'imbecillit dell'uomo, e ricordando che Toranaga le aveva ordinato di essere esplicita in materie non politiche, ma di riferirgli in seguito tutte le domande. Inoltre, non era tenuta a sopportare da lui delle assurdit, perch l'Anjin-san era comunque un barbaro, probabilmente un pirata, tuttora con una sentenza di morte pendente, sospesa soltanto per volont di Toranaga. "Riposare sul guanciale  un fatto normale. E se un uomo vuole andare con un ragazzo, la cosa riguarda solo loro due, no? Che male pu fare a loro, o agli altri... a me o a voi? Nessuno!" Ma cosa sono, pensava, una povera ignorante senza cervello? Una stupida bottegaia che si lascia intimidire da un barbaro? No, sono una samurai! S, lo sei, Mariko, ma sei anche molto sciocca. Sei una donna e devi trattarlo come tratteresti qualunque uomo, se vuoi dominarlo: adularlo e dirgli di s e versargli miele. Dimentichi le tue armi. Perch lui ti provoca a comportarti come una bambina di dodici anni?
Volutamente raddolc il tono. "Ma se voi credete..."
"L'omosessualit  uno sporco peccato, una vergogna maledetta da Dio, e i bastardi che la praticano sono i rifiuti del mondo!" esplose Blackthorne, ancora fumante di rabbia per l'insulto che lei gli aveva rivolto credendolo uno di quelli. Ma come pu, per il sangue di Cristo? Controllati, si ammon. Sembri un maledetto puritano o un calvinista fanatico! E perch te la prendi cos ferocemente con loro? Forse perch in mare ce ne sono sempre e quasi tutti i marinai cedono a quella soluzione, per non impazzire durante gli eterni mesi di viaggio? Non  forse perch anche tu sei stato tentato e ti sei odiato per aver provato la tentazione? Non  forse perch da giovane hai dovuto combattere per proteggere te stesso e una volta sei stato afferrato e quasi violentato e sei sfuggito, uccidendo uno dei bastardi... infilandogli un coltello nella gola? Avevi dodici anni e quella  stata la prima delle tante morti che hai inflitto... " un peccato maledetto da Dio... e contro tutte le leggi di Dio e dell'uomo!"
"Queste parole cristiane si possono certo riferire ad altre cose, non  vero?" ribatt Mariko aspra, a dispetto delle sue buone intenzioni, trascinata dall'incivilt di Blackthorne. "Peccato? Dov' il peccato in questo caso?"
"Dovreste saperlo. Siete cattolica, no? Siete stata allevata dai gesuiti, no?"
"Un santo padre mi ha insegnato a parlare in latino e in portoghese e a scrivere in queste lingue. Non capisco quale significato voi diate al termine 'cattolico', ma sono cristiana, lo sono ormai da quasi dieci anni, e non ci parlano mai, no, del guanciale. Non ho mai letto i vostri libri sull'argomento... solo libri di religione. Riposare sul guanciale  un peccato? Com' possibile? Come pu essere peccato ci che dona piacere agli uomini?"
"Chiedetelo a padre Alvito!"
Lo vorrei, pens lei sconvolta. Ma ho l'ordine di non parlare di quanto diciamo se non con il Nobile Toranaga e Kiri. Ho pregato Dio e la Madonna di aiutarmi, ma non mi hanno risposto. So una cosa soltanto: da quando sei arrivato, non ci sono che guai. Io non ho avuto che guai... "Se  un peccato come dite voi, perch tanti dei nostri sacerdoti lo commettono e l'hanno sempre commesso? Alcune sette buddiste lo raccomandano addirittura, come forma di adorazione. Il momento delle Nubi e della Pioggia non  forse il pi vicino al paradiso che un mortale possa raggiungere? I sacerdoti non sono uomini del male, non tutti. E si sa che alcuni santi padri godono anche loro queste gioie. Sono dei malvagi? Evidentemente no! Dovrebbero essere privati di un piacere solo perch le donne gli sono vietate?  un'assurdit affermare che tutto quanto ha a che fare col guanciale  un peccato ed  maledetto da Dio!"
"La sodomia  un abominio, contro ogni legge! Domandatelo al vostro confessore.
Sei tu l'abominio, tu pilota, avrebbe voluto gridare Mariko. Come osi mostrarti tanto rude ed essere tanto insipiente! Contro Dio, dici? Che assurdit! Forse contro il tuo Dio malvagio. Ti dichiari cristiano, ma chiaramente non lo sei, chiaramente sei un bugiardo e un imbroglione. Certo conosci cose straordinarie e sei stato in strani luoghi, ma non sei cristiano e bestemmi. Ti ha forse mandato Satana?... Peccato! Che stupidaggine ridicola!
Ti infurii per cose normali e ti comporti da pazzo. Hai sconvolto i santi padri, hai sconvolto il Nobile Toranaga, provochi lotte fra di noi, semini il dubbio nelle nostre convinzioni e ci tormenti con insinuazioni su ci che  vro e ci che non lo ... sapendo che non possiamo dimostrartene la verit immediatamente. Vorrei dirti che ti disprezzo, te e tutti i barbari. S, i barbari hanno sovvertito la mia vita. Non odiavano forse mio padre perch non si fidava di loro e aveva chiesto apertamente al dittatore Goroda di scacciarli tutti dal nostro paese? Non hanno forse suscitato loro in Goroda l'odio contro mio padre, il suo generale pi fidato, l'uomo che l'aveva aiutato anche pi di Nakamura e di Toranaga? Non sono stati forse i barbari a spingere il dittatore a insultare mio padre, facendolo impazzire, finch non comp l'impensabile? Non sono cominciate cos tutte le mie sofferenze?
S, hanno fatto tutto questo e peggio. Per mi hanno anche fatto conoscere la parola di Dio, e, nelle ore cupe del bisogno, quando fui riportata da un orrendo esilio a una vita anche pi odiosa, il padre visitatore mi mostr la Via, mi apr gli occhi e l'anima e mi battezz. E la Via mi ha dato la forza di resistere, mi ha riempito il cuore di infinita pace, mi ha liberato da un tormento incessante e mi ha benedetto con la promessa della salvezza eterna. Qualunque cosa avvenga, io sono nelle mani di Dio. Oh, Madonna, dammi la pace e aiuta questa povera peccatrice a vincere il tuo nemico!
"Chiedo scusa della mia scortesia," disse. "Siete giustamente adirato e io non sono che una stupida donna. Abbiate pazienza, vi prego, e perdonate la mia stupidit, Anjin-san."
La collera di Blackthorne cominci a placarsi. Come pu restare adirato un uomo, quando una donna riconosce il proprio torto e gli d ragione? "Anch'io mi scuso, Mariko-san," rispose, gentilmente, "ma per noi dire a un uomo che  un omosessuale rappresenta l'insulto peggiore."
Allora siete puerili e sciocchi, oltre che miserabili, rozzi e maleducati; ma cosa ci si potrebbe aspettare da un barbaro? pens lei, mentre, con aria contrita, rispondeva: "Naturalmente, avete ragione. Non intendevo offendere, Anjin-san, vi prego di accettare le mie scuse. Oh, s," concluse con una voce cos soave e dolce che perfino suo marito, in uno dei momenti peggiori, ne sarebbe stato placato, "s,  stata tutta colpa mia. Mi dispiace molto."

Il sole toccava l'orizzonte e padre Alvito aspettava nella sala delle udienze. I rutter gli pesavano fra le mani.
Che Dio maledica Blackthorne! pensava.
Era la prima volta che Toranaga lo lasciava a aspettare, la prima volta da anni che gli toccava fare anticamera da un daimyo. Perfino col Taiko non gli accadeva. Negli ultimi otto anni di regno del Taiko egli aveva goduto del privilegio incredibile di essere subito introdotto da lui, e altrettanto con Toranaga. Con il Taiko il privilegio era derivato dalla scorrevolezza del suo giapponese e dal suo acume negli affari. La sua pratica del funzionamento interno degli scambi internazionali aveva contribuito efficientemente ad accrescere l'enorme ricchezza del Taiko. Sebbene fosse quasi analfabeta, il Taiko aveva grande facilit per le lingue e un'immensa sapienza politica. Padre Alvito si era quindi messo con gioia al servizio del despota, per insegnare e imparare e, se fosse stata volont di Dio, convertire. Per questo scopo preciso era stato minuziosamente addestrato da Dell'Aqua, che gli aveva fornito i migliori insegnanti fra i gesuiti e fra i mercanti portoghesi in Asia. Alvito era diventato il confidente del Taiko, uno dei soli quattro - unico straniero - che avevano potuto contemplare tutte le ricchezze personali del Taiko.
A un centinaio di passi sorgeva il torrione del castello, con le stanze del tesoro. Alto sette piani, protetto da innumerevoli muri, porte e fortificazioni. Al quarto piano c'erano sette stanze dalle porte di ferro e ognuna era piena di verghe d'oro e di casse di monete d'oro. Al piano superiore si trovavano le stanze dell'argento, pure riempite fino all'orlo di lingotti e casse di monete. E sopra c'erano le sete rare e ceramiche e spade e armature - il tesoro dell'impero.
Secondo i nostri calcoli attuali, pensava padre Alvito, deve trattarsi di un valore di circa cinquanta milioni di ducati, pi delle rendite annue di tutto l'impero spagnolo pi quello portoghese pi tutto il resto d'Europa. La pi grande ricchezza privata sulla terra.
Non  forse questo il grande premio? ragionava fra s. Forse non controlla questa incredibile ricchezza colui, chiunque sia, che ha il possesso del castello di Osaka? E una tale ricchezza non gli da perci potere su tutto il paese? Osaka non  stata forse resa imprendibile appunto per proteggere questa ricchezza? Non si  forse dissanguato il paese per costruire il castello di Osaka, per renderlo inviolabile e proteggere l'oro, tenendolo al sicuro fino alla maggiore et di Yaemon?
Con un centesimo di quella ricchezza potremmo erigere una cattedrale in ogni citt, una chiesa in ogni centro, una missione in ogni villaggio, in tutto il paese. Se soltanto potessimo averlo, usarlo per la gloria di Dio...
Il Taiko aveva amato il potere, e aveva amato l'oro per il potere che conferisce sugli uomini. Il tesoro rappresentava il frutto di sedici anni di potere indiscusso, raccolto con gli immensi doni obbligatori che tutti i daimyo dovevano portare ogni anno e con i proventi dei suoi feudi personali. Per diritto di conquista il Taiko possedeva personalmente un quarto delle terre dell'impero. Le sue rendite annue superavano i cinque milioni di koku e poich era signore di tutto il Giappone per mandato imperiale, in teoria era padrone di tutte le rendite di tutti i feudi. Non imponeva tasse a nessuno, ma tutti i daimyo, tutti i samurai, tutti i contadini, tutti gli artigiani, tutti i mercanti, tutti i ladri, tutti i fuorilegge, tutti i barbari, perfino gli i eta contribuivano volontariamente, in larga misura. Per la propria salvezza.
Fino a ora la ricchezza  intatta e Osaka  intatta e Yaemon ne  il custode de facto, si disse Alvito, e Yaemon governer, quando sar maggiorenne, a dispetto di Toranaga, di Ishido e di ogni altro.
Peccato che il Taiko sia morto. Con tutti i suoi difetti, sapevamo con che diavolo dovevamo trattare. E peccato che Goroda sia stato assassinato, perch era per noi un vero amico. Ma  morto, e il Taiko  morto e adesso dobbiamo piegare nuovi pagani: Toranaga e Ishido.
Alvito ricordava la notte della morte del Taiko. Il Taiko stesso lo aveva invitato a vegliare, insieme a Yodoko-sama, sua moglie, e alla Nobile Ochiba, sua concubina e madre dell'erede. Avevano vegliato e atteso a lungo nell'aria profumata di quella interminabile notte estiva.
Poi era cominciata l'agonia, ed era giunta la fine.
"Il suo spirito se n' andato. Adesso  nelle mani di Dio," aveva detto con dolcezza Alvito, quando ne era stato certo. Aveva tracciato il segno della croce e benedetto il corpo.
"Possa Budda accogliere il mio padrone e farlo rinascere presto, cos che egli possa riprendere in mano l'impero," aveva mormorato Yodoko, col viso inondato di lacrime silenziose. Era una donna di grande classe, una samurai aristocratica che per quarantaquattro anni (ne aveva cinquantanove) si era mostrata moglie e consigliera fedele. Come era suo privilegio, aveva chiuso gli occhi al defunto e lo aveva atteggiato in posa solenne. Con tristezza aveva reso omaggio alla salma con tre profondi inchini e aveva lasciato lui e la Nobile Ochiba.
Era stato un trapasso facile. Il Taiko" era ammalato da mesi e quella notte tutti si aspettavano la fine. Poche ore prima aveva aperto gli occhi e sorridendo a Ochiba e a Yodoko aveva sussurrato, con un filo di voce: "Ascoltate,  la mia poesia della morte:

Come rugiada nacqui,
come rugiada svanisco
il castello di Osaka e ogni mia opera
non sono che un sogno
in un sogno."

Un ultimo sorriso del despota alle donne e a lui. "Abbiate cura di mio figlio, tutti voi." Poi gli occhi erano diventati opachi per sempre.
Padre Alvito ricord quanto lo avesse commosso quell'ultima poesia, cos tipica del Taiko. Essendo stato invitato a presenziare, aveva sperato che, sull'ultima soglia, il signore del Giappone cedesse e si convertisse alla Vera Fede, cui tante volte si era avvicinato. Ma non era accaduto. "Hai perso per sempre il regno di Dio, povera creatura!" aveva mormorato Alvito con tristezza perch aveva ammirato il Taiko" per il suo genio militare e politico.
"E il vostro regno di Dio passa per il retto di un barbaro?" aveva esclamato la Nobile Ochiba.
"Come?" Credeva di aver sentito male, disgustato dall'inattesa malevolenza della donna. Conosceva Ochiba da una dozzina d'anni, da quando lei ne aveva quindici e il Taiko l'aveva presa come concubina. Si era sempre mostrata docile e ossequiente, di pochissime parole, sempre sorridente, dolce e felice. E adesso...
"Ho detto: 'E il vostro regno di Dio passa per il retto di un barbaro?'
"Che Dio vi perdoni! Il vostro padrone  morto da pochi minuti..."
"Il signore mio padrone  morto, e cos  morta la vostra influenza su di lui. Ne? Lui vi ha voluto qui, e sta bene, era suo diritto. Ma adesso egli  nel Grande Vuoto e non comanda pi. Adesso comando io. Puzzi, prete, e hai sempre puzzato e il tuo sudiciume inquina l'aria. Fuori dal mio castello, adesso, e lasciaci al nostro dolore!"
La luce delle candele ne aveva illuminato il viso. Era una delle donne pi belle del paese. Involontariamente Alvito si era fatto il segno della croce contro il male.
Ochiba aveva riso gelidamente. "Vattene, prete, e non tornare pi. Hai i giorni contati!"
"Non pi di voi. Io sono nelle mani di Dio. Pensate a Lui, perch se avrete fede, potrete trovare la salvezza eterna."
"Eh? Sei nelle mani di Dio? Del Dio cristiano, ne? Forse s, e forse no. Che farai, prete, una volta morto, se scoprirai che non esiste nessun dio e nessun inferno e che la tua salvezza eterna non  che un sogno dentro un sogno?"
"Io credo! Credo in Dio e nella Resurrezione e nello Spirito Santo!" aveva esclamato a voce alta. "Le promesse cristiane sono vere. Sono vere, vere... e io credo!"
"Nan ja, Tsukku-san?"
Per un momento il giapponese gli suon senza senso. Sulla soglia c'erano Toranaga e i suoi uomini. Padre Alvito si inchin, riprendendosi, coperto di sudore. "Mi spiace di essere venuto non invitato. Io... stavo sognando a occhi aperti. Ripensavo a tutte le cose a cui ho avuto la fortuna di assistere in Giappone. Sembra che la mia vita intera si sia svolta qui e non altrove."
" stato a nostro vantaggio, Tsukku-san."
Toranaga si avvicin con passo stanco alla pedana e sedette sul cuscino. Le guardie si disposero in silenzio intorno a lui, come uno schermo di protezione.
"Voi siete arrivato qui nel terzo anno del Tensho, non  vero?"
"No, signore, nel quarto. L'anno del Topo," rispose, ricorrendo alla nomenclatura giapponese, che aveva impiegato mesi a capire. Tutti gli anni venivano contati a partire da un determinato anno, scelto dall'imperatore in carica: un anno segnato da una catastrofe o da una fortuna impensata poteva concludere un'era o aprirne una nuova, a suo piacere. Ai dotti veniva ordinato di scegliere un nome particolarmente di buon auspicio negli antichi libri cinesi per la nuova era che poteva durare un anno o cinquanta. Tensho significava "giustizia del cielo". L'anno precedente era stato segnato dalla grande ondata per cui erano morte duecentomila persone. E a ogni anno veniva dato un numero, oltre che il nome, nella stessa successione in cui venivano dati alle ore del giorno: Lepre, Drago, Serpente, Cavallo, capra, Scimmia, Gallo, Cane, Cinghiale, Topo, Bue e Tigre. Il primo anno del Tensho era caduto nell'anno del Gallo, quindi il 1576 era l'anno del Topo nel quarto anno del Tensho.
"Molte cose sono avvenute in questi ventiquattro anni, mio vecchio amico."
"S, mio signore."
"Infatti. L'ascesa di Goroda e la sua morte. L'ascesa del Taiko e la sua morte. E adesso?" Le pareti gli rimandavano l'eco delle parole.
"Tutto  nelle mani dell'Infinito." Alvito us un termine che poteva indicare tanto Dio quanto Budda.
"N il Nobile Goroda n il Taiko credevano in nessun dio e in nessun infinito."
"Non ha detto Budda che molte sono le vie per il nirvana, signore?"
"Ah, Tsukku-san, siete un saggio. Come pu esserlo un uomo cos giovane?"
"Davvero vorrei esserlo, signore. Allora potrei rendermi pi utile."
"Volevate vedermi?"
"S.  un fatto tanto importante che mi sono permesso di presentarmi non invitato."
Alvito estrasse i rutter di Blackthorne e li depose sul pavimento davanti a s, fornendo le spiegazioni suggerite da Dell'Aqua. Vide il volto di Toranaga indurirsi e ne fu contento.
"La prova della sua pirateria!"
"S, signore. I rutter contengono le espressioni precise dei loro ordini, fra cui: Se necessario, sbarcare in forze e appropriarsi di qualunque territorio raggiunto o scoperto. Se volete, posso tradurvi tutti i passi relativi.
"Traducete tutto. In fretta," ordin Toranaga.
"C' qualcos'altro che il padre visitatore ritiene dobbiate sapere." Alvito rifer tutto delle mappe e dei rapporti e della Nave Nera, secondo quanto era stato concordato, e fu felice nel vedere la reazione compiaciuta del suo ascoltatore.
"Ottimo," disse Toranaga. "Siete certo che la Nave Nera arriver presto? Assolutamente certo?"
"SI," rispose con fermezza Alvito. Oh, Dio, fa' che sia come noi speriamo!
"Bene. Dite al vostro superiore che aspetto di leggere le sue relazioni. Gi. Suppongo che gli ci vorranno dei mesi per ottenere i dati precisi."
"Ha affermato che le avrebbe preparate il pi presto possibile. Vi manderemo le mappe, come desiderate.  possibile concedere al capitano-generale i suoi permessi piuttosto rapidamente? Sarebbe di grande utilit, se la Nave Nera deve arrivare presto, Toranaga-sama.
"Garantite che la nave arriver presto?"
"Nessuno pu garantire il vento e il mare e le tempeste. Ma la nave lascer Macao molto presto."
"Riceverete i permessi prima del tramonto. C' altro? Per tre giorni non sar libero, fino a quando non sar conclusa la riunione dei reggenti."
"No, signore. Grazie. Prego l'Infinito di proteggervi, come sempre." Alvito si inchin e attese di essere congedato, invece Toranaga conged le guardie. Era la prima volta che Alvito vedeva un daimyo senza la sua scorta.
"Venite a sedervi qui, Tsukku-san." Toranaga gli indic un punto accanto a s, sulla pedana.
Alvito non era mai stato invitato sulla pedana, fino ad allora.  un segno di fiducia... o una condanna? si chiese.
"La guerra sta per scoppiare," disse Toranaga.
"S," rispose. Una guerra che non finir mai, pens.
"I Nobili cristiani Onoshi e Kiyama si oppongono stranamente ai miei desideri."
"Non posso rispondere di nessun daimyo, padrone."
"Circolano voci maligne, ne? Su di loro e sugli altri daimyo cristiani."
"Chi  saggio avr sempre a cuore gli interessi dell'impero."
"S, ma nel frattempo, contro la mia volont, l'impero va dividendosi in due campi: il mio e quello di Ishido. Perci gli interessi dell'impero si servono dall'una o dall'altra parte. Non esiste una via di mezzo. Da che parte stanno gli interessi dei cristiani?'"
"Dalla parte della pace. Il cristianesimo  una religione, signore, non un'ideologia politica."
"Il vostro padre gigante  capo della Chiesa, qui. Io vi sento parlare... potreste parlare in nome del papa."
"Ci  proibito interferire nella vostra politica, signore."
"Pensate che Ishido vi favorir?" La voce di Toranaga suon dura. " assolutamente contrario alla vostra religione, mentre io mi sono sempre mostrato amico. Ishido intende rendere vigenti immediatamente gli editti di espulsione del Taiko e chiudere il paese a qualunque barbaro. Io desidero espandere il commercio."
"Noi non dominiamo nessun daimyo cristiano."
"Come potr influenzarli io, allora?"
"Non sono abbastanza al corrente da permettermi di consigliarvi."
"Ne sapete abbastanza, mio vecchio amico, da capire che se Kiyama e Onoshi si schierano contro di me insieme a Ishido e alla sua marmaglia, tutti gli altri daimyo cristiani presto li seguiranno... e allora avr venti uomini contro ognuno dei miei."
"Se verr la guerra, pregher per la vostra vittoria."
"Con venti uomini per ognuno dei miei, avr bisogno di ben altro che di preghiere."
"Non esiste un modo di evitare la guerra? Una volta scatenata, non finir pi."
"Ne sono convinto anch'io. E allora tutti perderanno: noi e i barbari e la Chiesa cristiana. Ma se adesso tutti i daimyo cristiani si schierassero con me - dichiaratamente - la guerra non ci sarebbe. Le ambizioni di Ishido verrebbero stroncate per sempre. Anche se si ribellasse e alzasse i suoi stendardi, i reggenti potrebbero schiacciarlo come una pianticella di riso."
Alvito sent il laccio stringerglisi alla gola. "Noi siamo qui soltanto per diffondere la parola di Dio. Non per intervenire nella vostra politica, signore."
"Il vostro precedente capo offr i servizi dei daimyo cristiani di Kyushu al Taiko, quando ancora quella parte dell'impero non era stata soggiogata.
"Commise un errore, cos facendo. Non gli era stata data nessuna autorit n dalla Chiesa n dai daimyo, a questo scopo."
"Offr al Taiko delle navi, navi portoghesi, per trasportare le nostre truppe a Kyushu, offr dei soldati portoghesi con i cannoni, per aiutarci. Anche contro la Corea e la Cina."
"Commise un errore, vi ripeto, signore, non avendone ricevuto da nessuno l'autorizzazione."
"Presto ognuno dovr scegliere da che parte stare, Tsukku-san. Molto presto."
Alvito avvert la minaccia quasi fisicamente. "Io sono sempre pronto a servirvi."
"Se perder, morirete con me? Farete jenshi... mi seguirete, verrete con me nella morte, come un seguace fedele?"
"La mia vita  nelle mani di Dio, e cos la mia morte."
"Ah, s. Il vostro Dio cristiano!" Toranaga spost lievemente le spade. Poi si chin in avanti. "Onoshi e Kiyama schierati con me, entro quaranta giorni, e il Consiglio dei reggenti revocher gli editti del Taiko."
Fino a dove posso spingermi? si chiedeva disperato Alvito. Fino a che punto? "Non possediamo su di loro l'influenza che credete."
"Forse il vostro capo dovrebbe ordinarglielo. Ordinarlo! Ishido tradir voi e loro. Io lo conosco bene. E altrettanto la Nobile Ochiba. Non sta forse gi influenzando l'erede contro di voi?"
 vero, avrebbe voluto gridare Alvito, ma Onoshi e Kiyama hanno ricevuto da Ishido un giuramento segreto, scritto, che toccher a loro nominare i tutori dell'erede, e che uno di essi sar cristiano. E Onoshi e Kiyama hanno giurato, con giuramento sacro, di essere convinti che voi tradirete la Chiesa, dopo aver eliminato Ishido. "Il padre-visitatore non pu dare loro ordini. Sarebbe un'interferenza imperdonabile nella vostra politica."
"Onoshi e Kiyama entro quaranta giorni, gli editti del Taiko abrogati... e basta con gli sporchi preti. I reggenti proibiranno loro l'ingresso in Giappone."
"Come?"
"Voi e i vostri soltanto. Nessuno degli altri... i puzzolenti abiti neri mendicanti... i capelluti a piedi nudi! Quelli che urlano stupide minacce e non creano altro che guai. Potete averne tutte le teste, se le volete... di quelli che sono qui."
Sii prudente, si disse Alvito. Toranaga non si  mai espresso cos chiaramente. Un passo e lo offenderai, facendone un nemico eterno della Chiesa.
Rifletti sull'offerta di Toranaga. L'impero in esclusiva! L'unica cosa che garantirebbe la purezza della Chiesa e la sua sicurezza, mentre va acquistando forza. L'unica cosa di valore incalcolabile. L'unica che nessuno potrebbe offrire... nemmeno il papa! Nessuno, tranne Toranaga. Con l'appoggio esplicito di Onoshi e Kiyama, Toranaga schiaccerebbe Ishido e dominerebbe il Consiglio.
Padre Alvito non avrebbe mai immaginato che Toranaga potesse rivelarsi cos chiaramente, n offrire tanto. Era possibile forse indurre Onoshi e Kiyama a mutare decisione? I due si odiavano a vicenda e per motivi noti solo a loro si erano uniti contro Toranaga. Perch? E cosa li avrebbe spinti a tradire Ishido?
"Non sono in grado di rispondervi, signore, n di esprimere un'opinione su tale argomento. Posso dirvi soltanto che il nostro fine  di salvare le anime."
"Ho sentito che a mio figlio Naga interessa la vostra fede cristiana."
Sta minacciando o offrendo? Si chiese Alvito. Offre di permettere a Naga di accogliere la Vera Fede - che colpo enorme sarebbe! - o vuole dire: se non collaborate, gli ordiner di ritirarsi? "Il vostro Nobile figlio  uno dei molti nobili che hanno uno spirito aperto alla religione, signore."
A un tratto Alvito si rese conto dell'enorme dilemma in cui si trovava Toranaga.  in trappola... deve per forza stringere un accordo con noi, pens esultante. Deve provare! Deve concederci tutto quello che vogliamo... se noi vorremo stringere un accordo con lui. Alla fine deve riconoscere apertamente che i daimyo cristiani possiedono l'arma che equilibra il potere! Tutto quello che vorremmo! Cos'altro potremmo ottenere? Niente. Tranne...
Volutamente pos lo sguardo sui rutter, deposti in terra, e segu la mano che li raccoglieva e li metteva al sicuro nella manica del chimono.
"Ah, s, Tsukku-san," riprese Toranaga, con voce stanca. "C' anche il nuovo barbaro... il pirata. Il nemico del vostro paese. Arriveranno presto, in quantit, non  vero? Si pu scoraggiarli... o incoraggiarli. Come questo unico pirata. Ne?"
Padre Alvito seppe in quel momento che avevano ottenuto tutto. Devo chiedere la testa di Blackthorne su un vassoio d'argento come quella del Battista, per sigillare l'accordo? Devo chiedere il permesso di costruire una cattedrale a Yedo, o dentro le mura del castello di Osaka? Per la prima volta in vita sua si sent sperduto e incerto nell'attimo di afferrare il potere.
Non vogliamo pi di quanto ci  offerto. Vorrei concludere l'affare subito! Se fosse solo per me, rischierei. Conosco Toranaga e rischierei su di lui. Acconsentirei a provare e pronunciare un giuramento sacro. S, e scomunicherei Onoshi o Kiyama, se non acconsentissero, pur di ottenere queste concessioni per la Madre Chiesa. Due anime in cambio di decine di migliaia, centinaia di migliaia, milioni. Direi: s, s, s, per la gloria di Dio. Ma io non posso concludere niente, e tu lo sai bene. Non sono che un messaggero, e parte del mio messaggio...
"Ho bisogno di aiuto, Tsukku-san. Ne ho bisogno subito."
"Tutto quello che  in mia facolt, lo far, Toranaga-sama. Avete la mia promessa."
Poi Toranaga aggiunse, in tono definitivo: "Aspetter quaranta giorni. S, quaranta giorni."
Alvito si inchin e not che Toranaga gli rispondeva con un inchino pi profondo e pi formale di quanto avesse mai fatto, quasi come si inchinasse allo stesso Taiko. Si alz tremante. Usc dalla sala, percorse il corridoio e il suo passo si affrett, sempre di pi.
Toranaga osserv il gesuita dalla feritoia, lo guard attraversare il giardino, pi in basso. Lo shoji si apr un poco, ma egli imprec contro le guardie e ordin loro di lasciarlo solo, pena la morte. Il suo sguardo segu ancora il gesuita attentamente, oltre il portone, attraverso il cortile, finch scomparve nel dedalo delle viuzze.
E allora, nel vuoto silenzioso, Toranaga sorrise. Si rimbocc il chimono alla vita e cominci a danzare. La danza marinara di Blackthorne.
...
.
...
21.
...
.
...
Subito dopo il tramonto Kiri scese nervosamente i gradini, seguita da due cameriere. Si diresse alla sua portantina chiusa, che aspettava presso il padiglione del giardino. Un mantello voluminoso riparava il chimono da viaggo e la faceva apparire ancora pi grassa. Un ampio cappello a larghe tese le copriva il capo, legato sotto il mento.
Le Nobili Sazuko e Mariko l'aspettavano pazienti sulla veranda. Blackthorne stava appoggiato al muro, accanto alla porta ferrata. Indossava un chimono dei Marroni, con la cintura, tabi e sandali militari. Nel cortile, fuori dal portone, i sessanta samurai di scorta, nelle pesanti armature, stavano allineati. Uno ogni tre di loro reggeva una torcia. Alla testa dei soldati, Yabu conversava con Buntaro - il marito di Mariko - un uomo basso, tozzo, quasi senza collo. Erano entrambi vestiti in maglia di ferro, con archi e faretre in spalla e Buntaro portava anche un elmo da guerra d'acciaio, sormontato da un corno. Portatori e kaga stavano accovacciati, pazientemente, in ben disciplinato silenzio, accanto agli innumerevoli bagagli.
La brezza lieve portava una promessa d'estate, ma soltanto Blackthorne la avvertiva per quanto consapevole, come gli altri, della tensione che li circondava. E consapevole anche, spiacevolmente, di essere l'unico disarmato.
Kiri raggiunse traballando la veranda. "Non dovreste attendere qui al fresco, Sazuko-san. Prenderete il raffreddore! Dovete pensare al bambino, adesso. Queste notti di primavera sono ancora molto umide."
"Non ho freddo, Kiri-san.  una bella notte e mi fa piacere."
"Tutto a posto?"
"Oh, s, tutto perfetto."
"Vorrei non partire. Detesto l'idea di andarmene."
"Non c' da preoccuparsi," disse in tono confortante Mariko, avvicinandosi. Anche lei portava un cappello largo, ma il suo era chiaro, e quello di Kiri scuro. "Sarete contenta di ritrovarvi a Yedo. E il nostro padrone ci raggiunger entro pochi giorni."
"Chi pu mai sapere che cosa ci porter il domani, Mariko-san?"
"Il domani  nelle mani di Dio."
"Domani sar una bella giornata, e altrimenti sar brutta!" esclam Sazuko." Perch pensare a domani? Il presente va bene. Voi siete splendida e ci mancherete molto, Kiri-san, e anche voi, Mariko-san!" Guard verso il portone, distratta, perch Buntaro stava gridando rabbioso contro un samurai, che aveva lasciato cadere la torcia.
Yabu, pi anziano di Buntaro, era nominalmente a capo della spedizione. Avendo visto arrivare Kiri, riattravers il portone, seguito da Buntaro.
"Oh, Nobile Yabu... Nobile Buntaro," esclam Kiri, con un rapido inchino. "Mi spiace di avervi fatto aspettare. Toranaga-sama voleva scendere, ma poi ha deciso il contrario. Dovete partire subito, ha detto. Accettate le mie scuse, vi prego."
"Non sono necessarie," rispose Yabu, che voleva al pi presto lasciare il castello, e Osaka, e ritrovarsi nell'Izu. Ancora non credeva alla buona sorte di ripartire con la testa sul collo, il barbaro, i cannoni e tutto il resto. Aveva spedito messaggi urgenti, con i piccioni viaggiatori, alla moglie a Yedo, perch si assicurasse che tutto fosse stato preparato a Mishima, la sua capitale, e a Omi, ad Anjiro. "Siete pronta?"
Negli occhi di Kiri luccicarono le lacrime. "Lasciatemi riprendere fiato e salir sulla portantina. Oh, come vorrei non dover partire!" Si guard intorno, cercando Blackthorne e infine lo scorse nell'ombra. "Chi  responsabile dell'Anjin-san, fino a quando saliremo sulla nave?"
Buntaro rispose stizzosamente: "Gli ho ordinato di camminare accanto alla portantina di mia moglie. Se non lo terr sotto controllo lei, ci penser io."
"Forse, Yabu-sama, voi scorterete la Nobile Sazuko..."
"Guardie!"
Il grido d'allarme venne dal cortile. Buntaro e Yabu si affrettarono a varcare il portone, mentre tutti gli uomini correvano dietro a loro e altri sciamavano fuori dal corpo di guardia.
Ishido si stava avvicinando lungo la strada fra le mura del castello, alla testa di duecento Grigi. Si ferm nel cortile, prima del portone e bench nessuno, dalle due parti, apparisse ostile, e nessuno brandisse la spada o l'arco, tutti erano pronti.
Ishido si inchin cerimoniosamente. "Una bella serata, Nobile Yabu."
"S, veramente."
Ishido concesse un cenno del capo a Buntaro, che gli rispose allo stesso modo, con il minimo consentito della cortesia. Entrambi erano stati fra i generali preferiti del Taiko e Buntaro si era trovato alla testa di un reggimento in Corea, quando Ishido era comandante in capo. Si erano accusati di tradimento a vicenda e solo l'intervento personale e un ordine preciso del Taiko avevano impedito uno spargimento di sangue e la conseguente faida.
Ishido esamin i Marroni, poi scorse Blackthorne. Lo vide inchinarsi e gli restitu il saluto. Oltre il portone vide le tre donne e l'altra portantina. Il suo sguardo torn su Yabu. "Si crederebbe che andaste tutti a combattere, Yabu-san, invece che semplicemente a scortare la Nobile Kiritsubo."
"Hiro-matsu ha emanato ordini, a causa dell'assassino Amida..."
Yabu s'interruppe, perch Buntaro si era fatto avanti con aria bellicosa, piantandosi a gambe larghe in mezzo al portone. "Siamo sempre pronti a combattere. Con o senza armatura. Possiamo battere dieci uomini dei vostri per ognuno di noi, e cinquanta dei Mangiatori d'aglio. Non voltiamo mai le spalle, per scappare come vigliacchi, lasciando i compagni nel pericolo."
Il sorriso di Ishido fu pieno di disprezzo, la voce piena di sfida. "Oh? Forse avrete presto l'occasione... l'occasione di battervi contro uomini veri, non contro i Mangiatori d'aglio!"
"Quanto presto? Perch non stanotte? Perch non qui?"
Yabu avanz prudentemente in mezzo a loro. Anch'egli era stato in Corea e sapeva che entrambe le parti sostenevano qualcosa di vero e che non c'era da fidarsi di nessuno dei due, di Buntaro meno che di Ishido. "Non stanotte, perch siamo fra amici, Buntaro-san," disse in tono tranquillizzante, nel tentativo disperato di evitare uno scontro che li avrebbe bloccati per sempre dentro il castello. "Siamo fra amici, Buntaro-san."
"Quali amici? Io conosco gli amici... e i nemici!" Buntaro si gir verso Ishido. "Dov' l'uomo, l'uomo vero di cui avete parlato, Ishido-san? O gli uomini? Strisci, o striscino, fuori dai loro buchi e mi vengano davanti, davanti a me, Toda Buntaro, signore di Sakura... se ce n' uno che ne ha il fegato!"
Tutti si raddrizzarono in attesa.
Ishido gli rispose con un'occhiata carica di odio. "Non  il momento, Buntaro-san. Amico o ne..."
"Amici? Dove? In questo immondezzaio?" Buntaro sput.
Uno dei Grigi strinse l'elsa della spada, dieci Marroni lo imitarono, e dopo un istante altri cinquanta Grigi, e tutti aspettarono che Ishido sguainasse la sua spada, dando il segnale dell'attacco.
A quel punto usc dalle ombre del giardino Hiro-matsu e pass nel cortile, con la spada lunga in mano, per met fuori dal fodero.
"Anche nell'immondezzaio a volte puoi incontrare degli amici, figlio mio," disse con calma. Le mani si rilassarono sulle spade. I samurai sui bastioni che si fronteggiavano, Grigi e Marroni, allentarono la tensione degli archi con le frecce gi incoccate. "Abbiamo amici in tutto il castello. In tutta Osaka, s. Il nostro Signore Toranaga continua a ripetercelo." Rimase fermo come una roccia davanti all'unico figlio che gli era rimasto, vedendogli negli occhi la sete di sangue. Appena era stato scorto Ishido avvicinarsi, Hiro-matsu si era appostato dietro il portone, poi, passato il primo pericolo, si era addentrato nell'ombra come un gatto. Fiss lo sguardo in quello di Buntaro. "Non  vero, figlio mio?"
Con uno sforzo immane, Buntaro annu e indietreggi di un passo, sempre impedendo per l'accesso al giardino. Hiro-matsu si rivolse a Ishido. "Non vi aspettavamo stasera, Ishido-san."
"Sono venuto a rendere omaggio alla Nobile Kiritsubo. Solo pochi momenti fa ho appreso che stava per partire."
"Ha ragione mio figlio? Dobbiamo preoccuparci di non trovarci fra amici? Siamo degli ostaggi, che devono chiedere permessi?"
"No. Ma Toranaga-sama e io avevamo deciso insieme il protocollo durante la sua visita qui. Si deve dare l'avviso della partenza o dell'arrivo di ogni personaggio importante un giorno prima, cos che io possa rendere i dovuti omaggi."
"La decisione del Nobile Toranaga  stata improvvisa. Non ha giudicato il ritorno di una Nobildonna a Yedo tanto importante da disturbare voi," rispose Hiro-matsu. "Egli sta semplicemente compiendo i preparativi per la sua partenza."
"E questa  gi stata decisa?"
"S. Il giorno in cui finir il Consiglio dei reggenti. Ne sarete debitamente informato, secondo il protocollo."
"Bene. Naturalmente, la riunione sar forse ulteriormente rinviata. Il Nobile Kiyama sta ancora peggio di salute."
" rinviata? S o no?"
"Ho detto solo che potrebbe esserlo. Ci auguriamo di godere il piacere della presenza del Nobile Toranaga ancora a lungo. Verr domani a caccia con me?"
"Io l'ho pregato di cancellare tutte le cacce fino al giorno della riunione. Non le considero sicure. Non considero pi sicura nessuna zona, qui. Se degli sporchi assassini riescono a superare cos facilmente le vostre sentinelle, non sarebbe molto pi facile l'agguato fuori dalle mura?"
Ishido finse di non sentire l'insulto. Sapeva che esso, insieme agli altri affronti, aveva ulteriormente infiammato i suoi uomini, ma ancora non riteneva giunto il momento di dar fuoco alle polveri. Era stato lieto dell'intervento di Hiro-matsu, perch il dominio della situazione e di s gli era quasi sfuggito. La visione della testa di Buntaro nella polvere, con i denti che sbattevano, l'aveva quasi vinto. "Tutti i comandanti della guardia di servizio quella notte hanno gi avuto l'ordine di entrare nel Grande Vuoto, come sapete. Gli Amida rispettano leggi tutte loro, purtroppo. Ma presto saranno sterminati. I reggenti saranno incaricati di risolverne il problema una volta per tutte. Adesso, forse, potr porgere i miei rispetti a Kiritsubo-san."
Ishido avanz. La sua guardia del corpo, composta da Grigi, avanz dietro a lui. E tutti si arrestarono, con un brivido. Buntaro, con una freccia nell'arco, tendeva l'arma, pur puntandola verso terra. "Ai Grigi  vietato superare questo portone.  stato fissato dal protocollo."
"Io sono governatore del castello di Osaka e comandante della guardia del corpo dell'erede! Ho il diritto di andare ovunque!"
Di nuovo Hiro-matsu domin la situazione. "Esatto, voi siete il comandante della guardia del corpo dell'erede e avete il diritto di andare ovunque, ma soltanto cinque uomini possono accompagnarvi oltre il portone. Non  stato concordato fra voi e il mio padrone, per il suo soggiorno?"
"Cinque o cinquanta, non fa differenza! L'insulto  insop..."
"Insulto? Mio figlio non intende insultarvi, affatto. Segue gli ordini fissati dal suo feudatario e da voi. Cinque uomini. Cinque!" La parola suon come un ordine e Hiro-matsu volt le spalle a Ishido, per guardare il figlio. "Il Nobile Ishido ci fa l'onore di voler rendere omaggio a Kiritsubo-sama."
La spada del vecchio era sguainata di cinque centimetri e nessuno sapeva con certezza se sarebbe piombata su Ishido, in un eventuale combattimento, o sulla testa del figlio, nel caso avesse alzato l'arco. I presenti sapevano per certo solo che ben poco affetto esisteva tra padre e figlio, unicamente un reciproco rispetto per la comune crudelt. "Ebbene, figlio mio, che cosa dici al comandante della guardia del corpo dell'erede?"
Il sudore scorreva a rivoli sul viso di Buntaro. Dopo un istante egli si spost di lato e allent l'arco. Per tenne la freccia incoccata.
Ishido aveva visto molte volte Buntaro durante gare di tiro alla freccia; le lanciava a duecento passi ed era arrivato a piazzare sei frecce nel bersaglio, dietro la prima, tutte nello stesso punto. Sarebbe stato felice di ordinare un attacco in quel momento ed eliminare quei due, padre e figlio, e tutto il resto. Ma sapeva che sarebbe stato un gesto idiota cominciare con loro e non con Toranaga, senza contare che, allo scoppio della guerra vera, forse Hiro-matsu poteva essere indotto ad abbandonare Toranaga e schierarsi con lui. La Nobile Ochiba aveva detto che avrebbe avvicinato lei Pugno di ferro, al momento giusto. Aveva giurato che il vecchio non avrebbe mai i abbandonato l'erede, che lei se lo sarebbe conquistato, staccandolo da Toranaga, e forse lo avrebbe spinto addirittura a ucciderlo, cos da evitare ogni conflitto. Quale forza possiede su di lui? si chiedeva Ishido. Quale segreto conosce? Aveva ordinato che la Nobile Ochiba lasciasse Yedo, possibilmente prima della riunione dei reggenti. Dopo l'incriminazione di Toranaga, la vita di lei non sarebbe valsa un soldo... e sull'incriminazione i reggenti erano tutti d'accordo. Incriminazione e immediato seppuku - a forza, se necessario. Se lei riesce a fuggire, bene. Se non ci riesce, non importa. Entro otto anni l'erede regner.
Entr nel giardino, scortato da Yabu e da Hiro-matsu. Cinque guardie lo seguirono. Si inchin garbatamente e augur buon viaggio a Kiritsubo. Poi, soddisfatto, si volt e se ne and con tutti i suoi.
Hiro-matsu respir e si gratt i testicoli. " meglio che adesso partiate, Yabu-san. Quel grano di riso non vi dar pi fastidi."
"S. Immediatamente."
Kiri si asciug il sudore sulla fronte con un fazzolettino. " un kami diabolico! Ho paura per il nostro padrone." Le lacrime cominciarono a scorrere. "Non voglio partire!"
"Nessuno toccher il Nobile Toranaga, ve lo prometto, padrona," le disse Hiro-matsu. "Dovete andare. Subito!"
Kiri cerc di frenare i singhiozzi e sleg il velo fitto che pendeva dalla tesa del cappello. "Oh, Yabu-sama, volete scortare la Nobile Sazuko all'interno, per favore?"
"Certamente."
La Nobile Sazuko si inchin e si affrett ad andarsene, seguita da Yabu. In cima ai gradini scivol e cadde.
"Il bambino!" grid Kiri. "Vi siete fatta male?"
Tutti gli occhi si volsero alla ragazza per terra. Mariko corse verso di lei, ma Yabu fu il primo a raggiungerla. La sollev e Sazuko apparve pi spaventata che altro. "Sto bene," mormor, col respiro un po' affannoso. "Non vi preoccupate, sto benissimo. Sono stata una sciocca."
Quando si fu rassicurato, Yabu torn nel cortile, preparandosi a partire all'istante, Mariko torn al portone, molto sollevata. Blackthorne guardava stupito verso il giardino.
"Che cosa c'?" gli chiese.
"Niente," rispose lui, dopo una pausa. "Cosa ha gridato Kiritsubo-sama?"
"Il bambino! Vi siete fatta male? La Nobile Sazuko aspetta un figlio," spieg. "Tutti abbiamo temuto che la caduta potesse averle fatto male."
"Un figlio di Toranaga-sama?"
"S," rispose Mariko, guardando la portantina.
Kiri si trovava gi all'interno, con le tendine abbassate. Poverina, pens Mariko, sapendo che aveva inutilmente cercato di trattenere le lacrime. Al suo posto avrei altrettanta paura di perdere il mio signore.
I suoi occhi si posarono su Sazuko, che li salutava ancora, in cima alle scale, e poi entrava. La porta di ferro si chiuse dietro di lei. Sembra un suono di morte, pens Mariko. Li rivedremo mai?
"Che cosa voleva Ishido?" chiese Blackthorne.
"Era... non so la parola giusta. Stava investigando... facendo un giro d'ispezione non previsto."
"Perch?"
" il comandante del castello," rispose lei, che non intendeva rivelare le ragioni vere.
Yabu stava gridando ordini, in testa alla colonna, poi si avvi. Mariko sal sulla portantina, lasciando le tendine semiaperte. Buntaro accenn a Blackthorne di camminarle al fianco e lui obbed.
Attesero il passaggio della portantina di Kiri. Blackthorne guard la figura seminascosta e ne ud i singhiozzi soffocati. Le due cameriere, Asa e Sono, le camminavano accanto con aria spaventata. Blackthorne si volt a gettare un ultimo sguardo: Hiro-matsu era ritto da solo accanto al padiglione, appoggiato alla spada. Poi il giardino scomparve alla vista, perch i samurai chiusero l'enorme portone blindato. La grande sbarra di legno fu collocata al suo posto. Nel cortile non c'erano pi guardie, erano tutte all'interno.
"Che cosa succede?" domand Blackthorne.
"Prego, Anjin-san?"
"Sembrano assediati. Marroni contro Grigi. Si aspettano altri guai? Peggiori?"
"Oh,  normale chiudere i portoni per la notte," rispose Mariko.
Blackthorne si avvi insieme alla portantina e Buntaro e la retroguardia presero posto dietro di lui. L'inglese guardava la portantina che li precedeva, il passo ondeggiante dei portatori e la figura dietro le tendine. Per quanto cercasse di nasconderlo, si sentiva molto turbato. Quando Kiritsubo aveva gridato, l'aveva guardata, mentre tutti gli altri fissavano la ragazza caduta. Il suo impulso era stato di imitarli, ma aveva visto Kiritsubo infilarsi a un tratto, con sorprendente rapidit, dentro il padiglione. Per un attimo aveva pensato a un brutto tiro dei suoi occhi, perch nell'oscurit il mantello e il chimono, il cappello e il velo tutti scuri rendevano la donna quasi invisibile. Aveva osservato la figura scomparire per un attimo, poi riapparire e infilarsi nella portantina come una freccia e tirare le tende. Per un istante i loro occhi si erano incontrati. Era Toranaga.

22
Il piccolo corteo che circondava le due portantine si snod lentamente per il labirinto del castello, superando continui posti di controllo. Ogni volta si scambiavano inchini cerimoniosi, ogni volta i documenti venivano riesaminati meticolosamente, un nuovo capitano con un nuovo drappello di scorta dei Grigi li prendeva in consegna e poi li consegnava al successivo. A ogni controllo, sempre pi preoccupato, Blackthorne osservava il capitano della guardia avvicinarsi col suo sguardo indagatore alle cortine chiuse della portantina di Kiritsubo. Ogni volta l'uomo si inchinava garbatamente alla figura solo parzialmente visibile, udendone i singhiozzi soffocati, e alla fine accennava a tutti di riprendere il cammino.
Chi altri ne  al corrente? si tormentava Blackthorne. Le cameriere devono saperlo... e ci spiegherebbe la loro paura. Certo dovevano saperlo Hiro-matsu, e la Nobile Sazuko, l'esca. Mariko? Credo di no. Yabu? Toranaga si fiderebbe di lui? Quel pazzo senza collo di Buntaro? Probabilmente no. Evidentemente si tratta di un tentativo di fuga segretissimo. Ma perch Toranaga dovrebbe rischiare la vita fuori dal castello? Non si trova pi sicuro all'interno? E perch in segreto? Da chi scappa? Da Ishido? Dagli assassini? O da qualcun altro nel castello? Forse da tutti, concluse, augurandosi di trovarsi presto al riparo sulla galea e in mare. Se scoprono Toranaga saranno guai, e sar una lotta per la vita o la morte, senza che si chieda n si dia quartiere. Io sono disarmato, anche se avessi due pistole o un pezzo da venti e cento bravi ragazzi, i Grigi avrebbero la meglio. Non ho dove scappare n dove nascondermi. Da qualunque parte la consideri  uno schifo di situazione!
"Vi stancate, Anjin-san?" chiese Mariko gentilmente. "Se volete, io posso andare a piedi e voi salite in portantina."
"Grazie," rispose secco. Sentiva la mancanza dei suoi stivali, perch non si era ancora abituato a camminare con quelle calzature. "Le gambe vanno bene. Stavo solo augurandomi che ci trovassimo gi sul mare, ecco tutto."
" sempre sicuro il mare?"
"A volte, senhora. Non sempre." Blackthorne la ascoltava appena. Per il Signore Ges, stava pensando, spero di non rivelare la presenza di Toranaga. Sarebbe tremendo! Sarebbe stato tanto pi semplice se non l'avessi visto!  stata sfortuna, uno di quegli incidenti che possono rovinare un piano preparato e realizzato alla perfezione. La vecchia, Kiritsubo,  una grande attrice, e la giovane altrettanto. Soltanto perch non ho capito che cosa avesse gridato non mi sono voltato come tutti a guardare la scena. Pura sfortuna che io abbia visto chiaramente Toranaga... con parrucca, trucco, chimono e mantello. Uguale a Kiritsubo, ma sempre Toranaga.
Al nuovo posto di controllo il capitano dei Grigi si avvicin pi di ogni altro, con le cameriere lacrimose che gli stavano tra i piedi. Facendo finta di niente lanci una sbirciata a Blackthorne e prosegu. Dopo un'occhiata incredula rivolse la parola a Mariko, che scosse la testa e gli rispose. L'uomo borbott e torn indietro da Yabu, gli restitu i documenti e fece segno di proseguire.
"Che cosa ha detto?" chiese Blackthorne.
"Voleva sapere da dove venite... qual  la vostra patria."
"Ma voi avete scosso la testa. Per rispondere a cosa?"
"Oh, scusate! Ha detto... si domandava se i lontani avi del vostro popolo fossero legati al kami - lo spirito - che vive nel nord, presso la Cina. Fino a pochissimo tempo fa noi credevamo che la Cina fosse l'unico luogo civile del mondo, oltre al Giappone. La Cina  cos immensa che  come il mondo," concluse Mariko. In realt il capitano le aveva chiesto se secondo lei il barbaro discendeva da Harimwakairi, il kami che si occupava dei gatti, e aveva aggiunto che senza dubbio il barbaro puzzava come un gatto di fogna. Appunto come si riteneva puzzasse il suddetto kami.
Lei aveva risposto che pensava di no, vergognandosi in cuor suo della rozzezza del capitano, perch l'Anjin-san non puzzava come Tsukku-san e il padre visitatore e i barbari soliti. Il suo odore era ormai quasi impercettibile.
Blackthorne comprese che non gli aveva detto la verit. Vorrei proprio parlare come loro, pens. E soprattutto vorrei filarmela da questa maledetta isola, tornare sull'Erasmus, con l'equipaggio in piena forma e una quantit di roba da mangiare e di grog e polvere e munizioni - dopo aver venduto la nostra merce - e dirigere la prua verso casa. Ma quando sar? Toranaga ha detto presto. C' da fidarsi? Come ha portato la nave a Yedo? L'ha fatta rimorchiare? O l'ha guidata il portoghese? Chiss come sta Rodrigues. Gli sar marcita la gamba? A quest'ora sapr se deve vivere con due gambe o una sola - sempre che sopravviva all'amputazione - o se deve morire. Ges del cielo, proteggimi dalle ferite e da tutti i medici. E dai preti.
Altro controllo. Per quanto si sforzasse, Blackthorne non riusciva a rendersi conto di come tutti continuassero a essere cos cortesi e pazienti, sempre pronti a inchinarsi e a passarsi i documenti avanti e indietro, sempre pronti a sorridere, senza il minimo segno di irritazione da nessuna delle due parti. Come sono diversi da noi! Diede un'occhiata al viso di Mariko, parzialmente nascosto dal velo e dalla tesa del cappello. La giudic estremamente graziosa e fu lieto che l'incidente, dovuto allo sbaglio di lei, si fosse concluso a suo favore. Almeno non sentir pi quelle stupidaggini. Invertito io! Gli invertiti sono tutti degli sporchi bastardi!
Quella mattina, dopo aver accettato le scuse di Mariko, le aveva fatto molte domande su Yedo e le usanze giapponesi e Ishido e il castello. Aveva ignorato l'argomento scottante del sesso. Lei era stata esauriente, evitando per qualunque spiegazione di carattere politico e fornendo risposte piene di notizie ma non compromettenti. Se n'era andata presto con le cameriere per prepararsi alla partenza e lui era rimasto solo con i samurai di guardia.
Sentirsi di continuo sorvegliato a vista lo esasperava. C' sempre intorno qualcuno, pens. Sono troppi, sono come formiche. Ah, quanto mi piacerebbe la quiete di una porta di quercia col chiavistello, e il chiavistello dalla mia parte, non dalla loro! Non vedo l'ora di ritrovarmi a bordo, all'aria, in mezzo al mare. Sia pure in quella traballante galea, panciuta, come una scrofa.
Mentre attraversavano il castello di Osaka, si rese conto che in mare avrebbe avuto in mano Toranaga. Nel suo elemento, dove era re. Avremo tempo di parlare, Mariko tradurr e io sistemer tutto: gli accordi commerciali, la nave, la restituzione del nostro argento e il pagamento, se vuole comprarsi i moschetti e la polvere. Ci si pu mettere d'accordo per tornare l'anno prossimo con un intero carico di seta.  terribile che frate Domingo sia morto, ma sfrutter bene le sue informazioni. Porter l'Erasmus per il fiume delle Perle fino a Canton e spezzer il blocco del Portogallo e della Cina. Ridatemi la mia nave e sar ricco. Pi ricco di Drake! Quando arriver a casa chiamer a raccolta tutti i mastini del mare da Plymouth allo Zuiderzee e ci impadroniremo del commercio dell'intera Asia. Se Drake ha bruciato la barba di Filippo, io gli taglier i coglioni. Senza seta Macao muore, senza Macao muore la Malacca, e poi Goa! Possiamo arrotolare l'impero portoghese come un tappeto. "Volete il commercio dell'India, maest? dell'Africa? dell'Asia? del Giappone? Ecco come potete ottenerlo in cinque anni!" "Alzatevi, Sir John!"
S, il titolo di Sir sarebbe stato a portata di mano, alla fine. E forse di pi: capitani e navigatori diventavano ammiragli, cavalieri, Lord, perfino conti. Per un inglese l'unica strada verso la sicurezza, una posizione di autentica sicurezza nel regno, passava attraverso il favore di Elisabetta, che Dio la benedica. E per conquistarne il favore bisognava portarle dei tesori, aiutarla a finanziare la guerra contro la Spagna fetente e il papa bastardo.
In tre anni farei tre viaggi, progettava grandiosamente Blackthorne. Oh, lo so dei monsoni e delle grandi tempeste! Ma l'Erasmus sar ben governato e gravato di carichi minori. Aspetta un momento... perch non fare un bel lavoro e trascurare i carichi minori? Perch non prendere la Nave Nera di quest'anno? Allora avresti tutto!
Ma come?
Facile, se non ha scorta e la cogliamo di sorpresa. Ma non ho uomini abbastanza. Aspetta, a Nagasaki ce ne sono di uomini! Non  l che si trovano tutti i portoghesi? Non ha detto frate Domingo che era come una citt portoghese?  lo stesso ha detto Rodrigues! Non ci sono forse sempre sulle loro navi marinai imbarcati a forza? Non c' forse sempre qualcuno pronto a cambiare nave per trarne profitto, qualunque sia il capitano e la bandiera? Con l'Erasmus e il nostro argento potrei ingaggiare un equipaggio. So che potrei. Non ho bisogno di tre anni, me ne bastano due. Altri due anni con la mia nave e un equipaggio, e poi a casa. Sar ricco e famoso, e alla fine ci lasceremo, il mare e io. Per sempre.
La chiave di tutto  Toranaga. Come ti devi regolare con lui?
Superarono un altro controllo e girarono un angolo. Davanti a loro c'erano l'ultima saracinesca e l'ultimo portone del castello vero e proprio e, al di l, l'ultimo ponte levatoio e l'ultimo fossato. Di fianco, all'estremit, sorgeva l'ultima fortificazione. Un mare di fiaccole trasformava la notte in giorno rosseggiante.
Poi dall'ombra avanz Ishido.
I Marroni lo scorsero quasi tutti nello stesso momento e un'ondata di ostilit pass fra loro. Buntaro super Blackthorne con un balzo, per avvicinarsi alla testa della colonna.
"Quel bastardo smania di battersi," mormor Blackthorne.
"Senhor? Scusate, ma cosa avete detto?"
"Solo che... vostro marito sembra... sembra che Ishido lo faccia arrabbiare violentemente e subito."
Nessuna risposta.
Yabu ordin l'alt. Con indifferenza porse il salvacondotto al capitano di servizio al portone e si volse verso Ishido. "Non mi aspettavo di rivedervi. Le vostre guardie sono molto efficienti."
"Grazie." Ishido teneva gli occhi fissi su Buntaro e la portantina chiusa.
"Dovrebbe bastare un solo controllo dei nostri documenti!" esclam Buntaro, facendo tintinnare minacciosamente le armi. "Due al massimo. Che cosa siamo... dei nemici?  un insulto!"
"Nessuno vuole offendervi, Buntaro-san. Ho ordinato maggiore sorveglianza a causa degli assassini." Ishido diede una rapida occhiata a Blackthorne e si domand di nuovo se lasciarlo andare o trattenerlo, come volevano Onoshi e Kiyama. Poi torn a fissare Buntaro. Sei un rifiuto, pens. Presto la tua testa star in cima a una picca. Come pu restare insieme a una scimmia come te una creatura squisita come Mariko?
Il nuovo capitano stava controllando meticolosamente persona per persona, assicurandosi che corrispondessero a quelle dell'elenco. "Tutto in ordine, Yabu-sama," disse, tornando verso la testa della colonna. "Il salvacondotto non vi serve pi. Lo terremo noi."
"Bene." Yabu si rivolse a Ishido: "Ci vedremo presto."
Ishido cav dalla manica un rotolo di pergamena. "Vorrei pregare la Nobile Kiritsubo di portare questa con s a Yedo. Per mia nipote. Io  difficile che mi rechi a Yedo, per un po' di tempo."
"Certamente." Yabu allung la mano.
"Non disturbatevi, Yabu-san. Glielo chieder io stesso." Ishido si avvi alla portantina.
Con profondi inchini le cameriere cercarono di fermarlo. Asa tese la mano. "Posso prendere io il messaggio, signore. La mia padr...
"No."
Fra lo stupore generale le cameriere non si spostarono.
"Ma la mia padr..."
"Muovetevi!" ringhi Buntaro.
Le due cameriere finalmente si ritirarono, spaventate.
Ishido si inchin in direzione delle cortine chiuse. "Kiritsubo-san, non sareste tanto gentile da portare questo messaggio a Yedo per me? A mia nipote?"
Un breve intervallo fra i singhiozzi, poi la figura si chin in segno di assenso.
"Grazie." Ishido allung il rotolo fino a due centimetri dalle cortine. I singhiozzi cessarono. Blackthorne cap che Toranaga era con le spalle al muro. La cortesia esigeva che egli prendesse il rotolo e la mano l'avrebbe tradito.
Tutti aspettavano che la mano apparisse.
"Kiritsubo-san?"
Ancora niente. Allora Ishido, rapido, avanz di un passo e tir da parte le cortine: in quel preciso istante Blackthorne lanci un urlo selvaggio e cominci a saltare in su e in gi come un pazzo. Sbalorditi e confusi, Ishido e gli altri si voltarono verso di lui.
Per un attimo Toranaga si mostr in piena vista alle spalle di Ishido. Blackthorne pens che forse, a venti passi di distanza, egli poteva passare per Kiritsubo, ma che a cinque era impossibile, anche con il velo sulla faccia. E mentre scorreva l'interminabile secondo necessario a Toranaga per richiudere le cortine, Blackthorne si accorse che Yabu l'aveva riconosciuto, e certo l'aveva riconosciuto Mariko. Probabilmente Buntaro, e forse qualche samurai. Balz avanti, afferr il rotolo di pergamena e lo gett dentro la portantina attraverso una fessura delle cortine. Quindi si volt balbettando. "Nel mio paese porta sfortuna a un principe consegnare un messaggio di persona, come se fosse un bastardo qualsiasi. Porta sfortuna..."
Tutto si era svolto in modo cos inatteso e fulmineo che la spada di Ishido era solo a met strada e Blackthorne gi si trovava davanti a lui, profuso in inchini e gesti da folle. Ma i suoi riflessi scattarono e la lama si alz pronta a cadere sulla gola dell'inglese.
Gli sguardi disperati di Blackthorne si posarono su Mariko. "Per amor di Cristo, aiuto! Porta sfortuna... porta sfortuna!"
Mariko lanci un grido. La lama si ferm a mezzo millimetro dal collo di Blackthorne e la donna si precipit a spiegare quanto egli aveva detto. Ishido abbass la spada, domin le parole di lei con una protesta furiosa, poi riprese a urlare con crescente violenza e colp Blackthorne con un manrovescio.
Blackthorne non ci vide pi. Strinse i grossi pugni e si gett su Ishido.
Se Yabu non fosse stato abbastanza veloce da trattenere il braccio di Ishido, la testa di Blackthorne sarebbe rotolata nella polvere. Un secondo dopo Buntaro afferr Blackthorne, che gi stringeva fra le mani il collo di Ishido. Ci vollero quattro Marroni per strapparlo via; poi Buntaro lo colp con forza sulla nuca e lo stord. I Grigi accorsero in difesa del loro padrone, ma i Marroni avevano circondato Blackthorne e le portantine e per un momento tutti rimasero fermi, mentre Mariko e le" cameriere si abbandonavano a lamenti e pianti, per creare altro disordine.
Yabu cominci a placare Ishido, Mariko in lacrime continu a ripetere, in un semisterismo forzato, che il barbaro impazzito voleva soltanto salvare Ishido, il grande comandante - che egli credeva un principe - da un kami malvagio. "E per loro toccarli in faccia  l'ingiuria peggiore, come per noi. Per questo ha perso per un momento ogni controllo.  un barbaro sconsiderato, ma nel suo paese  un daimyo, e voleva soltanto aiutarvi, padrone!"
Ishido ringhi e sferr un calcio a Blackthorne, che stava riprendendosi. L'inglese ud il tumulto con un senso di grande pace. Poi i suoi occhi si schiarirono: i Grigi li circondavano, in una proporzione di venti contro uno, con le spade sguainate, ma per il momento nessuno era morto e tutti aspettavano disciplinatamente.
Blackthorne si accorse che tutta l'attenzione era concentrata su di lui. Ma adesso sapeva anche di avere degli alleati.
Ishido si gir di nuovo contro di lui e gli si avvicin, urlando. Egli intu la tensione dei Marroni che lo stavano tenendo; ma questa volta, anzich tentare di opporsi alla loro stretta, come si aspettavano, si abbandon; poi subito si raddrizz e si liber di loro, ridendo come un forsennato e lasciandosi andare a una danza sfrenata. Frate Domingo gli aveva raccontato che tutti i giapponesi erano convinti che la follia fosse provocata soltanto da un kami e che perci i pazzi, come i bambini molto piccoli e gli individui molto vecchi, erano considerati irresponsabili e a volte godevano di speciali privilegi. Perci si abbandon a una serie di piroette, cantando ritmicamente a Mariko: "Aiuto! Ho bisogno d'aiuto per amor di Dio! Non posso continuare per molto... aiuto..." Recitava disperatamente la parte del matto perch sapeva che era l'unica cosa che potesse salvarli.
" pazzo!  indemoniato!" grid Mariko, comprendendo d'un tratto il trucco di Blackthorne.
"S, certo," annu Yabu, che ancora stava rimettendosi dal colpo della vista di Toranaga e non capiva se l'Anjin-san stesse fingendo o fosse impazzito sul serio.
Mariko era fuori di s. Non sapeva che cosa fare. L'Anjin-san aveva salvato Toranaga. Ma come lo sapeva? continuava a chiedersi.
Il viso di Blackthorne era esangue, tranne che per i segni rossi dei colpi ricevuti. Continuava a danzare, nell'attesa disperata di un aiuto che non arrivava. Poi, a un tratto, silenziosamente, maledicendo Yabu e Buntaro come vigliacchi bastardi e Mariko da quella stupida puttana che era, interruppe la danza; s'inchin a Ishido come una marionetta disarticolata e, un po' camminando, un po' ballando, si diresse al portone. "Seguitemi, seguitemi!" urlava, con tanta voce da strangolarsi, cercando di aprire la strada come un pifferaio magico.
I Grigi gli sbarrarono il passo. Lui rugg con rabbia simulata e ordin loro imperiosamente di togliersi di mezzo, prima di scoppiare nell'ennesima risata isterica.
Ishido afferr un arco e una freccia. I Grigi si sparpagliarono. Blackthorne aveva quasi superato il portone, ma si volt, ormai alla fine delle proprie risorse: era inutile fuggire. Disperato, riprese la danza frenetica.
" pazzo,  un cane pazzo! E i cani pazzi vanno eliminati!" La voce di Ishido risuon aspra. Incocc la freccia e mir.
D'improvviso Mariko abbandon la protezione della portantina di Toranaga e cominci ad avanzare verso Blackthorne. "Non preoccupatevi, Nobile Ishido!" esclam a voce alta, "non c' da preoccuparsi.  un attacco passeggero, se mi  permesso." Avvicinandosi scorse la faccia esausta di Blackthorne, il sorriso stravolto, e si spavent. "Adesso posso aiutarvi, Anjin-san," disse in fretta. "Dobbiamo provare a uscire. Io vi seguir. Non preoccupatevi, non ci tirer addosso. Vi prego, smettete di danzare, adesso."
Blackthorne smise subito, si gir e prosegu con calma fino al ponte. Lei gli and dietro a un passo di distanza, secondo l'uso, aspettandosi le frecce e sentendone gi il sibilo.
Mille occhi seguirono il pazzo gigantesco e la minuscola dama che si allontanavano sul ponte.
Yabu riprese vita. "Se lo volete morto, Ishido-sama, lasciate che me ne occupi io. Non  degno di voi togliergli la vita. Un generale non uccide con le sue mani: altri devono farlo per lui." Gli and vicinissimo e abbass la voce. "Lasciatelo vivere. La pazzia  derivata dal vostro colpo. Al suo paese  un daimyo e il colpo...  andata come ha detto Mariko-san. Credetemi, da vivo ci  molto utile."
"Come?"
"Ci  pi utile vivo, credetemi. Potete farlo morire in qualsiasi momento. Ma ne abbiamo bisogno vivo."
Ishido lesse la disperazione sul viso di Yabu, e cap che aveva ragione. Depose l'arco. "Va bene. Ma lo vorr vivo. E l'appender per i calcagni sopra al pozzo."
Yabu deglut e fece un mezzo inchino. Nervosamente accenn al corteo di riprendere il cammino, nel timore che Ishido si ricordasse della portantina e di "Kiritsubo".
Buntaro, con finta deferenza, prese l'iniziativa e mise in marcia i Marroni. Non si curava del fatto che Toranaga fosse magicamente comparso in mezzo a loro, come un kami, ma soltanto di saperlo in pericolo e quasi indifeso. Vide che Ishido non aveva ancora distolto gli occhi da Mariko e dall'Anjin-san, ma s'inchin lo stesso cerimoniosamente e si mise dietro alla portantina di Toranaga per proteggerlo dalle eventuali frecce.
La colonna era adesso vicina al portone. Yabu, da solo, prese il posto di retroguardia. Si aspettava che da un momento all'altro il corteo venisse fermato. Qualcuno dei Grigi deve per forza aver visto Toranaga, pensava. Quanto aspetter a dirlo a Ishido? E questi creder che io fossi al corrente del tentativo di fuga? Sar la mia rovina...
A met del ponte Mariko si volt per un attimo. "Ci stanno seguendo, Anjin-san! Tutt'e due le portantine hanno passato il portone e adesso sono sul ponte!"
Blackthorne non rispose n si gir. Il po' di volont che gli restava i tutto impegnato per mantenerlo dritto. Aveva perso i sandali, la faccia i bruciava per il colpo ricevuto e la testa era tutta un dolore. Le ultime guardie lo lasciarono oltrepassare la saracinesca. Poi lasciarono passare Mariko. poi le portantine.
Blackthorne fece strada gi per il lieve pendio, al di l dello spazio aperto e del portone pi lontano. Solo quando si trovarono nella zona alberata, completamente fuori dalla vista del castello, croll.

23
Anjin-san, Anjin-san!
Lasci che Mariko l'aiutasse a inghiottire del sak. La colonna si era fermata, con i Marroni a ranghi serrati intorno alla portantina chiusa e la scorta dei Grigi in testa e in coda. Buntaro aveva gridato un ordine a una cameriera, che aveva subito estratto la bottiglia da uno dei bagagli; quindi, dopo aver comandato alle guardie del corpo di tenere chiunque lontano dalla portantina di "Kiritsubo-san", si era affrettato da Mariko. "Sta bene l'Anjin-san?"
"S, credo di s," rispose lei. Yabu li raggiunse.
Cercando di liberarsi del capitano dei Grigi, Yabu disse con noncuranza: "Noi possiamo proseguire, capitano. Lasceremo qui qualche uomo e Mariko-san. Appena il barbaro si sar rimesso, ci seguiranno."
"Con tutto il rispetto, Yabu-san, noi dobbiamo aspettare. Ho l'incarico di accompagnarvi sani e salvi alla galea. Tutti insieme," rispose il capitano.
Tutti guardarono Blackthorne, che tossiva leggermente per il vino. "Grazie," fece roco l'inglese. "Siamo al sicuro adesso? Chi altri sa che..."
"Siete al sicuro adesso!" lo interruppe Mariko con decisione. Voltava le spalle al capitano e con lo sguardo gli fece capire di stare attento. "Anjin-san, siete al sicuro e non avete da preoccuparvi. Capite? Avete avuto una specie di attacco. Guardatevi intorno. Siete al sicuro, adesso!"
Blackthorne le obbed. Vide il capitano e i Grigi e cap. Gli stavano tornando rapidamente le forze, con l'aiuto del vino. "Spiacente, senhora.  stato il panico, credo. Probabilmente sto invecchiando: spesso perdo il filo dei pensieri, impazzisco, e dopo non mi ricordo mai di quello che  successo. Parlare portoghese stanca, vero?" Pass al latino. "Puoi capirmi?"
"Certo."
" una lingua pi 'facile'?"
"Forse," rispose lei, sollevata che Blackthorne avesse compreso la necessit della prudenza e anche di parlare latino, che per i giapponesi era una lingua incomprensibile e quasi impossibile da imparare, salvo per una decina di loro in tutto l'impero (o gesuiti o destinati al sacerdozio). In tutto il loro mondo lei era l'unica donna capace di parlare e leggere e scrivere in latino e portoghese. "Entrambe le lingue sono difficili, entrambe contengono pericoli."
 "Chi altri conosce i 'pericoli'?"
"Mio marito e colui che ci guida."
"Ne sei certa?"
"Tutti e due l'hanno dimostrato."
Il capitano dei Grigi si agit e fece una domanda a Mariko. "Chiede se sei ancora pericoloso, se bisogna legarti mani e piedi. Ho detto di no. Ormai sei guarito dal tuo attacco."
"S," rispose lui, tornando al portoghese. "Ho frequenti attacchi. Quando qualcuno mi colpisce in faccia, impazzisco. Mi dispiace. Non mi ricordo mai di quello che succede durante l'attacco.  il dito di Dio." Si accorse che il capitano gli fissava intento le labbra e pens: ti ho pescato, bastardo. Ci scommetto che capisci il portoghese.
La cameriera Sono aveva avvicinato la testa alle cortine della lettiga. Ascolt, poi venne da Mariko.
"Chiedo scusa, Mariko-san, ma la mia padrona domanda se il pazzo sta abbastanza bene da proseguire. Chiede se voi gli cedereste la vostra portantina. La mia padrona pensa che dobbiamo affrettarci per via della marea. Tutta la confusione originata dal pazzo l'ha sconvolta ancora di pi; ma sapendo che i pazzi sono opera degli dei, pregher perch egli ritrovi la salute e gli dar personalmente delle medicine, quando saremo a bordo."
Mariko tradusse. "S. Sto benissimo adesso." Blackthorne si alz vacillando.
Yabu abbai un ordine.
"Yabu-san dice che voi starete sulla portantina, Anjin-san." Mariko sorrise alle sue proteste. "In realt sono molto robusta e non dovete preoccuparvi. Vi camminer accanto, cos potrete parlare, se volete."
Blackthorne si lasci aiutare a salire sulla portantina e subito ripartirono. Il dondolio era piacevole, ed egli si abbandon, sfinito. Aspett che il capitano dei Grigi avesse raggiunto la testa della colonna, prima di mormorare in latino, mettendola sull'avviso: "Il centurione capiva l'altra lingua."
"S. E credo anche un poco di latino," annu lei in un bisbiglio. E dopo una pausa: "A dire la verit, sei un uomo coraggioso. Grazie di averlo salvato."
"Tu hai avuto un coraggio pi grande."
"No, il Signore mi ha posto il piede sul cammino e mi ha reso un poco utile. Grazie ancora."
La citt di notte sembrava incantata. Le case pi ricche avevano numerose lanterne colorate, a olio e a candele, appese sulle porte e nei giardini e gli schermi shoji creavano trasparenze mirabili. Anche le case povere erano ammorbidite dagli shoji. Delle lanterne illuminavano il cammino ai pedoni, ai kaga e ai samurai a cavallo.
"Nelle case abbiamo lampade a olio e candele, ma al cadere della notte quasi tutti vanno a letto," spieg Mariko, mentre procedevano per le vie serpeggianti. I passanti s'inchinavano e i pi poveri si inginocchiavano al loro passaggio; il mare scintillava sotto la luna.
" lo stesso da noi. Come cucinate? Sui fornelli a legna?" Le forze gli erano tornate in fretta e le gambe non erano pi di gelatina. Mariko aveva rifiutato di riprendere il proprio posto, e adesso Blackthorne, sdraiato, si godeva l'aria e la conversazione.
"Usiamo dei bracieri a carbone. Non mangiamo cibi come i vostri, perci la nostra cucina  pi semplice: solo riso e un po' di pesce, spesso crudo, oppure cotto sul carbone con una salsa piccante e verdure sott'aceto. A volte un po' di minestra. Niente carne, mai. Siamo gente frugale... dobbiamo esserlo, perch ben poco della nostra terra  coltivabile, forse un quinto, e noi siamo tanti. Per noi la frugalit  una virt, anche nel cibo."
"Sei coraggiosa. Ti ringrazio. Le frecce non sono volate grazie allo scudo della tua persona."
"No, capitano di navi.  stato il volere di Dio."
"Sei coraggiosa e sei bella."
Lei cammin in silenzio per un po'. Nessuno mi aveva mai detto bella finora, nessuno, pensava. "Non sono n coraggiosa n bella. Le spade sono belle. L'onore  bello."
"Il coraggio  bello e tu ne possiedi in abbondanza."
Mariko non rispose. Stava ripensando alla mattina e a tutte le cattive parole e i cattivi pensieri. Come pu un uomo essere insieme tanto coraggioso e tanto sciocco, tanto gentile e tanto crudele, tanto gradevole e tanto detestabile... tutto nello stesso tempo? L'Anjin-san ha mostrato un coraggio infinito nel distrarre l'attenzione di Ishido dalla portantina e un'intelligenza perfetta a fingersi pazzo, guidando Toranaga fuori dalla trappola. Com' stato saggio Toranaga a fuggire in questo modo! Ma sii prudente, Mariko, si ammon, pensa a Toranaga e non a questo straniero. Ricorda il male che c' in lui, e domina il calore che ti invade le reni e che non hai mai conosciuto prima, il calore di cui parlano le cortigiane e che descrivono i romanzi e i libri da alcova.
"S," disse. "Il coraggio  bello e tu ne sei ricco." Poi torn di nuovo al portoghese. "Il latino  una lingua che stanca."
"L'avete studiato a scuola?"
"No, Anjin-san, pi tardi. Dopo essermi sposata ho vissuto a lungo lontano, al nord. Ero sola, a parte i servi e la gente del villaggio, e avevo unicamente libri portoghesi e latini... grammatiche e testi di religione, e una Bibbia. Studiando le lingue il tempo passava benissimo e la mente rimaneva occupata. Sono stata molto fortunata."
"Dov'era vostro marito?"
"In guerra."
"Per quanto tempo siete rimasta sola?"
"Noi abbiamo un detto: il tempo non ha una sola misura, pu essere come il gelo o il fulmine o una lacrima o un assedio o una tempesta o un tramonto, o anche come una roccia."
" un detto molto saggio," rispose lui. E aggiunse: "Il vostro portoghese  ottimo, senhora. E cos il vostro latino. Meglio dei miei.
"Avete una lingua carica di miele, Anjin-san!"
" honto!"
"Honto  una buona parola. Honto  che un giorno un padre cristiano giunse nel villaggio. Eravamo come due anime perdute. Lui rimase per quattro anni e mi aiut enormemente. Sono contenta di parlare bene," comment, senza vanit. "Mio padre voleva che studiassi le lingue."
"Perch?"
"Pensava che dovessimo conoscere il diavolo contro cui batterci."
"Era un saggio."
"No, non un saggio."
"Perch?"
"Un giorno ve ne racconter la storia.  triste."
"Perch siete rimasta sola per una intera roccia di tempo?"
"Riposate un poco. Abbiamo ancora molta strada da percorrere."
"Volete prendere il mio posto?" Accenn di nuovo a muoversi dalla lettiga, ma lei scosse il capo.
"No, grazie. Restate dove siete. Mi piace camminare."
"Va bene. Ma non vorreste parlare ancora?"
"Se vi fa piacere, possiamo parlare. Che cosa volete sapere?"
"Perch siete rimasta sola per un'intera roccia di tempo?"
"Mio marito mi aveva allontanata. La mia presenza lo offendeva. Si  comportato molto correttamente. Mi ha reso onore non divorziando. Poi mi ha reso ancora pi onore riaccogliendo me e mio figlio." Mariko lo guard in faccia. "Mio figlio ha quindici anni, ormai. Sono veramente una vecchia signora."
"Non vi credo, senhora."
" honto."
"Quanti anni avevate quando vi siete sposata?"
"Ero vecchia, Anjin-san, molto vecchia."
"Noi abbiamo un detto: l'et  come il gelo o un assedio o un tramonto, a volte anche come una roccia." Rise. Tutto in lei  cos pieno di grazia, pens Blackthorne affascinato. "In voi, venerabile dama, la vecchiaia  deliziosa."
"Anjin-san, per una donna la vecchiaia non  mai deliziosa."
"Sei saggia quanto bella." Il latino gli era venuto spontaneo alle labbra e bench suonasse pi solenne e formale, era pi intimo. Sta' in guardia, pens.
Nessuno fino a oggi mi ha mai chiamato bella, pensava lei. Vorrei che fosse vero. "Qui non  saggio fare apprezzamenti sulla moglie di un altro," disse. "I nostri usi sono severi. Per esempio, se una donna sposata viene trovata sola con un uomo in una stanza con la porta chiusa - se sono soli e parlano in privato - secondo la legge il marito di lei o il fratello o il padre di lui hanno il diritto di ucciderla subito. Se si tratta di una ragazza nubile, naturalmente, il padre pu farne ci che vuole."
"Questo non  n giusto n civile." Rimpianse subito l'errore.
"Noi ci riteniamo perfettamente civili, Anjin-san." Mariko fu lieta di sentirsi di nuovo insultata: l'incantesimo si era spezzato e il calore scomparve. "Le nostre leggi sono molto sagge. Ci sono fin troppe donne libere e prive di legami perch un uomo debba cercarne una che appartiene ad altri.  una protezione per le donne. Una donna ha dei doveri soltanto verso il marito. Abbiate pazienza e vedrete come siamo civili e progrediti. Le donne hanno il loro posto, gli uomini il loro. Un uomo pu avere una sola moglie legale per volta - e ovviamente molte concubine - ma le donne qui godono di molta pi libert delle signore spagnole e portoghesi, a quanto mi  stato detto. Possiamo andare liberamente dove vogliamo, quando vogliamo. Possiamo lasciare i nostri mariti, se lo desideriamo, e divorziare. E soprattutto possiamo rifiutarci di sposarci, se lo vogliamo. Siamo padrone della nostra ricchezza e dei nostri beni, dei nostri corpi e dei nostri spiriti. Se lo vogliamo, possediamo poteri enormi. Chi si occupa della vostra ricchezza, del vostro denaro, nella vostra casa?"
"Io, naturalmente."
"Qui  la moglie che si occupa di tutto. Il denaro non conta nulla per un samurai: per un vero uomo  al di sotto anche del disprezzo. Io dirigo tutti gli affari di mio marito. Lui prende le decisioni e io realizzo i suoi desideri e pago i suoi conti, e ci lo lascia completamente libero di compiere il suo dovere verso il suo padrone. Il suo unico dovere. Oh, s, Anjin-san, dovete essere paziente prima di criticare."
"Non intendevo criticare, senhora.  solo che noi crediamo nella santit della vita, crediamo che nessuno possa essere mandato a morte con leggerezza, se non quando il tribunale della regina l'abbia permesso."
Lei rifiut di lasciarsi placare. "Voi dite tante cose che non capisco. Anjin-san. Ma non avete detto 'non  n giusto n civile'?"
"S."
"Dunque,  una critica, ne? Toranaga-sama mi ha pregato di chiarire che non  corretto criticare senza sapere. Non dovete dimenticare che la nostra civilt, la nostra cultura,  antica di millenni. Tremila di questi anni sono documentati. Oh, s, siamo un popolo antico. Antico quanto la Cina. Di quanti anni  la vostra civilt?"
"Non molti, senhora."
"Il nostro imperatore, Go-Nijo,  il centosettimo, in linea ininterrotta, risalendo fino a Jimmu-tenno, il primo terrestre, che discendeva da cinque generazioni di spiriti terrestri e, prima di loro, da sette generazioni di spiriti celesti discendenti da Kuni-toko-tachi-noh-Mikoto - il primo spirito - apparso quando la terra fu separata dal cielo. Nemmeno la Cina pu vantare una storia cos. Da quante generazioni i vostri sovrani regnano sulla vostra terra?"
"La nostra regina  la terza della famiglia Tudor, senhora. Ma ormai  vecchia e senza figli, perci sar l'ultima."
"Centosette generazioni, Anjin-san, fino alla divinit," ripet lei con orgoglio.
"Se credete a questo, senhora, come potete dirvi anche cattolica?" La vide fermarsi e scrollare le spalle.
"Sono cristiana da soli dieci anni, e per quanto io creda nel Dio cristiano, nel Padre, Figlio e Spirito Santo, con tutto il cuore, il nostro imperatore discende direttamente dagli dei o da Dio. Ci sono tante cose che non sono capace di spiegare o di capire, ma la divinit del mio imperatore  fuori discussione. Sono cristiana, s, ma prima sono giapponese."
 questa la chiave di tutti voi? Che prima di tutto siete giapponesi? si domand Blackthorne. L'aveva gi osservato, con stupore. I loro usi sono assurdi! Il denaro non conta nulla per un vero uomo? Questo spiega perch Toranaga ha mostrato tanto disprezzo allorch, nel primo colloquio, io ho parlato di denaro. Centosette generazioni? Impossibile! La morte immediata per essere trovati innocentemente in una stanza a parlare con una donna? Questa  barbarie. Un aperto invito all'omicidio. Chiedono e ammirano l'omicidio! Non  questo che diceva Rodrigues? Non  questo che ha fatto Omi-san? Non ha commesso un omicidio con quel povero contadino? Per il sangue di Cristo, da giorni non penso a Omi, n al villaggio! N al pozzo, o a quando mi sono trovato in ginocchio davanti a lui. Dimenticalo, ascolta lei, sii paziente come lei ti esorta, falle domande, perch lei ti offre il mezzo per piegare Toranaga ai tuoi progetti. Anche Toranaga  decisamente in debito verso di te. L'hai salvato. Lo sa lui, lo sanno tutti. Lei non ti ha forse ringraziato, per aver salvato non lei stessa, ma lui?
La colonna attraversava la citt in direzione del mare. Vedendo Yabu trattenere il passo, gli risuonarono per un momento nella testa le grida di Pieterzoon. "Una cosa alla volta," mormor quasi a se stesso.
"S," gli stava dicendo Mariko, "dev'essere molto difficile per voi. Il nostro mondo  talmente diverso dal vostro... Molto diverso, ma molto saggio." Scorgendo la figura di Toranaga dentro la lettiga che la precedeva, ringrazi ancora Dio della sua salvezza. Come spiegare di noi al barbaro? Come fargli i complimenti per il suo coraggio? Toranaga le aveva ordinato di dare spiegazioni, ma in che modo? "Lasciate che vi racconti una storia, Anjin-san. Quando io ero giovane, mio padre era generale di un daimyo di nome Goroda. In quel tempo Goroda non era il grande dittatore, ma un daimyo ancora in lotta per il potere. Mio padre invit a una festa Goroda e i suoi maggiori vassalli. Non pens che mancava il denaro per il cibo e il sak e il vasellame laccato necessari per una simile visita, secondo le tradizioni. Non dovete pensare che mia madre fosse una cattiva amministratrice. Non lo era. Ogni centesimo delle entrate di mio padre andava ai samurai suoi vassalli e bench, ufficialmente, ne avesse soltanto per quattromila guerrieri, a forza di acrobazie e risparmi e maneggi, mia madre faceva s che egli ne conducesse in battaglia per il suo feudatario cinquemilatrecento. Noi, in famiglia - mia madre, le concubine di mio padre, i miei fratelli e sorelle - avevamo appena da mangiare. Ma che importava? Mio padre e i suoi uomini disponevano delle armi migliori e dei migliori cavalli, e davano il loro meglio al loro signore.
Dunque, non c'era denaro per la festa, perci mia madre and dai fabbricanti di parrucche a Kyoto e vendette i suoi capelli. Ricordo che erano come una cascata scura che le scendeva fino in fondo alla schiena. Eppure li vendette. I parrucchieri glieli tagliarono il giorno stesso e le diedero una parrucca da pochi soldi. Cos lei compr tutto il necessario e salv l'onore di mio padre. Era suo dovere pagare i conti e li pag. Fece il proprio dovere. Per noi il dovere  molto importante.
"Che cosa disse vostro padre, quando lo scopr?"
"Che cosa doveva dire, se non ringraziarla? Era suo dovere trovare il denaro, per salvare l'onore di lui."
"Doveva amarlo molto."
"Amore  una parola cristiana, Anjin-san. L'amore  un concetto cristiano, un ideale cristiano. Noi non abbiamo una parola per 'amore' nel senso che mi sembra gli diate voi. Dovere, lealt, onore, rispetto, desiderio, queste sono le parole e i pensieri che abbiamo, tutti quelli che ci servono." Lo guard e, a dispetto di tutto, rivisse il momento in cui egli aveva salvato Toranaga e, insieme a Toranaga, suo marito. Non dimenticarti mai che erano entrambi in trappola, che a quest'ora sarebbero morti entrambi, senza quest'uomo
Si assicur che non ci fosse nessuno vicino. "Perch avete fatto quello che avete fatto?"
"Non lo so. Forse perch..." S'interruppe. Erano tante le cose che poteva dire: forse perch Toranaga era indifeso e io non volevo essere fatto a pezzetti... Perch se lo scoprivano, finivamo tutti nei guai... Perch sapevo che nessuno sapeva, tranne me, e toccava a me rischiare... Perch non volevo morire, ci sono troppe cose da fare per sprecare la mia vita, e Toranaga  l'unico che possa rendermi la mia nave e la mia libert. Invece rispose in latino: "Perch Egli ha detto: 'A Cesare quel che  di Cesare'."
"S," rispose lei, e aggiunse nella stessa lingua: "SI,  quello che volevo dire anch'io. A Cesare ci che  suo, a Dio ci che  Suo. Cos  da noi. Dio  Dio e l'imperatore discende da Dio. E Cesare  Cesare, e va onorato come Cesare." Poi toccata dalla capacit di comprensione e dalla tenerezza nella voce di lui, osserv: "Sei saggio. A volte penso che tu capisca pi di quanto dici."
Non ti stai comportando proprio come avevi giurato che non avresti mai fatto? si chiese Blackthorne. Non  ipocrita tutto questo? S e no. Non ho obblighi verso di loro. Sono un prigioniero. Mi hanno rubato la nave e tutti i beni e hanno ammazzato uno dei miei uomini. Sono dei pagani... insomma, in parte sono pagani e per il resto cattolici e io non devo niente n ai pagani n ai cattolici. Per questa donna ti piacerebbe portartela a letto, e la stavi corteggiando, no?
Che Dio maledica la coscienza!
Il mare era pi vicino, a un mezzo miglio. Blackthorne poteva scorgere molte navi, tra cui la fregata portoghese. Sarebbe stata una bella preda. Con venti ragazzi in gamba la prenderei. Torn ad occuparsi di Mariko. Una strana donna, appartenente a una strana famiglia. In che modo aveva offeso Buntaro... quel babbuino? Come poteva andare a letto con quell'uomo, e addirittura averlo sposato? Che cos' la sua "tristezza"?
"Senhora," riprese con voce gentile e tenera, "vostra madre doveva essere una donna eccezionale, per comportarsi come ha fatto."
"S. Ma grazie a quello che ha fatto vivr per sempre. Adesso  una leggenda. Era una samurai, come mio padre."
"Credevo che soltanto gli uomini fossero samurai."
"Oh, no, Anjin-san! Uomini e donne sono ugualmente samurai, guerrieri con precise responsabilit verso i loro signori. Mia madre era una samurai autentica e il dovere verso lo sposo superava ogni altra cosa."
" in casa vostra, adesso?"
"No. N lei n mio padre, n nessuno dei miei fratelli e sorelle, o della mia famiglia. Io sono l'ultima della casata."
" accaduta una catastrofe?"
A un tratto Mariko si sent stanca. Sono stanca di parlare latino e dei suoni pesanti del portoghese, e stanca di insegnare. Non sono una maestra, sono soltanto una donna che conosce il proprio dovere e vuole compierlo in pace. Non voglio provare di nuovo quel calore, non voglio pi saperne di quest'uomo che mi turba tanto. Basta.
"In un certo senso, Anjin-san,  stata una catastrofe. Un giorno ve ne parler." Affrett il passo  si avvicin all'altra portantina. Le due cameriere le sorrisero, nervose.
"Dobbiamo arrivare lontano, Mariko-san?" domand Sono.
"Non troppo, spero," rispose incoraggiante.
Il capitano dei Grigi usc improvvisamente dall'oscurit, dall'altro lato della portantina, ed essa si chiese quanto avesse sentito di ci che aveva detto all'Anjin-san.
"Vorreste forse un kaga, Mariko-san? Siete stanca?" esclam il capitano.
"No, no, grazie." Rallent volutamente il passo, per allontanarlo da Toranaga. "Non sono affatto stanca."
"Si comporta bene il barbaro? Non vi disturba?"
"Oh, no. Adesso sembra perfettamente tranquillo."
"Di che cosa parlavate?"
"Di tante cose. Cercavo di spiegargli alcune delle nostre leggi e usanze." Si volt e accenn al torrione del castello che si stagliava nel cielo. "Toranaga-sama mi ha ordinato di instillargli un po' di buon senso."
"Ah, s, il Nobile Toranaga." Anche il capitano lanci un'occhiata al castello, poi un'altra a Blackthorne. "Perch Toranaga-sama si interessa tanto a lui, mia signora?"
"Non so. Immagino perch  un tipo piuttosto insolito."
Girarono un angolo e si inoltrarono per una strada che correva fra case circondate da giardini. I passanti erano scarsi. In fondo si scorgevano dei moli e il mare. Gli alberi delle navi spiccavano, pi alti dei tetti, e nell'aria stagnava denso l'odore di alghe. "Di che cos'altro avete parlato?"
"Hanno idee molto strane. Pensano sempre al denaro."
"Si dice in giro che il suo paese sia tutto di sporchi mercanti pirati. Neppure un samurai. Che cosa vuole da lui Toranaga-sama?"
"Mi spiace tanto, ma proprio non lo so."
"In giro si dice anche che sia cristiano, che si dichiari cristiano. Lo ?"
"Non un cristiano del nostro tipo, capitano. Voi siete cristiano?"
"Il mio padrone  cristiano, quindi lo sono anch'io. Il mio padrone  Kiyama-sama."
"Ho la fortuna di conoscerlo bene, perch ha fatto a mio marito il grande onore di fidanzare una sua nipote con mio figlio."
"S, lo so, Nobile Toda."
"Kiyama-sama sta meglio adesso? Ho sentito che i medici non permettono a nessuno di vederlo."
"Io non lo vedo da una settimana, e cos nessuno di noi. Forse si tratta di sifilide cinese. Che Dio lo protegga da una simile sventura e maledica tutti i cinesi!" Lanci un'occhiata feroce a Blackthorne. "I medici dicono che sono stati i barbari a portare la peste in Cina, a Macao, e quindi fino alle nostre spiagge."
"Sumus omnes in manu Dei," esclam lei. Siamo tutti in mano di Dio.
"Ita, amen," rispose l'uomo, senza riflettere, cascando nel tranello.

Anche Blackthorne aveva colto l'errore e vide l'espressione incollerita del capitano. Lo sent esclamare qualcosa fra i denti a Mariko, che arross e si ferm. Blackthorne scese dalla lettiga e si accost ai due. "Se tu parli latino, centurione, sarebbe gentile che parlassi un po' con me. Sono ansioso di imparare il pi possibile di questo tuo grande paese."
"S, so parlare la tua lingua, straniero."
"Non  la mia lingua, centurione, ma quella della Chiesa e di tutta la gente colta, nel mio mondo. Tu lo parli bene. Dove e come l'hai imparato?"
Il corteo li stava superando e tutti i samurai, sia Grigi sia Marroni, li osservavano. Buntaro, accanto alla portantina di Toranaga, si ferm e si volt indietro. Il capitano esit, quindi riprese a camminare e Mariko fu lieta della presenza di Blackthorne. Per un po' procedettero in silenzio.
"Il centurione parla latino benissimo, molto scorrevolmente" disse Blackthorne a Mariko.
"Gi. L'hai studiato in seminario, centurione?"
"E tu, straniero?'" chiese freddo il capitano, senza prestare attenzione alla donna, per il ricordo odioso che conservava del seminario di Macao in cui era stato messo bambino da Kiyama, a studiare le lingue. "Ora che possiamo parlarci direttamente, spiegami bene perch hai detto a questa signora: 'Chi altri sa...' Chi altri sa cosa?"
"Non ricordo. La mia mente vacillava."
"Ah, vacillava, eh? E perch hai detto: 'A Cesare quel che  di Cesare'?"
"Era uno scherzo. Discutevo con la signora. Lei racconta episodi interessanti, ma a volte difficili da capire."
"S, sono molte le cose da capire. Che cosa ti ha fatto impazzire, vicino alla porta? E come mai ti sei ripreso cos in fretta dal tuo attacco?"
"Per bont di Dio."
Si trovavano di nuovo all'altezza della portantina. Il capitano era furibondo per essersi lasciato cogliere cos facilmente in fallo. Il Nobile Kiyama l'aveva avvertito che la donna era dotata di grandissima intelligenza e scaltrezza: "Non dimenticare che porta il marchio del tradimento in tutto il suo essere e che il pirata  posseduto dal demonio Satana. Guarda, ascolta e ricorda. Forse lei potr essere accusata per le sue stesse parole e diventare un testimone di pi per i reggenti contro Toranaga. Al momento dell'imboscata, uccidi il pirata."
Le frecce sbucarono dal buio e la prima trapass la gola del capitano. Mentre i polmoni gli si riempivano di fuoco liquido e la morte stava per inghiottirlo, il suo ultimo pensiero fu di stupore: l'imboscata non doveva infatti avvenire in quella strada, bens pi avanti, vicino ai moli, e l'attacco non doveva essere diretto contro di loro, ma contro il pirata.
Un'altra freccia si conficc nella lettiga, a due centimetri dalla testa di Blackthorne. Altre due avevano trapassato le cortine chiuse della portantina di Kiritsubo, e un'altra aveva colpito Asa, la cameriera, alla vita. Appena essa si mise a urlare, i portatori abbandonarono la lettiga e se la diedero a gambe nell'oscurit. Blackthorne si rotol a terra, in cerca di riparo, trascinando con s Mariko nell'ombra della lettiga abbandonata. Grigi e Marroni cominciarono a correre di qua e di l. Una pioggia di frecce si rovesci sulle due lettighe. Una colp il punto in cui si era trovata Mariko un istante prima. Buntaro copriva col proprio corpo la portantina di Toranaga, come meglio poteva, con una freccia conficcata nella schiena della sua armatura di ferro-bamb. Appena la pioggia si interruppe, corse ad aprire le tendine: le due prime frecce si erano piantate nel petto e nel fianco di Toranaga, ma egli era illeso e se le strapp dall'armatura che lo proteggeva sotto il chimono. Quindi si tolse con gesto brusco il cappello e la parrucca. Buntaro affondava lo sguardo nel buio, alla ricerca del nemico, con l'arco pronto al tiro; intanto Toranaga si liberava dal groviglio delle cortine e si alzava, estraendo la spada da sotto le coperte della lettiga. Mariko si mosse per andare in aiuto di Toranaga, ma Blackthorne la tir indietro con un grido allarmato, mentre un'altra nuvola di frecce pioveva sulle lettighe, uccidendo due Marroni e un Grigio. Una di esse sfior Blackthorne e gli scalf la guancia. Un'altra gli inchiod il chimono a terra. Sono stava accanto all'altra cameriera ferita, che cercava coraggiosamente di trattenere i lamenti. Poi Yabu mand un grido, indic con la mano e caric: su uno dei tetti si scorgevano delle figure nere. Un'ultima nuvola di frecce piovve sulle portantine. Buntaro e altri Marroni ne fermarono il tragitto verso Toranaga. Uno degli uomini mor. Una freccia penetr nella spalla di Buntaro, attraverso una giuntura dell'armatura, ed egli grugn di dolore. Yabu e Marroni e Grigi si trovavano ormai accanto al muro, all'inseguimento, ma gli autori dell'imboscata erano svaniti nella notte e, per quanto una dozzina di samurai corressero fino all'angolo nel tentativo di raggiungerli, tutti sapevano che era ormai inutile. Blackthorne si rimise in piedi, aiutando Mariko a fare altrettanto. La donna era scossa ma incolume.
"Grazie," gli disse, affrettandosi verso Toranaga per contribuire a ripararlo dalla vista dei Grigi. Buntaro stava gridando ai suoi uomini di spegnere le fiaccole vicino alle portantine. In quel momento uno dei Grigi esclam: "Toranaga!" Sebbene avesse parlato piano, tutti lo sentirono.
Nella luce malferma delle fiaccole, il trucco rigato di sudore rendeva grottesco il volto di Toranaga. Uno degli ufficiali Grigi fece un rapido inchino. Incredibilmente, davanti a lui stava il nemico del suo padrone. Libero, fuori dal castello. "Aspettate qui, Toranaga-sama. Tu!" ordin a uno dei suoi, "vai immediatamente a rapporto dal Nobile Ishido." L'uomo si avvi di corsa.
"Fermatelo," disse con calma Toranaga. Buntaro lanci due frecce. L'uomo cadde, morente. L'ufficiale sguain lo spadone a due mani e balz verso Toranaga con un urlo di guerra, ma Buntaro era pronto e par il colpo. Marroni e Grigi, contemporaneamente, mescolati com'erano, afferrarono le armi tentando di farsi spazio. La strada si trasform in un campo di battaglia. Buntaro e l'ufficiale erano uno all'altezza dell'altro, e duellavano con finte e parate e colpi. A un tratto un Grigio usc dalla mischia gettandosi verso Toranaga; in un lampo Mariko afferr una torcia, corse verso di lui e gliela scagli in viso. Con un fendente Buntaro tagli in due l'avversario, poi gir su se stesso e uccise l'altro, e poi un terzo che cercava di giungere a Toranaga, mentre Mariko scattava da una parte, lasciandogli il passo. Adesso Mariko brandiva una spada e non lasciava mai con lo sguardo n Toranaga n Buntaro, sua mostruosa guardia del corpo.
Quattro Grigi si raggrupparono e si lanciarono contro Blackthorne, ancora impalato vicino alla sua portantina: li vide arrivare senza potersi difendere. Yabu e un Marrone li bloccarono, battendosi come diavoli. Blackthorne con un balzo si allontan, afferr una fiaccola e roteandola come una mazza scompigli per un momento gli avversari. Yabu ne uccise uno e ne fer un altro, poi quattro Marroni sopravvennero di corsa a eliminare gli altri due Grigi rimasti. Senza esitazioni Yabu e un Marrone ferito si lanciarono di nuovo all'attacco per proteggere Toranaga. Blackthorne corse avanti, raccolse una lunga arma, a met fra la spada e la lancia, si avvicin a Toranaga, il quale era l'unico immobile, con la spada nel fodero, in mezzo agli urli e alla confusione.
I Grigi si battevano con coraggio. Quattro di loro tentarono una carica suicida contro Toranaga, che i Marroni stroncarono, aumentando poi il proprio vantaggio. I Grigi si raggrupparono e caricarono di nuovo. Infine un ufficiale anziano ordin a tre di loro di ritirarsi e andare in cerca di aiuto, mentre gli altri ne avrebbero coperto la ritirata. I tre Grigi corsero via. Buntaro li insegu e ne abbatt uno, ma due riuscirono a fuggire.
Tutti gli altri morirono.

24
Si affrettavano per stradine deserte, diretti al molo e alla galea. Erano in dieci con in testa Toranaga, Yabu, Mariko, Blackthorne e sei samurai. Il resto, al comando di Buntaro, era stato mandato con le portantine e i bagagli per la strada gi fissata, con l'ordine di raggiungere la galea. In una delle portantine giaceva il corpo di Asa. Durante una pausa del combattimento, Blackthorne le aveva estratto la freccia. Toranaga aveva guardato il sangue scuro uscire e aveva osservato stupito il pilota confortarla anzich lasciarla morire tranquillamente in solitaria dignit. E poi, finito il combattimento, con quanta dolcezza il pilota aveva deposto la ragazza nella lettiga... Lei era coraggiosa e non si era lamentata. L'aveva soltanto fissato, finch non era giunta la fine. Toranaga l'aveva lasciata nella lettiga come esca e, sempre come esca, un samurai ferito era stato deposto nella seconda portantina.
Dei cinquanta Marroni della scorta, quindici erano stati uccisi e undici feriti mortalmente. Questi undici erano stati rapidamente e onorevolmente affidati al Grande Vuoto, tre mediante suicidio e otto con l'aiuto di Buntaro, su loro richiesta. Alla fine Buntaro aveva radunato gli altri intorno alle lettighe chiuse e si era allontanato. Quarantotto Grigi giacevano nella polvere.
Toranaga sapeva di essere pericolosamente allo scoperto e senza protezione, ma era contento.  andato tutto bene, pensava. Com' interessante la vita! In principio ero sicuro che il fatto che il pilota mi avesse visto scambiare il posto con Kiri fosse di cattivo auspicio, e poi lui mi ha salvato fingendosi pazzo in maniera perfetta e ci ha permesso di sfuggire a Ishido. Non avevo previsto la presenza di Ishido alla porta principale, ma solo nel cortile.  stato un errore. Perch Ishido si  trovato l? Non  da lui tanta precisione. Chi l'ha consigliato? Kiyama? Onoshi? O Yodoko? Solo una donna, con la sua concretezza, poteva sospettare un sotterfugio come il mio.
Il piano era stato buono - la fuga improvvisa e segreta - e fissato da settimane. Sembrava ovvio che Ishido avrebbe tentato di trattenerlo nel castello, avrebbe messo su contro di lui gli altri reggenti, promettendogli qualsiasi cosa, avrebbe sacrificato volentieri l'ostaggio che si trovava a Yedo, Ochiba-sama, e avrebbe impiegato ogni mezzo per tenerlo bloccato fino alla riunione dei reggenti. Allora l'avrebbero intrappolato, incriminato, eliminato.
"Ma vi incrimineranno lo stesso!" aveva osservato Hiro-matsu, quando Toranaga l'aveva chiamato, dopo il tramonto, per spiegargli quanto sarebbe avvenuto e perch lui, Toranaga, aveva esitato. "Anche se fuggite, i reggenti vi incrimineranno dietro le spalle, come farebbero davanti a voi. Perci sarete costretto a fare seppuku quando ve lo ordineranno. E ve lo ordineranno."
"S," aveva risposto Toranaga. "Quale presidente del Consiglio dei reggenti sono obbligato a farlo se ci sono quattro voti contro di me. Ma qui," e aveva estratto dalla manica un rotolo di pergamena, "qui ci sono le mie dimissioni ufficiali dal Consiglio dei reggenti. Le consegnerai a Ishido non appena si sapr della mia fuga."
"Come?"
"Se mi dimetto, non sono pi legato al mio giuramento di reggente. Ne? Il Taiko non mi ha mai proibito di dimettermi. Consegna a Ishido anche questo." Aveva porto a Hiro-matsu il suo sigillo ufficiale di presidente.
"Ma adesso siete completamente isolato. Siete sconfitto!"
"Ti sbagli. Ascolta: nel suo testamento il Taiko ha stabilito che il regno sia governato da un Consiglio di cinque reggenti. Adesso sono quattro. Prima di esercitare il mandato dell'imperatore, per rispettare la legge, i quattro devono eleggere o nominare un altro membro, il quinto. Chiaro? Cio Ishido, Kiyama, Onoshi e Sugiyama devono trovare un accordo. E il nuovo reggente non deve essere bene accetto a tutti? Naturalmente! Ora, mio vecchio amico, con chi si accorderanno quei quattro, con chi in tutto il mondo, per dividere il loro potere? Eh? E finch loro litigano, niente decisioni e..."
"Noi ci prepariamo per la guerra e voi non siete pi legato e potete spargere un po' di miele qui e un po' di veleno l e quei merdosi si mangeranno l'un l'altro!" aveva concluso Hiro-matsu tutto d'un fiato. "Ah, Yoshi Toranaga-noh-Minowara, siete veramente un uomo grande! Mi mangio il didietro se non siete l'uomo pi saggio del paese!"
S, un ottimo piano, pens Toranaga, e tutti avevano recitato bene la propria parte: Hiro-matsu, Kiri, e la mia bella Sazuko. E adesso sono rinchiusi e cos resteranno, se non gli verr permesso di partire. Credo che non gli sar permesso.
Mi dispiacer perderli.
Guidava il gruppo con sicurezza, con passo rapido e misurato, il passo di quando andava a caccia, con cui poteva camminare ininterrottamente per due giorni e una notte, se necessario. Indossava ancora il mantello da viaggio e il chimono di Kiri, ma con le sottane rimboccate, in modo che non gli dessero fastidio; le calzature militari apparivano decisamente fuori posto.
Attraversarono un'altra strada deserta e si inoltrarono per un vicolo. Egli sapeva che presto l'allarme sarebbe arrivato a Ishido e allora la caccia si sarebbe aperta sul serio. C' tempo a sufficienza, si disse.
S, il piano era buono, ma non ho previsto l'imboscata. Ci mi costa tre giorni di sicurezza. Kiri era certa di poter tenere nascosto l'inganno per almeno tre giorni, invece adesso il segreto  svelato e io non potr salire a bordo e prendere il mare. A chi era destinata l'imboscata? A me o al pilota? Naturalmente al pilota. Per le frecce sono piovute su entrambe le lettighe... ma gli arcieri erano lontani, la visuale era difficile e in ogni caso era pi saggio e sicuro ammazzare tutti e due, non si sa mai.
Chi ha ordinato l'attacco? Kiyama o Onoshi? O il portoghese? O i preti cristiani?
Toranaga si volt a osservare il pilota. Not che non si attardava, n lui n la donna che gli camminava accanto, bench fossero entrambi stanchi. Stagliati contro il cielo vide il castello e la grande forma fallica del torrione. Stanotte per la seconda volta l dentro ho sfiorato la morte, pens. Dovr essere veramente la mia nemesi, quel castello? Il Taiko" mi diceva spesso: "Finch vive il castello di Osaka, la mia discendenza non morir e il tuo epitaffio, Toranaga Minowara, sar scritto sulle sue pareti. Osaka provocher la tua morte, mio fratello vassallo!" E ogni volta scoppiava in quella sua risata mordace e sibilante.
Forse il Taiko vive dentro Yaemon... Che ci viva o no, Yaemon  il suo erede legittimo. Con uno sforzo Toranaga distolse lo sguardo dal castello, gir un altro angolo e si inoltr per un dedalo di viuzze. Alla fine si ferm davanti a una porta consunta, su cui era inciso un pesce. Buss secondo un segnale prestabilito e la porta si apr subito. Un samurai male in arnese si inchin. "Signore?"
"Prendi i tuoi uomini e seguimi!" ordin Toranaga, riprendendo il cammino.
"Con gioia." Il samurai non indossava il chimono dei Marroni, ma solo i cenci di un ronin. In realt apparteneva alle truppe scelte segrete che Toranaga aveva infiltrato a Osaka proprio per un'emergenza di quel genere. Quindici uomini, vestiti come lui, e altrettanto bene armati, lo seguirono e presero posto all'avanguardia e alla retroguardia; mentre un altro correva avanti ad avvertire altri reparti segreti. Ben presto furono in cinquanta con Toranaga e cento lo coprirono ai lati. Se ne avesse avuto bisogno, un altro migliaio sarebbe stato pronto all'alba. Egli si rilass e rallent il passo, intuendo che il pilota e la donna si stavano stancando. Gli servivano bene in forze.

Fermo nell'ombra del magazzino, Toranaga osservava la galea e il molo e la spiaggia. Accanto a lui stavano Yabu e un samurai. Gli altri, in gruppo compatto, erano stati lasciati in un vicolo, a un centinaio di passi.
Accanto alla passerella della galea attendeva un distaccamento di un centinaio di Grigi, all'estremit di un'ampia distesa di terra battuta che impediva ogni attacco di sorpresa. La galea era legata a dei pali, confitti nel molo di pietra che si allungava per un centinaio di metri nel mare. I remi erano ordinatamente ammarati ed egli riusc a distinguere sul ponte molti marinai e soldati.
"Sono dei nostri o dei loro?" chiese con calma.
" troppo lontano per dirlo con sicurezza," rispose Yabu.
La marea era alta. Al di l della galea, le barche da pesca entravano e uscivano, con le loro lanterne accese. A nord, lungo la riva, erano allineati numerosi pescherecci di ogni dimensione, sorvegliati da pochi pescatori. Cinquecento passi a sud, lungo un altro molo di pietra, dondolava la fregata portoghese, la Santa Theresa. Gruppi di facchini si affaccendavano con balle e barili, alla luce delle torce. Un altro nutrito gruppo di Grigi stazionava nei pressi. Era un fatto normale, perch tutte le navi portoghesi e straniere in porto erano, per legge, sotto continua sorveglianza. Solo a Nagasaki le navi portoghesi potevano entrare e uscire liberamente.
Se laggi si potesse aumentare la sorveglianza, pens Toranaga, dormiremmo tutti pi tranquilli. Gi, ma potremmo rinchiuderli e commerciare ugualmente con la Cina, con quantitativi sempre maggiori? Questa  una delle trappole in cui i barbari meridionali ci hanno cacciato e da cui non si pu uscire, fino a che i daimyo cristiani domineranno Kyushu e saranno necessari i preti. Il massimo che possiamo permetterci  di fare come il Taiko: dare ai barbari qualcosa, fingere di togliergliela, cercare di bluffare, ma sapendo che senza il commercio con la Cina la vita sarebbe impossibile.
"Con il vostro permesso, mio signore, io attaccher subito," bisbigli il samurai.
"Io sono contrario," disse Yabu. "Non sappiamo se a bordo ci sono i nostri. E qui intorno possono esserci un migliaio di uomini nascosti. Quelli," e indic i Grigi vicino alla nave portoghese, "quelli daranno l'allarme. Non riusciremmo mai a prendere la nave e uscire in mare prima che ci blocchino. Ci vorrebbero dieci volte gli uomini di cui disponiamo adesso."
"Il generale Ishido-sama sar presto al corrente," ribatt il samurai. "E allora tutta Osaka sar qui con pi avversari che mosche su un campo dopo la battaglia. Compresi quelli che ci proteggono alle ali, io ho centocinquanta uomini. Ci basteranno."
"Non per essere in salvo. Non basteranno, se i nostri rematori non sono ai remi. Meglio creare un diversivo, che allontani i Grigi... e porti allo scoperto quelli eventualmente nascosti. Anche quelli," e Yabu indic di nuovo gli uomini vicino alla fregata.
"Che tipo di diversivo?" chiese Toranaga.
"Diamo fuoco alla strada."
"Ma  impossibile!" Il samurai era sconvolto. L'incendio era un crimine punibile con la messa al rogo in pubblico dell'intera famiglia del colpevole, fino all'ultima generazione. La pena era la pi severa comminata dalla legge, perch l'incendio era il pericolo pi grave per qualunque villaggio e citt dell'impero. I loro soli materiali da costruzione erano il legno e la carta, eccettuate le tegole su alcuni tetti. Ogni casa, ogni magazzino, ogni tugurio e ogni palazzo rappresentava un'esca per il fuoco. "Non possiamo incendiare la strada!"
"Che cosa  pi importante?" gli chiese Yabu. "La distruzione di poche strade o la morte del nostro padrone?"
"Il fuoco si diffonderebbe, Yabu-san. Non possiamo bruciare Osaka. Ci vive un milione di persone, anche pi."
" questa la vostra risposta?"
Ashen, il samurai, si rivolse a Toranaga. "Signore, io far qualunque cosa ordiniate.  questo che volete da me?"
Toranaga si limit a scrutare Yabu. Il daimyo indic la citt col pollice, con disprezzo. "Due anni fa ne  bruciata la met, e guardate adesso. Cinque anni fa ci fu il Grande Incendio. Quante centinaia di migliaia scomparvero allora? Che importa? Non sono che bottegai, mercanti, artigiani, eta. Sarebbe diverso se Osaka fosse un villaggio pieno di contadini."
Gi da tempo Toranaga aveva controllato il vento: era leggero e non avrebbe favorito l'incendio. Forse. Ma un piccolo fuoco poteva facilmente trasformarsi in un rogo che avrebbe divorato tutta la citt. Tranne il castello. Ah, se consumasse il castello non esiterei un istante!
Si gir e torn dal gruppo. "Mariko-san, prendete il pilota e i nostri sei samurai e andate alla galea. Fingetevi in preda al panico, dite ai Grigi che c' stata un'imboscata, di banditi o di ronin, non sapete chi. Raccontate che il capitano dei Grigi di scorta vi ha mandato avanti perch gli altri Grigi vadano in aiuto, che lo scontro infuria ancora e che temete che Kiritsubo sia stata uccisa o ferita... che per favore si affrettino. Se sarete convincente, questo li allontaner quasi tutti."
"Capisco perfettamente, signore."
"Poi, qualunque cosa decidano i Grigi, salite a bordo col pilota. Se ci sono i nostri marinai e la nave  sicura, tornate sulla passerella e fingete di svenire. Sar il segnale. Fatelo esattamente in cima alla passerella." Toranaga pos lo sguardo su Blackthorne. "Ditegli quello che dovrete fare, ma non che dovrete svenire." Si volt a dare gli ordini agli altri uomini e alcune istruzioni speciali ai sei samurai.
Appena Toranaga ebbe finito, Yabu lo prese in disparte. "Perch mandare il barbaro? Non sarebbe pi sicuro lasciarlo qui? Pi sicuro per voi..."
"Per lui, Yabu-san, ma non per me.  un'esca facile."
"Incendiare la strada sarebbe ancora pi sicuro."
"S." Toranaga pens che era meglio che Yabu fosse alleato suo che di Ishido. Sono contento di non averlo fatto saltare dalla torre, ieri.
"Signore?"
"S, Mariko-san?"
"Scusatemi, signore, ma l'Anjin-san domanda che cosa accadr se la nave  in mano ai nemici."
"Ditegli che non c' bisogno che venga con voi se non  abbastanza forte."
Sentendo la risposta di Toranaga, Blackthorne trattenne la collera. "Dite a Toranaga-sama che il piano non  adatto a voi, che voi dovreste restare qui. Se va tutto bene, posso dare io un segnale."
"Non posso farlo, Anjin-san, non  questo l'ordine del mio padrone," rispose con fermezza Mariko. "Ogni piano concepito da lui  saggio."
Blackthorne si rese conto che era inutile discutere. Che Dio maledica la loro dannata arroganza cocciuta, pens. Ma Cristo, che fegato hanno! Sia gli uomini sia questa donna.
L'aveva osservata durante l'imboscata, eretta, con la spada stretta fra le mani, alta quasi quanto lei, pronta ad affrontare la morte per Toranaga. L'aveva vista usare una volta quella spada, con perizia, e, anche se era stato Buntaro a uccidere l'avversario, lei l'aveva facilitato costringendo l'uomo a indietreggiare. Il suo chimono era insanguinato e strappato, il viso sporco.
"Dove avete imparato a maneggiare una spada?" le aveva chiesto mentre si affrettavano verso il molo.
"Dovreste sapere che tutte le samurai imparano molto presto a usare il coltello per difendere l'onore proprio e dei loro signori," gli aveva risposto con assoluta naturalezza, mostrando lo stiletto che teneva nell'obi, pronto all'uso. "Ma alcune di noi, poche, imparano anche a maneggiare la spada e la lancia, Anjin-san. Alcuni padri ritengono che, come i figli, anche le figlie debbano essere pronte a battersi per i loro signori. Ci sono certe donne pi portate di altre alla battaglia, che sono liete di parteciparvi insieme ai mariti o ai padri. Cos era mia madre. Furono i miei genitori a volere che io sapessi usare la spada e la lancia."
"Se non ci fosse stato in mezzo il capitano dei Grigi, la prima freccia vi avrebbe colpito in pieno," aveva osservato lui.
"Avrebbe colpito voi, Anjin-san," l'aveva corretto, sicura. "Voi invece mi avete salvato la vita trascinandomi al riparo."
Ora, guardandola, Blackthorne sent che non avrebbe voluto che le accadesse niente di male. "Lasciate che vada io con i samurai, Mariko-san...
"Non  possibile, Anjin-san."
"Allora voglio un coltello. Anzi, due."
La donna trasmise la richiesta a Toranaga, e questi acconsent. Blackthorne ne infil uno nella cintura, sotto il chimono; l'altro lo leg, con la punta in basso, all'interno del braccio, usando una striscia di seta strappata dall'orlo del chimono.
"Il mio padrone chiede se tutti gli inglesi portano i coltelli cos, nascosti nella manica."
"No, ma quasi tutti i marinai lo fanno."
"Qui non si usa... e nemmeno presso i portoghesi," disse Mariko.
"Il posto migliore per un coltello di riserva  in uno stivale. Allora si pu colpire bene e rapidamente, se  necessario."
Lei tradusse e Blackthorne not lo sguardo attento di Toranaga e di Yabu e cap che non gradivano vederlo armato. Bene, pens. Forse riuscir a restare armato.
Continuava a porsi domande su Toranaga. Dopo la fine dell'imboscata e la morte dei Grigi, attraverso Mariko egli lo aveva ringraziato davanti a tutti i Marroni per la sua "lealt." Nient'altro, n promesse, n accordi, n ricompense. Ma Blackthorne intuiva che quelle sarebbero venute in seguito. Il vecchio frate gli aveva spiegato che la lealt era l'unica virt che essi premiassero. "Lealt e dovere, senor" aveva detto. " il loro culto, questo bushido. Mentre noi offriamo la vita a Dio e al Suo figlio benedetto Ges e a Maria, madre di Dio, questi animali si offrono ai loro padroni e muoiono come cani. Ricordalo, senor, per il bene della tua anima. Sono animali."
Non sono animali, pens Blackthorne. E molto di quello che mi hai detto, padre,  sbagliato ed  frutto delle esagerazioni di un fanatico. Si rivolse a Mariko.
"Ci occorre stabilire il segnale... se la nave  sicura o no.
"Toranaga-sama dice che ci penser uno dei nostri soldati."
"Non giudico coraggioso mandare una donna per un compito da uomo."
"Siate paziente verso di noi, Anjin-san. Non c' differenza fra uomini e donne. Le donne sono come i samurai. In questa impresa una donna pu essere molto meglio di un uomo."
Toranaga parl brevemente a Mariko, poi la donna si volt verso l'inglese. "Siete pronto, Anjin-san? Dobbiamo andare."
" un piano schifoso e pericoloso e io sono stanco di essere una maledetta oca da sacrificare, ma sono pronto."
Lei rise, si inchin a Toranaga e si allontan rapida. Blackthorne e i sei samurai le corsero dietro.
Mariko era molto veloce e lui non l'aveva ancora raggiunta, quando girarono l'angolo e cominciarono ad attraversare lo spiazzo. Non si era mai sentito cos indifeso. Appena comparvero, i Grigi li scorsero e mossero in fretta verso di loro. Li circondarono e Mariko cominci febbrilmente ad affastellare parole. Anche lui accrebbe la confusione con un misto ansimante di portoghese, inglese e olandese, facendo segno di accelerare e avanzando fino alla passerella per appoggiarvisi, senza bisogno di fingere la propria agitazione. Cerc di guardare dentro alla nave, ma non riusc a distinguere niente con chiarezza. Solo parecchie teste alla falchetta. Vide le teste rasate di molti samurai e numerosi marinai. Ma non riusciva a scorgere il colore dei chimoni.
Dietro di lui, uno dei Grigi gli parlava velocemente ed egli si gir, spiegandogli che non capiva, ma che andasse laggi, nella strada dove era in corso la maledetta battaglia. "Wakarimasu ka? Porta il tuo dannato sedere al diavolo, via di qua! Wakarimasu ka? Lo scontro  laggi!
Mariko stava arringando freneticamente l'ufficiale anziano dei Grigi, il quale torn verso la nave e grid degli ordini. Immediatamente dalla galea uscirono pi di cento Grigi. Ne sped alcuni verso nord, lungo la spiaggia, per andare incontro ai feriti e portar loro aiuto. Un altro fu mandato di corsa a chiedere aiuto ai Grigi vicini alla nave portoghese. Lasci dieci uomini di guardia alla passerella e si lanci, alla testa degli altri, per la strada che si allontanava dalle banchine, verso la citt.
Mariko si avvicin a Blackthorne. "La nave vi sembra in buono stato?" chiese.
"Sta a galla." Con un notevole sforzo Blackthorne afferr le funi della passerella e raggiunse la coperta, seguito da Mariko e da due Marroni.
I marinai che si affollavano alla falchetta di babordo lasciarono il passo. C'erano quattro Grigi di guardia sul cassero e due a poppa, tutti armati con archi e frecce, oltre che di spade.
Mariko interrog un marinaio, che le rispose con deferenza. Quindi la donna si rivolse a Blackthorne. "Sono i marinai assoldati per portare Kiritsubo-san a Yedo."
"Domandategli..." Blackthorne s'interruppe, riconoscendo il secondo basso e quadrato che aveva nominato capitano della galea dopo la tempesta. "Konbanwa, capitano-san!" Buonasera.
"Konbanwa, Anjin-san. Watashi iy capitano-san ima," rispose il secondo, scuotendo la testa con un sogghigno. Indic un marinaio snello con un'ispida coda di capelli grigi, dritto sul cassero, da solo. "Imasu capitano-san!"
"Ah, so desu? Halloa, capitano-san!" esclam Blackthorne e s'inchin. Poi abbass la voce: "Mariko-san, informatevi se di sotto ci sono dei Grigi."
Prima che lei avesse aperto bocca il capitano ricambi l'inchino, gridando qualche parola al secondo, che annu e gli rispose particolareggiatamente. Anche alcuni marinai espressero il loro consenso. Tutti, a cominciare dal capitano, erano molto colpiti.
"Ah, so desu, Anjin-san!" Poi il capitano grid: "Keirei!" Evviva! E tutti, tranne i samurai, s'inchinarono a Blackthorne in segno di omaggio.
Mariko spieg: "Il secondo ha raccontato al capitano che avete salvato la nave durante la tempesta, Anjin-san. Non ci avevate parlato di questa tempesta, n del vostro viaggio."
"C' poco da dire. Si trattava solo di una tempesta, appunto. Per favore, ringraziate il capitano e ditegli che sono felice di ritrovarmi a bordo. Chiedetegli se siamo pronti a salpare appena arriveranno gli altri." E aggiunse, piano: "Dovete scoprire se ci sono Grigi di sotto."
Mariko obbed. Il capitano si avvicin e lei chiese altre informazioni; quindi, riferendosi all'accenno del capitano sull'importanza di avere a bordo Blackthorne, s'inchin all'inglese. "Anjin-san, vi ringrazia per la salvezza della sua nave e dice che sono pronti. Quanto al resto," aggiunse sottovoce, "non sa."
Blackthorne guard a riva. A nord non c'era segno n di Buntaro n della colonna. Il samurai inviato verso la Santa Theresa, a sud, era ancora a un centinaio di metri dalla sua destinazione e ancora non era stato notato. "E adesso?" chiese, vinto dall'impazienza.
Mariko stava anch'essa domandandosi: la nave  sicura? Decidi.
"Quell'uomo arriver fra un minuto," disse Blackthorne, indicando la fregata.
"Come?"
Egli ripet il gesto. "Quello... il samurai."
"Quale samurai? Mi spiace, Anjin-san, ma non riesco a distinguere cos lontano. Vedo bene la nave, ma i Grigi sul davanti sono un po' confusi. Quale uomo?"
Glielo spieg, e aggiunse in latino: "Adesso si trova ad appena una cinquantina di passi. L'hanno visto. Abbiamo estremo bisogno di aiuto. Chi deve dare il segnale? Bisogna darlo in fretta."
"Mio marito... lo vedete?" chiese lei in portoghese.
Lui scosse la testa.
Fra il mio padrone e la salvezza si interpongono sedici Grigi, si disse Mariko. Oh, Madonna, proteggilo tu! Affid l'anima a Dio e, col terrore di sbagliare, si accost mollemente all'imbocco della passerella e finse di svenire.
Blackthorne fu colto alla sprovvista. Vide la testa di lei battere con un colpo secco sulle assi di legno. I marinai accorsero, i Grigi conversero su di lei dal molo e dal cassero, mentre anche lui correva. La raccolse e la port verso il cassero, fendendo il gruppo degli uomini.
"Portate dell'acqua... dell'acqua, ha?"
I marinai lo guardavano senza capire. Cerc disperatamente nella memoria la parola giapponese. Il vecchio frate gliel'aveva ripetuta cinquanta volte. Cristo, com'era? "Oh... mizu, mizu, hai!"
Ah, mizu! Hai, Anjin-san." Uno degli uomini corse via. Risuon improvviso un grido d'allarme.
A riva, trenta samurai di Toranaga travestiti da ronin stavano uscendo dal vicolo. I Grigi che avevano cominciato a lasciare il molo si sparsero intorno alla passerella, mentre quelli rimasti sul cassero e a poppa allungavano il collo per vedere. Uno cominci a vociare ordini. Gli arcieri incoccarono le frecce e tutti i samurai, a terra, Marroni e Grigi, sguainarono le spade.
"Banditi!" url un Marrone, e subito i due Marroni che erano sulla nave si separarono, andando ai lati opposti; i quattro rimasti a terra si aprivano a ventaglio, mescolandosi ai Grigi.
"Alt!"
I samurai-ronin di Toranaga caricarono. Una freccia prese uno in pieno petto. L'uomo cadde pesantemente. Fulmineo, il Marrone a poppa uccise l'arciere Grigio e tent di colpire anche il secondo, ma questi fu veloce e incroci la spada con lui, mentre gridava al tradimento, per mettere gli altri sull'avviso. Il Marrone del cassero aveva ucciso uno dei Grigi, ma gli altri tre lo eliminarono e corsero verso la passerella, fra i marinai che scappavano da tutte le parti. Sul molo i samurai si battevano all'ultimo sangue e i Grigi, avendo capito di essere stati ingannati e che da un momento all'altro sarebbero stati travolti dagli aggressori, sterminarono i quattro Marroni. Il capo dei Grigi in coperta, un rude omaccione grande e grosso dalla barba brizzolata, affront Blackthorne e Mariko.
"A morte i traditori!" abbai e caric, lanciando un grido di battaglia.
Blackthorne aveva visto lo sguardo omicida con cui tutti avevano fissato Mariko, ancora abbandonata e svenuta, e cap che se non arrivava al pi presto un aiuto sarebbero morti entrambi, e che l'aiuto non poteva certo venire dai marinai. Ricordava che solo i samurai possono battersi con i samurai.
Si lasci scivolare il coltello nella mano e lo lanci, disegnando un arco. Colp il samurai alla gola. Gli altri due Grigi si gettarono su Blackthorne, brandendo alti gli spadoni. Afferr il secondo coltello e rimase fermo sopra il corpo di Mariko: non l'avrebbe certo lasciata senza protezione! Con la coda dell'occhio vide che la battaglia della passerella era quasi vinta: solo tre Grigi resistevano ancora, solo in tre impedivano agli altri di rovesciarsi sul ponte. Se riusciva a sopravvivere per un minuto, sarebbe stato salvo. E anche Mariko sarebbe stata salva. Uccidili, uccidili, i bastardi!
Pi che vederla, intu la spada che gli si stava abbattendo sul collo e balz indietro, fuori della traiettoria. Un Grigio si avvent di nuovo su di lui, mentre l'altro si fermava su Mariko con la spada levata. E Blackthorne la vide riprendere vita in quell'istante: si gett contro le gambe del samurai, cogliendolo alla sprovvista e lo rovesci sul ponte; poi, allungandosi sopra al Grigio morto gli strapp la spada dalle mani ancora frementi e balz sull'altro con un grido. Il Grigio si era rimesso in piedi e le and incontro, schiumando di rabbia. Mariko indietreggi, battendosi con coraggio, ma Blackthorne cap che era perduta. L'uomo era troppo forte. In qualche modo Blackthorne evit un altro colpo mortale del suo assalitore, gli sferr un calcio e lanci il coltello contro l'avversario di Mariko. Lo prese nella schiena, impedendogli di mettere a segno il colpo che stava vibrando; poi si trov indifeso sul cassero, con un Grigio che saliva di corsa i gradini dietro di lui e l'altro, che aveva appena vinto lo scontro a poppa, che arrivava di corsa lungo il ponte, verso di lui. Cerc di salvarsi gettandosi in acqua ma scivol sul ponte cosparso di sangue.
Mariko, il viso bianco come un lenzuolo, guardava l'enorme samurai che la stringeva nell'angolo, vacillante, agonizzante ma non ancora abbandonato del tutto dalle forze. Tent un affondo contro di lui, ed egli par il colpo, afferr la spada e gliela strapp di mano. Infine, raccogliendo l'ultimo fiato, si gett su di lei. In quel momento i samurai-ronin invasero la passerella e la nave passando sui cadaveri dei Grigi. Uno balz sull'avversario di Mariko, un altro tir una freccia sul cassero. La freccia s'infil nella schiena del Grigio, gli fece perdere l'equilibrio e il suo spadone, passando accanto a Blackthorne, s'infil nella falchetta. Mentre Blackthorne tentava di allontanarsi, l'uomo lo afferr, lo travolse a terra, deciso a strappargli gli occhi. Un'altra freccia lo colp alla spalla ed egli lasci andare la spada, gridando d'ira e di dolore, nell'inutile sforzo di strapparsi il dardo dalle carni. Una terza freccia lo fece girare su se stesso. Il sangue gli usc dalla bocca; soffocato, con gli occhi sbarrati, cadde su Blackthorne, cercando di stringerlo, mentre l'ultimo Grigio arrivava, pronto a uccidere con un pugnale fra le dita. Vibr il colpo. Blackthorne non poteva ripararsi in nessun modo, ma una mano amica afferr il braccio armato e la testa del Grigio scomparve. Il sangue zampillava come una fontana. I due cadaveri vennero tolti di dosso a Blackthorne e qualcuno lo aiut ad alzarsi. Pulitosi il sangue dalla faccia, scorse confusamente Mariko distesa sul ponte, con i samurai-ronin che le si agitavano intorno. Si liber dai suoi soccorritori e si avvi incespicando verso di lei. Ma gli cedettero le ginocchia e cadde.

25
Ci vollero almeno dieci minuti perch Blackthorne si riprendesse abbastanza da stare dritto da solo. Nel frattempo i samurai-ronin avevano sbarcato i feriti gravi e gettato in mare tutti i cadaveri. Erano morti i sei Marroni della scorta e tutti i Grigi. La nave era stata ripulita ed era pronta a partire immediatamente, con gli uomini ai remi e altri presso le boe di ancoraggio, in attesa di slegare le funi. Le fiaccole erano tutte spente. Alcuni samurai erano stati mandati verso nord, lungo la spiaggia, per raggiungere Buntaro. Il grosso degli uomini di Toranaga si era affrettato verso sud, intorno a un frangiflutti di pietra a duecento passi di distanza, scegliendo una robusta posizione di difesa contro i Grigi della fregata, un centinaio, che, visto lo scontro, stavano accorrendo.
Dopo che tutto a bordo fu controllato e ricontrollato, il capo si port le mani a coppa intorno alla bocca e lanci un grido verso la spiaggia. Subito uscirono dall'oscurit altri samurai travestiti da ronin - li guidava Yabu - e formarono uno scudo protettivo, verso nord e verso sud. Allora apparve Toranaga e si avvi lentamente, da solo, alla passerella. Si era tolto il chimono da donna e il trucco e il mantello da viaggio. Ora portava l'armatura e un semplice chimono marrone, con le spade alla cintura. Lo spazio dietro di lui era chiuso dalle sue ultime guardie. Con passo misurato la falange avanz verso la banchina.
Bastardo, pens Blackthorne. Sei un bastardo crudele, gelido e senza cuore. Per hai della maest, non c' dubbio.
Poco prima aveva visto Mariko accompagnata di sotto, con l'aiuto di una giovane donna, e ne aveva dedotto che fosse ferita leggermente - dato che tutti i samurai feriti in modo grave vengono uccisi subito, se non possono o non sanno suicidarsi, e lei era una samurai.
L'inglese si sentiva le mani molto deboli. A fatica si aggrapp al timone e si tir in piedi, aiutato da un marinaio. Si sent meglio, mentre la brezza leggera gli portava via gli ultimi resti di nausea. Malfermo, ancora confuso, stette a guardare Toranaga.
Dal torrione giunse un lampo improvviso di luce e un fievole suono di campane d'allarme, poi, dalle mura del castello, scaturirono fuochi che puntavano verso il cielo. Segnalazioni.
Cristo, devono aver ricevuto la notizia, devono aver saputo che Toranaga  fuggito!
Nel silenzio profondo, vide Toranaga voltarsi a guardare indietro e in alto. In tutta la citt cominciavano a scintillare delle luci. Senza fretta, Toranaga riprese a camminare e sal a bordo.
Da nord giunsero delle grida lontane, portate dal vento. Buntaro! Doveva essere lui, con il resto della colonna. Blackthorne cerc di scrutare nell'oscurit ma senza scorgere niente. A sud la distanza fra gli attaccanti Grigi e i difensori Marroni stava rapidamente diminuendo. Cerc di calcolare il numero: quasi pari, per il momento. Ma fino a quando?
"Keirei!" A bordo tutti s'inginocchiarono e s'inchinarono profondamente all'apparire di Toranaga sul ponte. Toranaga fece un cenno a Yabu, che lo seguiva. Subito Yabu prese il comando e diede gli ordini per salpare. Cinquanta samurai della falange corsero lungo la passerella, in posizione di difesa, con la faccia alla riva e le frecce incoccate.
Blackthorne si sent tirare per la manica.
"Anjin-san!"
"Hai?" Gli stava accanto il capitano, che pronunci un fiume di parole, indicando il timone. Blackthorne suppose che gli chiedesse il permesso di salpare. "Hai, capitano-san," rispose. "Salpare! Isogi!" S, molto in fretta, si disse, meravigliandosi di aver ricordato cos facilmente la parola.
La galea si scost dalla banchina, col favore del vento. Proprio allora Blackthorne scorse i Grigi attaccare il frangiflutti sulla spiaggia e la battaglia scatenarsi. Nello stesso momento, dal buio dietro una fila di barche tirate sulla spiaggia, uscirono tre uomini e una ragazza e si gettarono contro nove Grigi. Blackthorne riconobbe Buntaro e la giovane Sono.
Buntaro guidava la ritirata verso la banchina, con la spada grondante sangue e molte frecce conficcate nell'armatura, davanti e dietro. La ragazza era armata di una lancia, ma inciampava, allo stremo delle forze. Coraggiosamente uno dei Marroni si ferm per coprire la ritirata. I Grigi lo sommersero. Buntaro sal di corsa i gradini, seguito dalla ragazza e dall'ultimo Marrone, poi si volt e colp come un toro infuriato. I primi due Grigi volarono gi dal molo: uno si fracass la schiena sulle pietre sottostanti e l'altro cadde urlando, senza pi il braccio destro. I Grigi esitarono un attimo, dando tempo alla ragazza di mirare con la lancia, ma a bordo tutti si resero conto che era un gesto inutile. L'ultimo Marrone super il suo padrone e si gett a capofitto sul nemico. I Grigi l'abbatterono, poi caricarono in massa.
Gli arcieri dalla nave tirarono una scarica dietro l'altra di frecce e uccisero o ferirono tutti i Grigi meno due. Un colpo di spada fece volare l'elmo di Buntaro, che gli ricadde sulla spalla. Buntaro colp il Grigio sotto il mento col braccio coperto dalla maglia di ferro e gli spezz il collo. Quindi si dedic all'ultimo rimasto. Mor anche lui.
La ragazza, in ginocchio, tentava di riprendere fiato. Buntaro non perse tempo per assicurarsi se i Grigi fossero vivi. Si limit a staccare le teste con colpi perfetti, una a una, e quando la banchina apparve sicura si gir verso il mare e fece un cenno con la mano a Toranaga, esausto ma soddisfatto. Toranaga gli rispose, altrettanto compiaciuto.
La nave era a venti metri dalla banchina e la distanza andava aumentando.
"Capitano-san," grid Blackthorne, aiutandosi con i gesti. "Tornate al molo! Isogi!"
Il capitano, obbediente, inizi a dare ordini. Tutti i remi si fermarono. Cominciarono a indietreggiare. Subito Yabu arriv sul cassero di corsa e si rivolse con calore al capitano. L'ordine era chiaro: la nave non doveva tornare indietro.
"C' un sacco di tempo, Cristo! Guardate!" Blackthorne indic lo spazio vuoto e il frangiflutti dove i ronin stavano trattenendo i Grigi. Ma Yabu scosse la testa.
Adesso la distanza dal molo era di trenta metri e il cervello di Blackthorne urlava: che ti prende? Si tratta di Buntaro, suo marito.
"Non potete lasciarlo morire,  uno dei vostri!" grid a Yabu e a tutta la nave. "Lui! Buntaro!" Si rivolse al capitano. "Tornate l! Isogi!" Ma questa volta il capitano scosse la testa e il capovoga continu a battere sul grande tamburo.
Blackthorne corse da Toranaga, che gli voltava le spalle, osservando la spiaggia e il molo. Immediatamente quattro guardie del corpo impedirono il passo al pilota, con le spade levate. "Toranaga-sama! Dozo! Ordinate alla nave di tornare l! Dozo, per favore! Tornate!"
"Iy, Anjin-san," Toranaga indic i segnali che si alzavano dal castello, poi il frangiflutti, e gli gir le spalle definitivamente.
"Vigliacco schifoso..." cominci Blackthorne, poi s'interruppe. Corse alla falchetta e si sporse fuori. "Nuotateee!" url, accompagnandosi con i gesti. "Nuotate, Cristo!"
Buntaro cap. Sollev la ragazza e la trascin verso l'orlo della banchina; ma lei grid, lasciandosi cadere in ginocchio. Evidentemente non sapeva nuotare.
Blackthorne cerc disperatamente qualcosa in coperta, che gli potesse servire. Non c'era tempo per una scialuppa. Troppo lontano per una sagola di salvataggio. Non gli bastavano le forze per arrivare l e tornare indietro. Niente salvagente. Come estrema risorsa, corse da un rematore - ce n'erano due per ognuno dei grandi remi - e ne ferm il movimento. Per un attimo tutti i remi a babordo persero il ritmo, sbattendo uno contro l'altro. Goffamente la galea rallent, il battito si ferm e Blackthorne mostr ai rematori che cosa voleva.
Due samurai avanzarono per trattenerlo. Toranaga li mand via.
Blackthorne e quattro rematori insieme lanciarono fuori bordo un remo come una freccia. Vol per un istante, poi cadde nell'acqua e la spinta lo port verso il molo.
In quel momento si alz dal frangiflutti un grido di vittoria. Dalla citt arrivavano rinforzi per i Grigi, sciamando da tutte le parti e per quanto i samurai-ronin riuscissero a trattenere i loro primi assalitori, era solo questione di tempo, poi sarebbero stati travolti.
"Forza!" grid Blackthorne. "Isogiiii!"
Buntaro tir su la ragazza, le indic il remo e poi la nave. Lei si inchin lievemente. Buntaro si volt, dedicando ogni attenzione alla battaglia, le gambe possenti saldamente piantate sul molo.
La ragazza lanci un solo grido verso la nave. Una voce di donna le rispose e lei salt, tuffandosi di testa. Annaspando, afferr il remo, che la sostenne agevolmente. Scalciando, avanz verso la nave. Una piccola onda la raggiunse ma lei la super senza scosse e si avvicin ancora di pi. Il terrore le fece abbandonare la presa e il remo le scivol via. Si agit per un momento lunghissimo, senza fine, prima di scomparire sott'acqua. E non riapparve pi.
Adesso Buntaro era solo sulla banchina, intento a osservare il vario andamento della battaglia. Nuovi rinforzi Grigi, fra cui alcuni a cavallo, stavano arrivando da sud e presto il frangiflutti sarebbe stato sommerso da una marea di uomini. Esamin attentamente la situazione a nord, sud e ovest, quindi volt le spalle alla battaglia e si rec all'estremit della banchina. La galea era a settanta metri, ferma in attesa. I pescherecci erano da tempo fuggiti e aspettavano, il pi possibile lontano, ai due lati del porto, con le luci di posizione che somigliavano a occhi di gatti nel buio.
Raggiunta la punta del molo, Buntaro depose l'elmo, la faretra, l'arco e la parte superiore dell'armatura, e li mise accanto ai foderi delle spade. Le due spade, quella corta e quella lunga, le alline da parte. Infine, nudo fino alla cintola, raccolse tutto l'equipaggiamento e lo gett in mare. Contempl con riverenza lo spadone, prima di lanciare anche quello in fondo al mare, con tutte le forze. Scomparve quasi senza rumore. Quindi Buntaro si inchin verso la galea, a Toranaga, che and subito sul cassero per essere visibile e gli rispose con un inchino.
Buntaro si inginocchi e pose la spada corta sulla pietra davanti a s. La luna scintill un attimo sulla lama. Egli rimase immobile, come in preghiera, sempre rivolto verso la galea.
"Che cosa diavolo aspetta?" mormor Blackthorne, nel silenzio quasi irreale, dopo che il tamburo aveva smesso di rullare. "Perch non si tuffa e non viene a nuoto?"
"Si prepara a fare seppuku."
Si vide accanto Mariko, sostenuta da una ragazza.
"Ges! Mariko, state bene?"
"Benissimo," rispose lei, quasi senza ascoltarlo, con il volto scavato, ma non meno bello.
Blackthorne scorse la rozza fasciatura sul braccio sinistro, sotto la spalla, dove la manica era strappata. Il braccio era infilato in una striscia di tessuto tolta da un chimono. Il sangue macchiava la benda e qualche goccia le scendeva per il braccio.
"Sono cos contento..." D'un tratto si rese conto di quello che lei aveva detto. "Seppuku? Sta per uccidersi? Perch? Ha tutto il tempo di arrivare qua! Se non sa nuotare, guardate, c' un remo che lo potr reggere benissimo. L, vicino alla banchina, lo vedete? Non lo vedete?"
"Mio marito sa nuotare, Anjin-san. Tutti gli uomini di Toranaga devono... devono imparare... lui lo vuole. Ma ha deciso di non nuotare."
"Per amor di Cristo, perch?"
Sulla riva si scaten un rinnovato tumulto, si ud qualche colpo di moschetto e il frangiflutti fu superato. Alcuni dei samurai-ronin ingaggiarono feroci corpo a corpo, di nuovo. L'attacco fu contenuto e respinto.
"Ditegli di nuotare, perdio!"
"Non lo far, Anjin-san. Si prepara a morire."
"Se proprio vuole morire, per tutti i diavoli, perch non va laggi?" e il dito di Blackthorne punt verso il luogo dello scontro. "Perch non aiuta i suoi uomini? Se vuole morire, perch non morire combattendo, da uomo?"
Mariko non distolse lo sguardo dalla banchina, appoggiandosi alla ragazza. "Perch potrebbe essere catturato, e anche se nuotasse potrebbe essere catturato, e allora il nemico lo porterebbe sulla riva, sotto gli occhi della gente comune, e lo svergognerebbe, gli farebbe cose terribili. Un samurai non pu venir catturato e restare samurai.  il disonore peggiore, venir preso dal nemico, e mio marito sta facendo quello che un uomo, un samurai, deve fare. Un samurai muore con dignit. Infatti, che cos' la vita per un samurai? Niente. Meno di niente. Tutta la vita  sofferenza, ne?  suo diritto e dovere morire con onore, davanti a testimoni."
"Che assurdo spreco," mormor Blackthorne fra i denti.
"Abbiate pazienza con noi, Anjin-san."
"Pazienza per cosa? Per altre bugie? Perch non vi fidate di me? Non me la sono meritata, la fiducia? Voi avete mentito, non  vero? Avete finto di svenire, e quello era il segnale. Ve l'ho chiesto e avete mentito."
"Mi era stato ordinato... per proteggervi. Naturale che mi fido di voi."
"Avete mentito," ripet lui. Sapeva di mostrarsi irragionevole, ma non gliene importava niente. Odiava quel folle disprezzo per la vita, e anelava disperatamente al sonno e alla pace, al cibo e alle bevande di casa sua, alla sua nave, alla sua gente. "Siete tutti animali," disse in inglese, pur sapendo che non era cos, e si allontan.
"Che cosa diceva, Mariko-san?" chiese la ragazza, nascondendo a fatica il proprio disprezzo. Era di mezza testa pi alta di Mariko, di ossatura pi robusta, con una faccia quadrata, dai piccoli denti aguzzi. Era Usagi Fujiko, nipote di Mariko, e aveva diciannove anni.
Mariko glielo spieg.
"Che uomo orribile. Che orribili modi! Disgustoso. Come sopportare di stargli vicino?"
"Ha salvato l'onore del nostro padrone. Senza il suo coraggio sono sicura che Toranaga-sama sarebbe stato catturato... saremmo stati presi tutti." Rabbrividirono entrambe.
"Che gli dei ci proteggano da tanta vergogna!" Fujiko gett un'occhiata a Blackthorne, che stava appoggiato alla falchetta e guardava la spiaggia. "Sembra una scimmia dorata con gli occhi azzurri... un essere fatto apposta per spaventare i bambini. Orrendo, vero?" Fujiko rabbrivid di nuovo, poi lo cancell dai suoi pensieri e guard Buntaro. Dopo un momento disse: "Invidio vostro marito, Mariko-san."
"S," rispose triste Mariko. "Ma vorrei che avesse un secondo." La tradizione voleva che un altro samurai assistesse sempre al seppuku, tenendosi alle spalle dell'uomo inginocchiato, pronto a decapitarlo d'un colpo solo prima che l'agonia diventasse insopportabile e incontrollabile, gettando vergogna sul suicida nell'attimo supremo della sua esistenza. Senza quell'assistenza solo pochi morivano in tutta dignit.
"Karma," esclam Fujiko.
"S. Ho piet di lui.  l'unica cosa che temesse: non avere un secondo."
"Noi siamo pi fortunate degli uomini." Le donne samurai facevano seppuku conficcandosi il coltello in gola. Quindi non avevano bisogno di assistenza.
" vero," rispose Mariko.
Il vento port urla e grida di battaglia, che distrassero la loro attenzione. La linea di resistenza al frangiflutti era stata di nuovo spezzata. Da nord sopraggiunse in soccorso un gruppo di cinquanta samurai-ronin di Toranaga, tra cui alcuni a cavallo. Di nuovo l'attacco venne contenuto, gli aggressori respinti e qualche altro minuto fu guadagnato.
Guadagnare tempo per che cosa? si chiedeva Blackthorne con amarezza. Toranaga  salvo ormai,  in mare. E vi ha traditi tutti.
Il tamburo riprese a rullare. I remi affondarono nell'acqua, la prua si abbass e cominci a fendere le onde. A poppa si disegn una scia. Dalle mura del castello s'innalzavano altri segnali: l'intera citt era sveglia.
Il grosso dei Grigi si rovesci contro il frangiflutti. Lo sguardo di Blackthorne and a Buntaro. "Povero bastardo!" esclam in inglese. "Povero, stupido bastardo!" Si gir e si diresse a prua per avvistare eventuali secche. Solo Fujiko e il capitano lo videro lasciare il cassero.
I rematori tiravano con perfetta armonia e la nave avanzava. Il mare era buono, il vento favorevole. Blackthorne lo annus e approv. Poi scopr le imbarcazioni che si stringevano all'imboccatura del porto, a mezza lega di distanza. Pescherecci, s, ma carichi di samurai.
"Siamo in trappola," constat ad alta voce.
Un fremito pass per tutta la nave: tutti gli spettatori della battaglia sulla spiaggia si erano mossi insieme. Blackthorne guard indietro. I Grigi stavano superando a sciami, con calma, il frangiflutti; altri si dirigevano senza fretta verso la banchina e Buntaro, e quattro cavalieri Marroni stavano accorrendo da nord attraverso lo spiazzo. Il capo conduceva con s un quinto cavallo, senza cavaliere. Fu il capo a precipitarsi, con fragore di zoccoli, per la banchina, su per i gradini, mentre gli altri tre si preparavano ad affrontare i Grigi. Buntaro si era voltato, ma era rimasto in ginocchio e, allorch l'uomo si arrest accanto a lui, gli fece segno di andarsene e afferr a due mani la spada, puntandosela contro. Immediatamente Toranaga, portandosi le mani a coppa intorno alla bocca, grid: "Buntaro-san! Andate con loro adesso! Cercate di fuggire!"
Il grido vol sulle onde, due volte, e Buntaro lo sent chiaramente. Esit, colpito, sempre con la lama puntata. Il grido si ripet ancora, insistente e imperioso. Con uno sforzo Buntaro si ritrasse dalla morte e contempl gelidamente la vita e la fuga che gli veniva ordinata. Il rischio era grave. Meglio morire qui, si disse. Non lo capisce Toranaga? Qui c' una morte onorevole, l, quasi certamente, la cattura. Dove fuggire? Per trecento ri, fino a Yedo? Sarai preso di sicuro!
Sent la forza del suo braccio, guard la punta ferma, salda della breve spada vicino all'addome nudo e prov un desiderio ardente dell'agonia liberatrice. Finalmente. Finalmente una morte per espiare tutta la vergogna: la vergogna di suo padre che si era inginocchiato davanti allo stendardo di Toranaga, quando avrebbe dovuto mantenere fede a Yaemon, l'erede del Taiko, come aveva giurato; la vergogna di aver ucciso tanti uomini che avevano onorevolmente servito la causa del Taiko contro l'usurpatore Toranaga; la vergogna di sua moglie Mariko e di suo figlio, entrambi macchiati per sempre, lui per colpa della madre e lei per colpa del proprio padre, il mostro assassino, Akechi Jinsai. E la vergogna di sapere che per colpa loro anche il suo nome era macchiato per sempre.
Quante migliaia di agonie non ho sopportato a causa di lei?
La sua anima gridava chiedendo l'oblio. Cos vicino, ora, e facile e onorevole. La prossima vita sar migliore. Come potrebbe essere peggio?
Eppure, anche cos, depose la spada e obbed e si rituff nell'abisso della vita. Il suo feudatario ordinava di soffrire ancora e decideva di negargli il tentativo di trovare pace. Che altro spetta a un samurai se non l'obbedienza?
Balz in piedi e poi sul cavallo, affond i talloni nei fianchi dell'animale e fugg, insieme al Marrone. Altri ronin a cavallo uscirono dalla notte per proteggere la loro ritirata prima di svanire anch'essi, inseguiti da pochi cavalieri Grigi.
In tutta la nave scoppi una grande risata. Toranaga batteva il pugno sulla falchetta, Yabu e i samurai esplodevano in risa fragorose. Perfino Mariko rideva.
"Uno  scappato, ma tutti i morti?" url Blackthorne infuriato. "Guardate a riva! Ci sono tre, quattrocento cadaveri. Guardateli, per amor di Cristo!"
Ma il suo grido fu vinto dal chiasso delle risate.
Poi un altro grido, di allarme, venne dalla sentinella di prua. E le risa morirono.

26
Toranaga chiese calmo: "Possiamo aprirci il passaggio, capitano?" Stava fissando i pescherecci raggruppati a cinquecento metri e l'intervallo tentatore che avevano lasciato aperto.
"No, signore."
"Non abbiamo alternativa," intervenne Yabu. "Non possiamo fare altro." Osserv la massa di Grigi in attesa sulla spiaggia e sul molo. I loro insulti arrivavano vaghi nel vento.
Il tamburo taceva e la galea dondolava su un mare placido. A bordo tutti aspettavano le decisioni. Sapevano di trovarsi imbottigliati: a riva il disastro, davanti il disastro, nel futuro il disastro. La rete si sarebbe stretta sempre di pi e alla fine sarebbero stati presi. Ishido poteva aspettare per giorni e giorni.
Yabu ribolliva di rabbia. Se ci fossimo diretti all'imboccatura del porto immediatamente, senza perdere tempo inutile con Buntaro, adesso saremmo in mare aperto, si diceva. Toranaga non sa pi vedere le situazioni. Ishido sar convinto che l'ho tradito. Non posso fare niente, a meno che non ci apriamo la strada combattendo. E anche in quel caso sono costretto a battermi per Toranaga contro Ishido. Non posso fare nient'altro. Solo consegnare a Ishido la testa di Toranaga. Ci ti farebbe reggente e ti porterebbe il Kwanto. Anzi, con sei mesi di tempo e i samurai coi moschetti, perch non addirittura presidente del Consiglio dei reggenti? E perch non puntare al vertice? Eliminare Ishido e diventare primo generale dell'erede, protettore e governatore del castello di Osaka, controllore di tutte le leggendarie ricchezze del torrione, con potere sull'impero fino alla maggiore et di Yaemon, e in seguito secondo soltanto a lui. Perch no?
Oppure il vertice sommo. Shogun. Elimina Yaemon, e allora sarai Shogun.
Tutto in cambio di una sola testa e della benevolenza di qualche divinit!
Per l'intensit del suo desiderio, Yabu si sentiva le ginocchia molli. Sarebbe cos facile, pensava, ma non c' modo di prendere quella testa e fuggire... non ancora.
"Ordinate di attaccare!" comand infine Toranaga.
Mentre Yabu dava gli ordini e i samurai si preparavano, Toranaga rivolse la propria attenzione al barbaro, che stava ancora a poppa, fermo da quando era stato dato l'allarme.
Vorrei essere in grado di capirlo, pens Toranaga. Un momento cos audace, un momento dopo cos debole. Un momento capace di uccidere, un momento dopo un vigliacco. Un momento docile, un momento dopo pericoloso.  uomo e donna insieme. Yang e Yin.  tutto contraddizioni, imprevedibilit.
Toranaga l'aveva studiato con molta cura durante la fuga dal castello, e anche durante e dopo l'imboscata. Aveva saputo da Mariko e dal capitano e gli altri che cosa era accaduto nel corso del combattimento a bordo. Aveva visto coi propri occhi l'esplosione di furia pochi minuti prima e poi, allorch Buntaro era stato mandato via, aveva sentito il grido e, con lo sguardo velato, aveva colto l'espressione tesa e ostile sulla faccia del barbaro. Solo ira, mentre avrebbe dovuto esserci il riso.
Perch non ridere quando il nemico  sconfitto? Perch non ridere per svuotarsi della tragedia, quando il karma interrompe la luminosa morte di un vero samurai, quando il karma provoca l'inutile morte di una bella fanciulla? Non  forse solo attraverso il riso che diventiamo tutt'uno con gli dei e possiamo cos sopportare la vita e superare tutto l'orrore e lo spreco e la sofferenza che incontriamo sulla terra? Come stanotte, contemplando tanti uomini coraggiosi che affrontavano il loro destino su questa riva, in questa notte dolce, per un karma fissato da migliaia di vite, o forse da una sola.
Non  forse solo attraverso il riso che possiamo restare umani? Perch il pilota non capisce di essere anch'egli governato dal karma, come me, come noi tutti, come lo stesso Ges Cristo? Perch, se si conoscesse la verit, si saprebbe che solo il suo karma lo fece morire nel disonore come un criminale fra criminali, su quella collina di cui parlano i preti barbari.
Tutto karma.
Che gesto barbaro inchiodare un uomo a un pezzo di legno e aspettare che muoia! Sono peggio dei cinesi, che si compiacciono della tortura.
"Interrogatelo, Yabu-san!" ordin Toranaga.
"Signore?"
"Chiedetegli che cosa fare. Al pilota. Non si tratta di una battaglia sul mare? Non mi avete detto che il pilota sul mare  un genio? Bene, vediamo se avete ragione. Che lo dimostri."
La bocca di Yabu era una sottile linea crudele. Toranaga ne avvert la paura e ne fu lieto.
"Mariko-san!" url Yabu, "chiedete al pilota come possiamo uscire... come passare fra quelle imbarcazioni."
Mariko, obbediente, lasci la falchetta, sempre sostenuta dalla nipote. "Adesso sto bene, Fujiko-san," mormor. "Grazie." Fujiko la lasci e osserv Blackthorne sdegnata.
La risposta del pilota fu breve. "Dice: 'Con i cannoni,' Yabu-san," rifer Mariko.
"Cerchi di comportarsi meglio se non vuole rimetterci la testa!"
"Dobbiamo avere pazienza con lui, Yabu-san," intervenne Toranaga. "Mariko-san, ditegli cortesemente: 'Purtroppo non abbiamo cannoni. Non esiste altro modo per passare? Per via di terra  impossibile.' E traducete esattamente le sue parole. Esattamente."
Mariko obbed. "Mi dispiace, signore, ma ha risposto: 'No.' Soltanto no. E non con cortesia."
Toranaga si aggiust la cintura e si gratt sotto l'armatura. "Ebbene, l'Anjin-san dice cannoni, e l'esperto  lui, perci cannoni siano. Capitano, andate l!" Il corto dito duro indic con malignit la fregata portoghese. "Preparate gli uomini, Yabu-san. Se i barbari meridionali non vorranno prestarmi i loro cannoni, dovrete prenderli. Lo farete?"
"Con molto piacere," rispose piano Yabu.
"Avevate ragione.  un genio."
"Ma la soluzione l'avete trovata voi, Toranaga-san."
"Una volta data la risposta,  facile trovare le soluzioni. Qual  la soluzione per il castello di Osaka, alleato?"
"Non esiste. Il Taiko in quello  stato perfetto."
"Infatti. E qual  la soluzione al tradimento?"
"Una morte ignominiosa. Ma perch me lo chiedete?"
"Un'idea passeggera... alleato." Toranaga lanci un'occhiata a Blackthorne. "S,  un uomo intelligente. E io ho grande bisogno di uomini intelligenti. Mariko-san, i barbari mi daranno i loro cannoni?"
"Naturalmente. Perch non dovrebbero?" Non le era passato per la mente che potessero rifiutare. Era ancora piena di ansia per Buntaro. Sarebbe stato tanto meglio permettergli di morire laggi! Perch mettere a repentaglio il suo onore? Si chiese come mai Toranaga avesse allontanato all'ultimo momento Buntaro, e per via di terra. Avrebbe potuto ugualmente ordinargli di nuotare fino alla nave, con molta pi sicurezza e molto pi tempo a disposizione. L'avrebbe potuto ordinare quando Buntaro era giunto in cima alla banchina. Perch aspettare? Il suo io pi segreto le disse che il loro signore doveva aver avuto un'ottima ragione per aspettare e per dare poi il suo ordine.
"E se rifiutassero? Siete disposta a uccidere dei cristiani, Mariko-san?" chiese Toranaga. "Non  un peccato secondo la loro legge?"
"Lo , infatti. Ma per voi andremo volentieri all'inferno, mio marito, mio figlio e io."
"S. Siete dei veri samurai, e non dimenticher che avete preso la spada per difendermi."
"Non ringraziatemi, vi prego. Se, per qualche piccolo motivo, ho potuto aiutare, era mio dovere. Se qualcuno dev'essere ricordato, che sia mio marito o mio figlio, vi prego. Valgono ben pi di me."
"Per il momento voi per me valete di pi. E potreste valere anche maggiormente."
"Ditemi come e sar fatto."
"Mettete da parte questo dio straniero."
"Signore?" Il viso di Mariko si raggel.
"Mettete da parte il vostro dio. Avete un dovere di troppo, nella vostra lealt."
"Intendete che dovrei commettere un'apostasia, signore? Abiurare il cristianesimo?"
"S, a meno che non siate capace di mettere questo dio al posto che gli spetta. In fondo al vostro spirito e non davanti a tutto."
"Scusatemi, vi prego, signore," esclam Mariko molto scossa, "ma la mia religione non ha mai interferito nei miei doveri verso di voi. L'ho sempre praticata come una cosa personale e privata, sempre. In che cosa ho mancato?"
"Non avete mancato ancora. Ma lo farete."
"Ditemi che cosa devo fare per compiacervi."
"I cristiani possono diventare dei nemici."
"I vostri nemici sono i miei, signore."
"I preti adesso sono contro di me. Possono ordinare a tutti i cristiani di muovermi guerra."
"Non possono. Sono uomini di pace."
"E se continueranno a oppormisi? Se i cristiani mi faranno guerra?"
"Non dovrete mai temere che manchi alla mia lealt. Mai."
"Questo Anjin-san forse dice la verit e i vostri preti forse mentono."
"Esistono preti buoni e preti cattivi, ma voi siete il mio feudatario."
"Molto bene, Mariko-san," concluse Toranaga. "Accetto. Vi ordino di entrare in amicizia con questo barbaro, di scoprire tutto quello che sa, di riferirmi tutto quello che dice, di imparare a pensare come lui, di non 'confessare' niente di quanto state facendo, di considerare sospetti tutti i preti, di riferire tutto quanto i preti vi chiedono o vi dicono. Il vostro dio deve trovare posto in mezzo a tutto questo. O non trovarcelo affatto."
"Posso fare tutto questo, signore, e rimanere cristiana. Lo giuro."
"Bene. Giuratelo sul dio cristiano."
"Lo giuro davanti a Dio."
"Bene." Toranaga si volt e chiam: "Fujiko-san!"
"S, signore?"
"Avete portato delle cameriere con voi?"
"S, signore. Due."
"Datene una a Mariko-san. E mandate l'altra a prendere del cha."
"Se ne volete, c' del sak."
"Cha. Yabu-san, volete del cha o del sak?"
"Cha, per favore."
"Portate del sak per l'Anjin-san."
La luce cadde sul piccolo crocifisso d'oro al collo di Mariko. La ragazza vide che Toranaga lo fissava. "Volete... volete che non lo porti, signore? Che lo getti via?"
"No. Portatelo per ricordare il vostro giuramento."
Tutti si volsero verso la fregata. Toranaga avvert su di s uno sguardo e scrut intorno: scorse il viso duro e i freddi occhi azzurri e sent l'odio, no, non l'odio, la diffidenza. Come osa, il barbaro, diffidare di me?
"Domandate all'Anjin-san perch non ha detto che sulla nave barbara ci sono cannoni a volont e che li dovevamo prendere per uscire dalla trappola."
Mariko tradusse e Blackthorne rispose.
"Dice..." Mariko esit, prima di continuare tutto d'un fiato. "Scusatemi, vi prego, dice: 'Gli fa bene usare la sua testa.
Toranaga rise. "Ringraziatelo per questo.  stato molto utile. Spero che la sua gli sia sempre sul collo. Ditegli che adesso siamo pari."
"Dice: 'No, non siamo pari, Toranaga-sama. Ma datemi la mia nave e un equipaggio e ripulir i mari. Da qualunque nemico.'"
"Mariko-san, credete che si riferisca a me oltre che agli altri, gli spagnoli e i barbari meridionali?" La domanda era stata posta in tono distratto.
La brezza le mandava i capelli negli occhi, e lei li scost con un gesto stanco. "Non lo so, mi dispiace. Forse s, forse no. Volete che glielo chieda? Mi spiace, ma ...  molto strano. Temo di non capirlo. Per niente."
"Abbiamo tanto tempo. S, col tempo ci si riveler."

Blackthorne aveva visto la fregata ritirare dolcemente gli ancoraggi non appena la scorta dei Grigi era corsa via; l'aveva vista varare la lancia, che l'aveva rapidamente guidata fuori dal suo posto lungo la banchina. Adesso si trovava in acque profonde, al sicuro, con un'ancora di prua che la tratteneva leggermente, e la fiancata verso riva. Era la manovra consueta di tutte le navi europee in porti stranieri o ostili quando da riva si minacciava un pericolo. Egli sapeva anche che, per quanto non ci fosse - n ci fosse stato - nessun movimento evidente in coperta, tutti i cannoni a questo punto erano in posizione, i moschetti pronti e pronte in abbondanza munizioni, palle da cannone e cariche. I coltellacci erano certo a disposizione nelle rastrelliere - e uomini armati aspettavano in alto fra le sartie, lo sguardo fisso all'orizzonte. La galea sarebbe stata avvistata non appena avesse cambiato rotta e i due cannoni poppieri sarebbero stati puntati contro di loro. I cannonieri portoghesi erano i migliori del mondo, dopo gli inglesi.
E sapranno di Toranaga, si disse amaro, perch sono furbi e avranno chiesto ai portatori o ai Grigi qual era la causa del fracasso. O ci avranno pensato i maledetti gesuiti a informarli, a quest'ora, della fuga di Toranaga e mia.
Si sent drizzare i capelli. Uno solo di quei cannoni basta a mandarci all'inferno. Ma noi siamo al sicuro perch abbiamo a bordo Toranaga. Grazie, Signore, per Toranaga.
Mariko stava parlando. "Il mio padrone domanda quali sono le vostre usanze quando volete avvicinarvi a una nave da guerra."
"Se si hanno i cannoni, si spara una scarica a salve. Oppure si segnala con le bandiere, per chiedere il permesso di accostare."
"Il mio padrone dice: 'E se non avete le bandiere?'
Erano ancora fuori dalla portata dei cannoni, ma a Blackthorne sembrava di stare scendendo lungo una delle loro canne, anche se i portelli erano chiusi. La nave era armata con otto cannoni su ogni fiancata, in coperta, pi due a prua e due a poppa. L'Erasmus la prenderebbe, si disse, senza dubbio, con l'equipaggio giusto. Mi piacerebbe prenderla. Svegliati, non sognare a occhi aperti, non siamo sull'Erasmus, ma su questa scrofa panciuta di galea e quella nave portoghese  la nostra unica speranza. Se ci portiamo sotto i suoi cannoni siamo al sicuro. Benedici la tua fortuna per Toranaga.
"Dite al capitano di issare la bandiera di Toranaga sull'albero maestro. Baster, senhora. Render la cosa ufficiale, e spiegher chi abbiamo a bordo. Ma ci scommetto che lo sanno gi."
L'ordine fu eseguito e tutti sulla galea parvero pi fiduciosi. Blackthorne lo not e anche lui si sent meglio, vedendo la bandiera.
"Dice il mio padrone: 'Come faremo capire che vogliamo accostare?"
"Rispondetegli che senza bandiere per le segnalazioni non ha che due vie: aspettare, fuori dal tiro dei cannoni, mandando una delegazione su una lancia; oppure portarsi a distanza di voce."
"Il mio padrone vuole sapere che cosa consigliate voi."
"Di andare avanti dritti e accostare. Non c' motivo di mostrarsi cauti. A bordo c' il Nobile Toranaga.  il daimyo pi importante dell'impero. Naturalmente ci aiuter e... Oh, Ges Dio!
"Senhor?"
Blackthorne non rispose e Mariko tradusse rapidamente e ascolt la risposta di Toranaga. "Il mio padrone dice: 'La fregata ci aiuter e poi che cosa? Per favore spiegate il vostro pensiero e perch vi siete interrotto.'
"Mi sono reso conto a un tratto che adesso lui  in guerra con Ishido.: Non  vero? Perci la fregata pu essere contraria ad aiutarlo."
"Ma  naturale che l'aiuteranno."
"No. Chi  pi utile per i portoghesi, Toranaga-sama o Ishido? Se, a parer loro,  Ishido, ci manderanno in pezzi."
" impensabile che i portoghesi sparino su una qualsiasi nave giapponese!" esclam d'improvviso Mariko.
"Spareranno, credetemi, senhora. E ci scommetto che quella fregata non intende lasciarci accostare. Se fossi il suo pilota, io non vorrei. Cristo!" Blackthorne guard a riva.
I Grigi avevano lasciato la banchina e si stavano allineando paralleli alla spiaggia. L non c' speranza, pens. I pescherecci sostavano sempre, con cattiveria, all'imboccatura del porto. Nessuna possibilit, da quella parte. "Esiste un solo modo di uscire dal porto. Sperare in un temporale. Forse noi riusciremo a superarlo e i pescherecci no. Allora usciremo dalla rete."
Toranaga interrog il capitano, che rispose diffusamente. Poi Mariko si rivolse a Blackthorne: "Il mio padrone chiede se secondo voi ci sar una tempesta."
"Il mio naso mi dice di s, ma non subito. Fra due o tre giorni. Possiamo aspettare tanto?"
"Ve lo dice il naso? La tempesta ha un odore?"
"No, senhora,  un modo di dire."
Toranaga riflett.
"Ci porteremo a distanza di voce, Anjin-san."
"Allora ditegli di andare diretto a poppa. Offriremo il minor bersaglio. Ditegli che sono infidi. Io so bene quanto siano infidi allorch vedono minacciati i propri interessi. Peggio degli olandesi! Se la nave aiuta Toranaga a fuggire, Ishido vorr vendicarsi su tutti i portoghesi e loro non correranno un simile rischio."
"Secondo il mio padrone sapremo presto la risposta."
"Siamo senza difese, senhora. Non abbiamo possibilit contro quei cannoni. Se la nave  ostile - o anche soltanto neutrale - siamo finiti."
"Il mio padrone dice che  vero, ma sar vostro dovere convincerli a mostrarsi favorevoli."
"E come posso farlo? Per loro sono un nemico."
"Il mio padrone dice: 'In guerra e in pace un buon nemico pu essere pi valido di un buon alleato.'  convinto che voi siete in grado di capire il loro animo... troverete il modo di convincerli."
"L'unico mezzo sicuro  la forza."
"Bene. Sono d'accordo,' dice il mio padrone. 'Ditemi come saccheggereste quella nave.'"
"Che cosa?"
"Ha detto: 'Bene. Sono d'accordo. Come saccheggereste quella nave, come ve ne impadronireste? Io ho bisogno dei suoi cannoni.' Prego, Anjin-san, non  chiaro?"

"E io vi ripeto che la spazzo via," dichiar Ferriera, il capitano-generale.
"No," replic Dell'Aqua, osservando la galea dall'alto del cassero.
"Cannoniere,  a tiro?"
"No, don Ferriera," rispose il capocannoniere. "Non ancora."
"Perch viene da noi, se non con intenzioni ostili, eminenza? Perch non si limita a scappare? La strada  libera." La fregata era troppo lontana dall'imboccatura del porto per vedere i pescherecci ammassati, pronti all'imboscata.
"Non risolviamo niente, eminenza, e abbiamo tutto da guadagnare," insist Ferriera. "Fingiamo di non sapere che c' a bordo Toranaga. Abbiamo creduto che dei banditi - guidati dal pirata eretico - stessero per attaccarci. Non preoccupatevi, sar facile provocarli, appena sotto tiro."
"No!" ordin Dell'Aqua.
Padre Alvito si volt dalla sua posizione presso la falchetta. "La galea batte la bandiera di Toranaga, capitano-generale."
"Falsa!" ribatt sardonico Ferriera. " il trucco pi vecchio del mondo in mare. Noi, Toranaga non l'abbiamo visto. Forse non c'."
"No."
"Perdio! La guerra sarebbe una catastrofe! Dannegger, se non roviner del tutto, il viaggio della Nave Nera per quest'anno. E io non posso permettermelo! Non Voglio che niente interferisca con il viaggio!"
"Le nostre finanze sono in condizioni peggiori delle vostre, capitano-generale," replic secco Dell'Aqua. "Se quest'anno non c' commercio, la Chiesa va in bancarotta.  chiaro? Da tre anni non riceviamo fondi n da Goa n da Lisbona e la perdita dei profitti dell'anno scorso... Che Dio mi renda paziente! So meglio di voi qual  la posta in gioco. E la risposta  no!"
Rodrigues sedeva dolorante sul seggiolino del pilota, la gamba legata a una stecca e appoggiata a uno sgabello imbottito, assicurato alla chiesuola. "Il capitano-generale ha ragione, eminenza. Perch viene qui, se non per tentare qualche colpo? Perch non la fuga, eh? Eminenza, ci si offre una dannata occasione."
"S, e si tratta di una decisione di carattere militare," disse Ferriera.
Alvito si gir di scatto. "No, sua eminenza  arbitro, capitano-generale. Non dobbiamo opporci a Toranaga, dobbiamo aiutarlo."
"Mi avete detto decine di volte," intervenne Rodrigues, "che se la guerra comincia, durer per sempre. La guerra  cominciata, no? L'abbiamo vista cominciare. E questo nuocer al commercio. Con Toranaga morto la guerra  finita e tutti i nostri interessi sono salvi. E io dico: mandiamo la nave al diavolo."
"Ci libereremo anche dell'eretico," aggiunse Ferriera, osservando Rodrigues. "Impedite una guerra per la gloria di Dio, e un altro eretico finisce fra i tormenti."
"Sarebbe un'interferenza indebita nella loro politica," replic Dell'Aqua, tacendo la vera ragione.
"Interferiamo sempre! La Compagnia di Ges  famosa per questo. Noi non siamo dei poveri contadini ignoranti!"
"Non ho detto che lo siate. Ma finch io sar a bordo voi non affonderete quella nave."
"Allora vogliate gentilmente scendere a terra."
"Pi presto l'arciassassino muore, meglio , eminenza," esclam Rodrigus. "Lui o Ishido, che differenza c'? Sono tutti e due pagani, e non potete fidarvi di nessuno dei due. Il capitano-generale ha ragione, non ci si presenter mai un'altra occasione come questa. E con la Nave Nera che si fa?" Rodrigues ne era pilota, con diritto a un quindicesimo di tutti i profitti. Il pilota della Nave Nera era morto di sifilide a Macao, tre mesi prima, e Rodrigues era stato nominato a quel posto, con sua infinita gioia. La sifilide era il motivo ufficiale, pens tetramente Rodrigues, ma molti dicevano che il pilota fosse stato accoltellato da un ronin durante una rissa in un bordello. Perdio, questa  la mia grande occasione e niente deve sciuparla!
"Mi assumer ogni responsabilit," stava dicendo Ferriera. "La decisione  puramente militare. Ci troviamo coinvolti in una guerra fra indigeni e la mia nave  in pericolo." Si rivolse di nuovo al capocannoniere. "Sono sotto tiro?"
"Bene, don Ferriera, dipende da quello che volete." Il capocannoniere alit sulla punta del cannone, e strofin facendola risplendere. "Adesso posso portarle via la poppa o la prua, o colpirla al centro, come preferite. Ma se volete, morto qualcuno in particolare, allora ci vuole un minuto o due per averlo sotto tiro."
"Voglio morto Toranaga. E anche l'eretico."
"Volete dire l'ingeles, il pilota?"
"S."
"Mi dovete indicare il giapponese. Il pilota lo riconosco."
"Se bisogna eliminare il pilota per ammazzare Toranaga e impedire la guerra, allora sono d'accordo, capitano-generale," disse Rodrigues. "Altrimenti dovrebbe essere risparmiato."
" un eretico, un nemico del nostro paese, una sporca carogna, e ci ha gi procurato pi guai di un nido di vipere.
"Vi ho gi spiegato e rispiegato che l'ingeles  prima di tutto e dopo di tutto un pilota, uno dei migliori del mondo."
"I piloti dovrebbero godere privilegi speciali? Anche gli eretici?"
"S, perdio! Dovremmo usarlo, come lui usa noi. Uccidere tanta esperienza sarebbe uno spreco maledetto da Dio. Senza piloti non c' nessuna merda di impero e niente commercio e niente di niente. Senza di me, perdio! non c' Nave Nera e niente guadagni e niente ritorno a casa, per cui la mia opinione  maledettamente importante."
Dall'albero maestro giunse un grido. "Attenti sul cassero! La galea cambia rotta!" La galea, che prima puntava dritta su di loro, aveva virato di qualche punto a babordo, verso lo spazio aperto del porto.
Immediatamente Rodrigues url: "Posti di combattimento! A dritta guardia in alto! Su tutte le vele! Salpare l'ancora!" Gli uomini corsero a eseguire.
"Che succede, Rodrigues?"
"Non lo so, capitano-generale, ma andiamo in mare aperto. Quella grossa puttana punta sopravento."
"E che importa? Possiamo affondarli quando vogliamo," esclam Ferriera. "Dobbiamo ancora caricare le merci e i padri devono tornare a Osaka."
"S. Ma un avversario non verr mai sopravento alla mia nave. Quella puttana non ha bisogno del vento, pu andargli anche contro. Pu virare per venirci a colpire a prua, dove abbiamo solo due cannoni, e abbordarci!"
Ferriera rise con disprezzo. "Abbiamo venti cannoni a bordo! E loro neanche uno! Credi che quella sporca grassa troia oserebbe attaccarci? Hai i buchi nella testa!"
"Per l'ho ancora sul collo. La Santa Theresa va in mare aperto!"
Le vele stavano liberandosi dai cordami e il vento le gonfi, fra stridori e scricchiolii. Gli uomini di turno erano tutti ai posti di combattimento. La fregata cominci ad avanzare, molto lentamente. "Forza, puttanella!" la spronava Rodrigues.
"Don Ferriera, siamo pronti," avvert il capocannoniere. "Ce l'ho a tiro. Non posso tenercela a lungo. Qual  Toranaga? Mostratemelo!"
Sulla galea non c'erano luci; l'unica visibilit era fornita dalla luna. La galea era ancora di poppa a un centinaio di metri, ma adesso si era voltata a babordo e si dirigeva verso la riva pi lontana, coi remi che si alzavano e abbassavano a ritmo ininterrotto. " quello il pilota? Quello sul cassero?"
"S," rispose Rodrigues.
"Manuel e Perdito! Prendete lui e il cassero!" Il cannone pi vicino aggiust leggermente il puntamento. "Qual  Toranaga? Svelti! Timonieri, due punti a tribordo!"
"Due punti a tribordo, cannoniere!"
Attento al fondo sabbioso e ai fondali vicini, Rodrigues osservava le sartie, pronto a fermare il capocannoniere, sempre preoccupato solo di tirare bene. Gli occhi di tutti erano fissi sugli ufficiali del cassero, e sui preti. "Per amor di Dio, don Ferriera, qual  Toranaga?"
"Qual , padre?" chiese Ferriera, che non l'aveva mai visto.
Rodrigues aveva riconosciuto chiaramente Toranaga in un cerchio di samurai, ma non voleva essere lui a indicarlo. Lo facciano i preti, pens. Avanti, padre, fate il Giuda. Perch dovrebbe sempre toccare a noi il lavoro sporco? Per quanto, non mi importa un soldo bucato della fine di un pagano figlio di puttana.
I due sacerdoti tacquero.
"Svelti, qual  Toranaga?" insist il capocannoniere.
Alla fine, spazientito, Rodrigues glielo indic. "Laggi. Quel bastardo massiccio e basso in mezzo a quegli altri bastardi."
"Lo vedo, signor pilota."
Gli uomini al pezzo fecero gli ultimi preparativi.
"Hai puntato sull'eretico?" chiese Ferriera, prendendo in mano la miccia.
"S, capitano-generale. Voi siete pronto? Quando abbasso la mano,  il segnale!"
"Bene."
"Non ucciderai!" Era la voce di Dell'Aqua.
Ferriera si volt di scatto. "Sono pagani e eretici!"
"Fra loro ci sono anche dei cristiani, e anche se non ce ne fossero..."
"Non dargli retta, capocannoniere!" ringhi il capitano-generale. "Appena sei pronto, spariamo!"
Dell'Aqua si mise davanti alla bocca del cannone. La sua figura imponente domin il cassero e i marinai armati, pronti nell'ombra. Teneva la mano sul crocifisso. "Ho detto che non ucciderai."
"Uccidiamo di continuo, padre," ribatt Ferriera.
"Lo so, e ne ho vergogna e prego Dio che ci perdoni." Dell'Aqua non si era mai trovato prima d'allora sul cassero di una nave da guerra con i cannoni puntati, e i moschetti e le dita sui grilletti, tutti pronti a spargere la morte. "Finch io sar qui non si uccider e io non perdoner chi uccide in un'imboscata!"
"E se ci attaccano? Se cercano di prendere la nave?"
"Pregher Dio che ci assista contro di loro!"
"Che differenza fa, adesso o pi tardi?"
Dell'Aqua non rispose. Non ucciderai, pensava, e Toranaga ha promesso tutto, Ishido niente.
"Che facciamo, capitano-generale? Adesso  il momento buono!" grid il capocannoniere. "Adesso!"
Ferriera volt le spalle ai preti, profondamente amareggiato, gett la miccia e si avvicin alla ringhiera. "Tenetevi pronti a respingere un attacco!" url. "Se arriva a cinquanta metri senza essere invitata, avete l'ordine di mandarla all'inferno, qualunque cosa dicano i preti!"
Rodrigues era altrettanto adirato, ma sapeva di essere disarmato come il capitano-generale contro i preti. Non ucciderai? Per il Signore benedetto, e voi? avrebbe voluto gridare. Che dite dell'autodaf? e dell'Inquisizione? e dei preti che sentenziano "colpevole" o "strega" o "satanista" o "eretico"? Vi ricordate le duemila streghe bruciate nel solo Portogallo, l'anno che io partii per l'Asia? E che cosa dite dei villaggi e citt, quasi tutti, in Spagna e Portogallo e nelle colonie, visitati e ispezionati dai Flagelli di Dio (come si autodefinivano orgogliosamente gli inquisitori incappucciati), della puzza di carni bruciate che resta dietro di loro? Oh, Signore Ges Cristo, proteggici!
Domin la paura e l'odio e si concentr sulla galea. Scorse Blackthorne. Ah, ingeles! pens, fa piacere vederti, cos alto e baldanzoso. Avevo paura che fossi finito sul luogo dell'esecuzione. Sono contento che tu sia scampato, ma anche cos  una fortuna che tu non abbia a bordo neppure un cannoncino, perch allora ti spazzerei via e al diavolo le chiacchiere dei preti. Oh, Madonna, proteggimi da un cattivo prete!

"Ol, Santa Theresa!"
"Ol, ingeles!"
"Sei tu, Rodrigues?"
"La tua gamba?"
"Tua madre..."
Rodrigues fu molto soddisfatto della risata fragorosa che gli arriv superando l'acqua che li divideva.
Da mezz'ora le due navi manovravano, virando, bordeggiando e allontanandosi. La galea cercava di mettersi sopravento e imbottigliare la fregata sulla costa sottovento, la fregata cercava di portarsi in condizione da poter guadagnare il mare aperto, se opportuno. Ma nessuna delle due era riuscita ad avvantaggiarsi e durante le manovre gli uomini della fregata avevano scorto per la prima volta i pescherecci all'imbocco del porto e ne avevano capito il significato.
"Ecco perch viene da noi: a cercare protezione!"
"Ragione di pi perch lo affondiamo adesso che  intrappolato. Ishido ce ne sar grato in eterno," aveva osservato Ferriera.
Ma Dell'Aqua era irremovibile. "Toranaga  troppo importante. Insisto perch prima gli parliamo. Avrete sempre tempo di affondarlo. Non dispone di cannoni e perfino io so che ai cannoni ci si oppone solo coi cannoni."
Rodrigues aveva perci acconsentito a una posizione di stallo, per prendere tempo. Entrambe le navi si trovavano in mezzo al porto, al sicuro dai pescherecci e l'una dall'altra. Solo quando aveva visto la galea ammarare i remi e voltargli la fiancata, Rodrigues le aveva permesso di portarsi a distanza di voce, preparandosi per la successiva serie di spostamenti. Grazie a Dio, a Ges, a Maria e Giuseppe noi abbiamo i cannoni e i bastardi no, pens di nuovo Rodrigues. L'ingeles  troppo astuto.
Per  bello trovarsi di fronte a un professionista. Molto pi sicuro: nessuno commette errori idioti e nessuno si far male inutilmente.
"Permesso di salire a bordo?"
"Chi, ingeles?"
"Toranaga-sama, l'interprete e le guardie."
"Niente guardie," ordin piano Ferriera.
Alvito intervenne: "Qualcuna deve portarla. Per salvare la faccia."
"Al diavolo la faccia. Niente guardie.
"Non voglio samurai a bordo," conferm Rodrigues.
"Ne accettereste cinque?" chiese Alvito. "Solo la guardia del corpo? Voi dovete capire il problema, Rodrigues."
Rodrigues riflett un momento. "Cinque vanno bene, capitano-generale," annu. "Metteremo cinque uomini come vostre 'guardie del corpo', con un paio di pistole a testa. Padre, stabilite voi i dettagli, adesso.  meglio che ci pensi il padre, capitano-generale, lui sa come condursi. Avanti, padre, ma riferiteci quello che vi dicono."
Alvito si appoggi alla falchetta e grid: "Non otterrete niente con le vostre menzogne! Preparatevi a scendere all'inferno, voi e i vostri banditi. Avete dieci minuti, poi il capitano-generale vi mander al tormento eterno!"
"Battiamo la bandiera di Toranaga, perdio!"
" falsa, pirata!"
Ferriera fece un passo avanti. "A che gioco giocate, padre?"
"Abbiate pazienza, vi prego, capitano-generale," disse Alvito. " solo una questione di forma. Altrimenti Toranaga si mostrer offeso in eterno con noi perch abbiamo insultato la sua bandiera - come abbiamo fatto.  di Toranaga, non di un daimyo qualsiasi! Forse  bene che vi ricordiate che da solo dispone di pi truppe del re di Spagna!"
In coperta si accesero dei lumi e Toranaga apparve chiaramente visibile. La sua voce giunse sopra le onde.
"Tsukku-san! Come osate evitare la mia galea? Non ci sono pirati, qui. Sono nei pescherecci all'imboccatura del porto. Voglio accostare immediatamente!"
Alvito rispose in giapponese, fingendo stupore: "Nobile Toranaga, scusateci! Credevamo si trattasse di un trucco. I Grigi ci avevano detto che dei ronin si erano impadroniti della nave con la forza e noi abbiamo immaginato che ci fossero dei banditi sotto falsa bandiera, agli ordini del pirata inglese. Verr subito.
"No. Verr io immediatamente."
"Vi scongiuro, Toranaga-sama, lasciate che vi scorti. C' qui il mio superiore, il padre visitatore, e c' anche il capitano-generale. Insistono perch ci scusiate. Vi prego, accettate le nostre scuse!" Alvito torn al portoghese e grid forte al nostromo: "Una lancia!" Quindi di nuovo in giapponese a Toranaga. "La lancia sar pronta in un attimo, mio signore."
Rodrigues ascoltava il tono umile di Alvito e rifletteva su quanto fosse pi difficile trattare con i giapponesi che con i cinesi. I cinesi capivano l'arte del negoziato, del compromesso e delle concessioni e ricompense; invece i giapponesi erano gonfi di orgoglio, e quando si offendeva l'orgoglio di qualcuno - qualsiasi giapponese, non solo i samurai - la morte rappresentava una piccola riparazione all'insulto. Avanti, finitela! ebbe voglia di gridare.
"Capitano-generale, vado subito," stava dicendo Alvito. "Eminenza, se veniste anche voi l'omaggio contribuirebbe molto a placarlo."
"D'accordo."
"Non  pericoloso?" chiese Ferriera. "Potreste servirgli da ostaggi."
"Non appena vedeste un segno di tradimento," rispose Dell'Aqua, "vi ordino, in nome di Dio, di distruggere quella nave con tutti coloro che sono a bordo, noi compresi." Attravers il cassero e scese in coperta, con l'abito maestosamente svolazzante. All'inizio della passerella si gir e tracci il segno della croce. Quindi scese nella lancia.
Il nostromo diede il segnale di partenza. Tutti i marinai della lancia erano armati. Sotto il sedile del nostromo c'era un barile di polvere.
Ferriera si chin sulla falchetta e mormor: "Eminenza, portate qua con voi l'eretico."
"Come? Che cosa avete detto?" Dell'Aqua si divertiva a giocare col capitano-generale, la cui invincibile insolenza l'aveva offeso a morte. Naturalmente aveva deciso da un pezzo di impadronirsi di Blackthorne, e in quel momento aveva udito benissimo le parole dell'altro. Che stupido, stava pensando.
"Portate qua l'eretico, eh?" ripet Ferriera.
Rodrigues sent la risposta soffocata: "S, capitano-generale," e si domand: che tradimento stai architettando, Ferriera?
Si mosse con difficolt sul seggiolino, con la faccia esangue. Il dolore alla gamba era atroce e molta della propria forza la consumava per dominarsi. Le ossa stavano saldandosi bene e, lode alla Madonna! la ferita era pulita. Ma si trattava pur sempre di una frattura e anche il lieve ondeggiare della nave gli procurava dolore. Inghiott un sorso di grog da un vecchio otre, appeso a un gancio della chiesuola.
Ferriera lo osservava. "Fa male la gamba?"
"Va bene." Il grog attenuava il dolore.
"Abbastanza bene da viaggiare fino a Macao?"
"S. E da partecipare anche a una battaglia. E tornare nell'estate, se  a questo che pensate."
"Infatti,  a questo che penso, pilota." Le labbra erano di nuovo tirate nel sottile sorriso ironico. "Ho bisogno di un pilota in gamba."
"Sono a posto. La gamba si sta aggiustando bene." Rodrigues allontan il pensiero del dolore. "L'ingeles non salir a bordo volentieri.
"Cento ghinee che vi sbagliate."
" pi di quanto guadagno in un anno."
"Pagabili dopo che saremo arrivati a Lisbona, prendendole dai guadagni della Nave Nera."
"D'accordo. Niente lo far salire a bordo, per lo meno di sua volont. Sono pi ricco di cento ghinee, perdio!"
"Pi povero! Dimenticate che i gesuiti lo vogliono anche pi di me."
"Perch lo vogliono?"
Ferriera lo guard senza rispondere, sempre con lo stesso sorriso storto. Poi, lanciandogli un'esca: "Scorterei fuori Toranaga, pur di mettere le mani sull'eretico."
"Sono contento di essere un vostro compagno e di essere necessario a voi e alla Nave Nera," comment Rodrigues. "Non mi piacerebbe esservi nemico."
"Sono lieto che ci comprendiamo a vicenda, pilota. Finalmente."

"Chiedo una scorta per uscire dal porto e ne ho bisogno in fretta," disse Toranaga a Dell'Aqua, attraverso Alvito. Mariko gli era accanto, con Yabu, e ascoltava. Toranaga stava pi in alto di Dell'Aqua, ma i loro occhi erano alla stessa altezza. "Oppure, se preferite, la vostra nave da guerra pu allontanare dalla mia strada i pescherecci."
"Perdonatemi, ma sarebbe un ingiustificato atto di ostilit, che voi non... potete chiedere alla fregata, Nobile Toranaga," rispose Dell'Aqua, rivolgendosi direttamente a lui, perch trovava, come sempre, inquietante la traduzione simultanea di Alvito. " impossibile... sarebbe un gesto aperto di guerra."
"Allora che cosa suggerite?"
"Venite con noi sulla fregata, vi prego. Chiediamolo al capitano-generale. Lui penser a una soluzione, adesso che conosciamo il problema. Lui  un militare, noi no."
"Portatelo qui."
"Sarebbe pi rapido se veniste voi, signore. A prescindere, naturalmente, dall'onore che cos ci fareste."
Toranaga cap che era giusto. Pochi minuti prima aveva visto altri pescherecci, carichi di arcieri, staccarsi dalla riva a sud e, anche se per il momento si trovava al sicuro, era evidente che entro un'ora l'imboccatura del porto sarebbe stata chiusa dai nemici. Non aveva scelta.
"Chiedo scusa, signore," gli aveva spiegato l'Anjin-san durante le manovre di accostamento, "non posso avvicinarmi alla fregata. Rodrigues  troppo abile. Se il vento resta com', posso impedirgli di fuggire, ma non chiuderlo in trappola, a meno che non commetta un errore. Dobbiamo parlamentare."
"Far un errore e il vento rester cos?" aveva chiesto Toranaga, attraverso Mariko.
"Dice l'Anjin-san," gli aveva poi riferito lei, "che il saggio non scommette mai sul vento, a meno che non sia un aliseo e che vi troviate in alto mare. Qui siamo in un porto dove le montagne fanno cambiare il vento. E Rodrigues, il pilota, non commetter errori."
Toranaga aveva osservato i due piloti aguzzare l'ingegno l'uno contro l'altro e aveva capito che, fuori di ogni dubbio, erano dei maestri nel loro campo, tutti e due. E si era anche reso conto che n lui n le sue terre n l'impero sarebbero stati mai sicuri senza possedere delle navi barbare moderne e, mediante loro, il dominio dei propri mari. Quella constatazione l'aveva scosso.
"Ma come posso negoziare con loro? Quale scusa posso trovare per gesti cos manifestamente ostili nei miei confronti? Adesso il mio dovere  di sterminarli per avere ingiuriato il mio onore."
Allora l'Anjin-san aveva spiegato la storia delle bandiere false: come tutte le navi usassero quel trucco per avvicinarsi a un nemico, o per evitarlo. Toranaga si era sentito grandemente sollevato nello scoprire un'accettabile soluzione del problema, che gli avrebbe salvato la faccia.
"Credo che dovremmo muoverci subito, signore," stava dicendo Alvito.
"Va bene," acconsent Toranaga. "Yabu-san, prendete il comando della nave. Mariko-san, dite all'Anjin-san di stare sul cassero e tenere il timone, poi venite con me."
"S, mio signore."
Dalla grandezza della lancia Toranaga aveva compreso di poter condurre con s soltanto cinque guardie. Ma anche questo era stato previsto e il piano definitivo era semplice: se non avesse ottenuto l'aiuto della fregata, lui e le guardie avrebbero ucciso il capitano-generale, il suo pilota e i preti, e si sarebbero barricati in una cabina. Contemporaneamente la galea avrebbe attaccato la fregata a poppa, nel modo suggerito dall'Anjin-san, cercando di impadronirsene. Riuscissero o no a prenderla, la soluzione sarebbe stata rapida.
" un buon piano, Yabu-san," aveva osservato Toranaga.
"Permettetemi di andare a negoziare al vostro posto."
"Non acconsentirebbero."
"Va bene, ma quando saremo usciti dalla trappola, cacciate tutti i barbari dal nostro regno. Vi conquisterete pi daimyo di quanti ne perderete, con questo gesto."
"Ci rifletter," aveva risposto Toranaga, sapendo che era una sciocchezza, che doveva avere al proprio fianco i daimyo cristiani Onoshi e Kiyama e quindi gli altri daimyo cristiani, o sarebbe stato divorato. Perch Yabu voleva andare sulla fregata? Quale tradimento andava macchinando, nel caso di un mancato aiuto?
"Signore," stava dicendo Alvito a nome di Dell'Aqua, "posso invitare l'Anjin-san ad accompagnarci?"
"Perch?"
"Penso che gli farebbe piacere salutare il suo collega, il pilota Rodrigues, che ha una gamba rotta e non pu venire qui. Rodrigues sarebbe lieto di rivederlo e ringraziarlo di avergli salvato la vita, se a voi non dispiace."
Toranaga non riusc a vedere nessuna buona ragione perch l'Anjin-san non andasse con loro. Era sotto la sua protezione, e quindi inviolabile. "Se lui lo desidera, benissimo. Mariko-san, accompagnate Tsukku-san."
Mariko s'inchin. Sapeva che era suo compito ascoltare e riferire e assicurarsi che ogni parola venisse tradotta fedelmente, senza omissioni. Ora si sentiva meglio, con il viso e l'acconciatura di nuovo perfetti, un chimono fresco prestatole da Fujiko e il braccio infilato in una sciarpa. L'aveva medicata un ufficiale, studente in medicina. Il taglio nel braccio non aveva reciso nessun tendine e la ferita era pulita. Un bagno l'avrebbe rimessa anche meglio, ma a bordo non esistevano servizi del genere.
Lei e Alvito risalirono insieme sul cassero. Il gesuita vide il coltello nella cintura di Blackthorne e not che il chimono macchiato sembrava adattarglisi bene. Fino a che punto avr saputo conquistarsi la fiducia di Toranaga?
"Sono contento di rivedervi, pilota Blackthorne."
"Andate all'inferno, padre!" rispose cordialmente l'inglese.
"Forse laggi ci incontreremo, Anjin-san. Forse. Toranaga dice che potete salire a bordo della fregata."
"Sono i suoi ordini?"
"'Se volete', ha detto."
"Non voglio."
"Rodrigues gradirebbe vedervi e ringraziarvi di nuovo."
"Portategli i miei rispetti e ditegli che ci incontreremo all'inferno. O qui."
"La gamba glielo impedisce.
"Come va la gamba?"
"Sta guarendo. Col vostro aiuto e la grazia di Dio, entro poche settimane, se Dio vuole, camminer, anche se rester zoppo."
"Portategli i miei auguri.  meglio che andiate, padre, state perdendo tempo."
"Rodrigues vorrebbe proprio salutarvi. In tavola ci sono grog e un bel cappone arrosto e verdure fresche con la salsa, e pane fresco appena fatto, col burro fuso. Sarebbe un peccato sprecare tanto buon cibo, pilota."
"Come?"
"Pane croccante dorato, pilota, galletta fresca, burro, e manzo. Arance di Goa e perfino un gallone di vino di Madera o, se lo preferite, del brandy. E anche birra. Oltre al cappone di Macao, caldo e succulento. Il capitano-generale  un epicureo.
"Che Dio vi porti all'inferno!"
"Lo far, se lo vorr. Io vi dico soltanto quello che c'."
"Che cosa significa epicureo?" chiese Mariko.
"Uno che ama il cibo e la buona tavola, senhora Maria," rispose Alvito,: chiamandola col suo nome di battesimo. Aveva scorto il cambiamento sul viso di Blackthorne e quasi vedeva le ghiandole salivari al lavoro e l'agonia dello stomaco. Quando aveva contemplato, quella sera, il pasto apparecchiato nella sala, l'argento scintillante, la tovaglia candida, i seggioloni di cuoio rosso, e aveva sentito il profumo del pane e del burro freschi e delle carni abbondanti, lui stesso si era sentito debole per la fame, eppure non gli mancava certo da mangiare n gli era nuova la cucina giapponese.
 cos semplice catturare un uomo, si disse. Basta conoscere l'esca giusta. "Addio, capitano-pilota!" Si volt e si avvi. Blackthorne lo segu.

"Cosa ti  andato storto, ingeles?" domand Rodrigues.
"Dove c' da mangiare? Dopo possiamo parlare. Prima il pranzo che mi avete promesso." Blackthorne era ritto, ma piuttosto vacillante, sul ponte.
"Seguitemi, prego," disse Alvito.
"Dove lo portate, padre?"
"In sala, naturalmente. Mentre Toranaga e il capitano-generale discorrono, Blackthorne pu mangiare."
"No. Pu mangiare nella mia cabina."
"Ma  certo pi semplice andare dove si trova gi il cibo."
"Nostromo! Date immediatamente da mangiare al pilota... tutto quello che vuole, nella mia cabina, prendendolo dalla tavola pronta. Ingeles, vuoi grog o vino o birra?"
"Prima birra e poi grog."
"Nostromo, pensaci tu. Accompagnalo di sotto. E senti. Pesaro, dagli dei vestiti. Prendili nella mia cassa. E stivali, tutto. E stai con lui finch non ti chiamo."
Senza una parola Blackthorne segu Pesaro, il nostromo, un omaccione robusto. Alvito si volt per tornare da Dell'Aqua e Toranaga, che parlavano attraverso Mariko, ma Rodrigues lo ferm.
Padre! Un momento. Che cosa gli avete detto?"
"Solo che volevate vederlo e che a bordo avevamo da mangiare."
"Ma che lo invitavo io a mangiare?"
"No, Rodrigues, non ho detto cos. Ma non offrireste da mangiare a un collega pilota che ha fame?"
"Quel povero bastardo non ha semplicemente fame: muore di fame. Se mangia in quello stato s'ingozzer come un lupo avido e poi vomiter tutto come una puttana ubriaca. Ora noi non vogliamo, vero? che uno di noi - sia pure un eretico - mangi come una bestia e vomiti come una bestia davanti a Toranaga. No? Non davanti a un merdoso figlio di puttana, e specialmente uno con la mente pulita come la fessura di una prostituta!"
"Dovete imparare a controllare la vostra volgarit, figlio mio," lo ammon Alvito. "Vi mander all'inferno. Sar bene che recitiate un migliaio di avemaria e stiate a digiuno per due giorni. Pane e acqua. Una penitenza per ringraziare la misericordia di Dio."
"Grazie, padre, lo far. Volentieri. Se potessi inginocchiarmi, lo farei e vi bacerei la croce. Questo povero peccatore vi  grato, padre, per la pazienza che Dio vi d. Devo frenare la lingua."
"Rodrigues, scendete?" grid Ferriera.
"Finch c' quella puttana di galea, capitano-generale, resto in coperta. Se mi volete, sono qui." Alvito cominci ad allontanarsi e Rodrigues not Mariko. "Un attimo ancora, padre. Chi  la donna?"
"Donna Maria Toda. Una degli interpreti di Toranaga."
Rodrigues fischi in sordina. " brava?"
"Bravissima."
" stupido averla lasciata salire a bordo. Perch avete detto: 'Toda'?  una concubina del vecchio Hiro-matsu?"
"No.  la moglie di suo figlio."
"Stupido portarla a bordo." Rodrigues chiam con un cenno un marinaio. "Avverti tutti che la donna parla portoghese."
"S, senhor." L'uomo corse via e Rodrigues si volt verso Alvito.
Il prete non era per niente intimidito dalla sua collera evidente. "La Nobile Maria parla anche latino, e altrettanto bene. C' altro, pilota?"
"No, grazie. Forse  meglio che cominci le mie avemaria."
"S, dovreste." Il prete tracci un segno di croce e se ne and. Rodrigues sput a distanza e uno dei timonieri ammicc e si segn.
"Va' a inchiodarti con le palle all'albero!" sibil il pilota.
"S, scusatemi, senhor. Ma vicino al buon padre mi sento nervoso. Non volevo offendere." Il giovanotto vide scorrere gli ultimi granelli di sabbia nella clessidra, e la capovolse.
"Alla mezza vai di sotto, portati un maledetto secchio d'acqua e una ramazza e ripulisci la mia cabina. Di' al nostromo di portarmi su l'ingeles e rimetti tutto in ordine. E guarda che sia pulita o prender i tuoi intestini per farci gli elastici. E mentre ci sei, di' qualche avemaria per l'animaccia tua maledetta."
"S, senhor pilota," rispose fievolmente il giovane. Rodrigues era maniaco della pulizia e la sua cabina era il santo Graal della nave. Qualunque tempo ci fosse fuori, doveva brillarci tutto come uno specchio.

27
"Deve esistere una soluzione, capitano-generale," ripet con pazienza Dell'Aqua.
"Volete un'azione di guerra contro un paese amico?"
"Naturalmente no."
Nella vasta cabina tutti sapevano di trovarsi rinchiusi nella stessa trappola. Qualunque gesto esplicito li avrebbe messi dichiaratamente a fianco di Toranaga contro Ishido, cosa che dovevano assolutamente evitare, nell'eventualit che Ishido risultasse vincitore. Per il momento Ishido possedeva Osaka e la capitale, Kyoto, e l'appoggio della maggioranza dei reggenti. Inoltre, attraverso Onoshi e Kiyama, controllava in gran parte l'isola di Kyushu, il porto di Nagasaki - centro di tutto il commercio - e quindi il commercio e la Nave Nera di quell'anno.
"Che c' di tanto difficile? Voglio solo che leviate di mezzo i pirati all'imboccatura del porto," disse Toranaga, immediatamente tradotto da padre Alvito.
Toranaga, al posto d'onore del grande tavolo, stava molto scomodo sul seggiolone a schienale alto. Accanto a lui sedeva Alvito; il capitano-generale era di fronte, vicino a Dell'Aqua. Mariko stava dietro a Toranaga e i samurai di guardia attendevano vicino alla porta, di faccia ai marinai armati.: Tutti gli europei erano consapevoli del fatto che, anche se era Alvito a tradurre per Toranaga ogni parola, Mariko era presente a controllare che niente venisse detto fra loro contro gli interessi del suo padrone e che la traduzione fosse completa e precisa.
Dell'Aqua si pieg in avanti. "Forse, signore, potreste mandare a riva dei messaggeri a Ishido-sama. Forse la soluzione sta nel negoziare. Noi possiamo offrire la nave come terreno neutrale per i negoziati. Forse cos la guerra si concluderebbe."
Toranaga rise con spregio. "Quale guerra? Ishido e io non siamo in guerra."
"Ma, signore, abbiamo assistito noi stessi allo scontro sulla spiaggia."
"Non siate ingenuo! Chi  stato ucciso? Pochi ronin senza importanza. Chi ha attaccato? Solo dei ronin, banditi o fanatici."
"E l'imboscata? A quanto sappiamo, i Marroni si sono battuti con i Grigi."
"I banditi ci hanno attaccati tutti, Marroni e Grigi. I miei uomini hanno combattuto solo per difendermi. Negli scontri notturni spesso si sbaglia sugli avvenimenti. Se dei Marroni hanno ucciso dei Grigi o viceversa si  trattato di uno spiacevole errore. Ma cosa sono, per noi, pochi uomini? Niente. Non siamo in guerra."
Toranaga vide che non gli credevano e aggiunse: "Ditegli, Tsukku-san, che in Giappone sono gli eserciti a fare la guerra. Queste scaramucce e questi attentati ridicoli sono tentativi inutili, da smentire quando falliscono. La guerra non  cominciata stanotte.  cominciata con la morte del Taiko. E anche prima, perch egli  morto lasciando un figlio non in et di succedergli. E forse prima ancora, quando venne ucciso Goroda, il Grande protettore. Gli episodi di stanotte non hanno significato durevole. Nessuno di voi sa comprendere il nostro regno e la nostra politica. E come potreste? Per forza Ishido cerca di uccidermi. E come lui molti altri daimyo. Lo hanno fatto in passato e continueranno in futuro. Kiyama e Onoshi sono stati sia amici sia nemici. Ascoltatemi bene: se io sar ucciso, le cose saranno pi semplici per Ishido, il nemico reale, ma solo per un breve momento. Adesso io sono chiuso nella sua trappola, ma anche se avr successo, lui non otterr che un vantaggio momentaneo. Se io gli sfuggo, la trappola non sar mai esistita. Ma cercate di capire bene, voi tutti, che la mia morte non eliminer le cause della guerra n impedir un futuro conflitto. Soltanto se muore Ishido, non ci sar nessun conflitto. Perci adesso non esiste una guerra aperta. Non esiste." Si agit sulla sedia, insofferente all'odore della cabina, provocato dai cibi grassi e dai corpi non lavati. "Per noi siamo di fronte a un problema immediato. Io voglio i vostri" cannoni. Li voglio adesso. I pirati mi bloccano l'uscita del porto. Vi ho detto, in precedenza, Tsukku-san, che presto ognuno dovr scegliere da che parte stare. Ebbene, da quale parte state voi e il vostro capo e tutta la Chiesa cristiana? E i miei amici portoghesi sono con me o contro di me?"
Rispose Dell'Aqua. "Potete essere sicuro, Toranaga-sama, che noi tutti difendiamo i vostri interessi."
"Bene. Allora allontanate immediatamente i pirati."
"Sarebbe un gesto di guerra, senza alcun vantaggio. Forse possiamo contrattare, eh?" propose Ferriera.
Alvito non tradusse le sue parole, ma rifer invece: "Il capitano-generale dice che cerchiamo soltanto di non immischiarci nella vostra politica, Nobile Toranaga. Siamo mercanti."
Mariko si rivolse in giapponese a Toranaga. "Spiacente, signore, questo non  esatto. Non ha detto cos."
Alvito sospir. "Ho soltanto cambiato qualche parola, signore. Il capitano-generale, essendo straniero, non conosce certe raffinatezze. Non capisce il Giappone."
"Ma voi s, Tsukku-san?" chiese Toranaga.
"Cerco di capire, signore."
"Che cosa ha detto esattamente?"
Alvito lo rifer.
Dopo una pausa, Toranaga riprese: "L'Anjin-san mi ha avvisato che i portoghesi sono molto interessati al commercio e che nel commercio non conoscono misura n buone maniere, n umorismo. Comprendo e accetto la vostra spiegazione, Tsukku-san. Ma d'ora in poi, vi prego, traducete ogni parola esattamente."
"S, mio signore."
"Dite questo al capitano-generale: 'Quando il conflitto sar risolto, io allargher il commercio. Io sono favorevole al commercio, Ishido no.
Dell'Aqua aveva seguito la conversazione e aveva sperato che Alvito riuscisse a coprire la stupidit di Ferriera. "Non siamo dei politici, signore, siamo dei religiosi e rappresentiamo la Vera Fede e i fedeli. Noi difendiamo i vostri interessi."
"Su questo concordo con voi. Stavo..." Alvito interruppe la traduzione e per un momento segu il giapponese di Toranaga, con un improvviso illuminarsi del volto. "Scusate, eminenza, il Nobile Toranaga diceva: 'Stavo pensando di chiedervi di costruire un tempio, un grande tempio, a Yedo, come segno della mia fiducia nel vostro appoggio.
Da anni, da quando Toranaga era signore delle Otto Province, Dell'Aqua si era dato da fare per ottenere quella concessione. E ottenerla adesso, nella terza citt dell'impero in ordine di grandezza, era una conquista senza prezzo. Il padre visitatore comprese che era arrivato il momento di risolvere la questione dei cannoni. "Ringrazialo, Martin Tsukku-san," disse, ricorrendo alla frase in codice gi concordata con Alvito, che li impegnava a quella determinata linea d'azione, in cui Alvito avrebbe agito da punta avanzata. "E assicuragli che cercheremo di essere sempre al suo servizio. Oh, s, e chiedigli che cosa pensava a proposito della cattedrale," aggiunse, a beneficio del capitano-generale.
"Forse per un momento posso parlare direttamente," disse Alvito a Toranaga. "Il mio superiore vi ringrazia e ritiene che quanto ci avete chiesto prima forse  possibile. Egli si prodigher per aiutarvi."
"Prodigarsi  un termine astratto e non soddisfacente."
"S, signore." Alvito gett un'occhiata alle guardie, che naturalmente ascoltavano fingendo il contrario. "Ma vi rammento che in precedenza avete affermato che a volte  saggio essere astratti."
Toranaga cap immediatamente. Con un gesto della mano conged i suoi uomini. "Aspettate fuori, tutti."
Essi obbedirono, a disagio. Alvito si rivolse a Ferriera. "Adesso non abbiamo bisogno delle vostre guardie, capitano-generale!"
Usciti i samurai, Ferriera allontan anche i suoi uomini e guard Mariko. Il capitano aveva le pistole alla cintura e una anche nello stivale.
Alvito chiese a Toranaga: "Signore, non volete far sedere la Nobile Mariko?"
Toranaga di nuovo comprese. Riflett un attimo, poi annu e, senza voltarsi, disse: "Mariko-san, prendete una delle mie guardie e andate a cercare l'Anjin-san. Restate con lui finch vi mander a chiamare."
"S, mio signore."
La porta si chiuse dietro di lei.
Adesso erano soli, loro quattro.
"Qual  l'offerta? Che cosa offre?" chiese Ferriera.
"Siate paziente, capitano-generale," l'ammon Dell'Aqua, tamburellando con le dita sul crocifisso, mentre pregava per una buona riuscita.
"Signore," esord Alvito, rivolto a Toranaga, "il mio superiore dice che cercher di fare tutto quello che voi chiedete. Entro quaranta giorni. Vi mander comunicazioni riservate sull'andamento delle trattative. Col vostro permesso, sar io il corriere."
"E se non riuscir?"
"Non sar per mancanza di volont o di persuasione o di riflessione. Ve ne d la sua parola."
"Davanti al dio cristiano?"
"S, davanti a Dio."
"Bene. Lo voglio per scritto, con il suo sigillo."
"A volte certi accordi, particolarmente delicati, non dovrebbero essere messi per scritto."
"Intendete nel caso in cui anch'io non metta per scritto i miei impegni, non  vero?"
"Vi ricordavo soltanto una vostra frase: L'onore di un samurai vale certo pi di un pezzo di carta. Il padre visitatore vi d la sua parola davanti a Dio, la sua parola d'onore, come un samurai. Il vostro onore gli  pi che sufficiente. Pensavo soltanto che lo rattristerebbe vedere cos poca fiducia verso di lui. Volete che gli chieda una firma?"
Dopo un lungo intervallo Toranaga disse: "Va bene. La sua parola davanti al Dio Ges, ne? La sua parola davanti al suo dio."
"Ve la do a nome suo. Egli ha giurato sulla croce che far di tutto."
"Anche voi, Tsukku-san?"
"Avete anche la mia parola, davanti a Dio, sulla croce benedetta, che far tutto il possibile per convincere i Nobili Onoshi e Kiyama a essere vostri alleati."
"In cambio io far quanto ho promesso. Al quarantunesimo giorno potrete mettere la prima pietra del pi grande tempio cristiano dell'impero."
"Il terreno potrebbe esserci assegnato subito, signore?"
"Non appena arriver a Yedo. E adesso, che fare con i pirati dei pescherecci? Li spazzerete via subito?"
"Se aveste i cannoni, agireste voi stesso, signore?"
"Naturalmente, Tsukku-san."
"Mi scuso di mostrarmi cos pignolo, signore, ma abbiamo dovuto preparare un piano. I cannoni non appartengono a noi. Datemi un momento, prego." Alvito si volse a Dell'Aqua. "Per la cattedrale tutto  sistemato, eminenza." Poi si rivolse a Ferriera, dando il via al piano concordato. "Sarete contento di non avere affondato la nave del signore, capitano-generale. Egli vi chiede se sareste disposto a portare diecimila ducati d'oro per lui quando partirete con la Nave Nera per Goa, da investire sul mercato dell'oro in India. Noi saremo lietissimi di favorirvi nella transazione attraverso le nostre vie consuete laggi, investendo l'oro per voi. Toranaga-sama dice che met del guadagno sar vostro." Dell'Aqua e Alvito avevano concluso che, in capo a sei mesi, quando la Nave Nera sarebbe giunta, Toranaga o sarebbe stato nuovamente alla presidenza del Consiglio dei reggenti e quindi pi che lieto di consentire a quella vantaggiosissima transazione, o sarebbe stato ormai defunto. "Potete ricavarne facilmente quattromila ducati. Senza nessun rischio."
"In cambio di cosa?  pi di quanto voi ricevete ogni anno per l'intera Compagnia di Ges in Asia, dal re di Spagna. In cambio di cosa?"
"Toranaga-sama dichiara che i pirati gli impediscono di lasciare il porto. E lui sa meglio di voi se si tratti di pirati."
Con la stessa voce uguale, che entrambi usavano per la presenza di Toranaga, Ferriera rispose: " un errore prestare fede a quest'uomo. Il suo nemico ha in mano tutte le carte migliori. I re cristiani sono tutti contro di lui. I due maggiori di certo: li ho sentiti con le mie orecchie. Loro affermano che questo  il vero nemico. Io credo a loro e non a questo idiota figlio d'ignoti."
"Sono certo che il Nobile Toranaga sa meglio di noi chi sia pirata e chi no," ribatt Dell'Aqua imperturbabile, conoscendo la soluzione quanto Alvito. "Immagino che non abbiate obiezioni a che Toranaga-sama se la sbrighi direttamente con i pirati.
"Certo che no."
"Voi a bordo avete molti cannoni in pi," disse il padre visitatore. "Perch non darglieli, in via privata? Venderglieli, in realt. Armi ne vendete di continuo e lui comprer delle armi. Quattro cannoni saranno pi che sufficienti. Dovrebbe essere facile trasbordarli con la lancia, con polvere e cariche, sempre in via privata. Cos il problema sar risolto."
Ferriera sospir. "I cannoni, mia cara eminenza, sono inutili sulla galea. Non ci sono portelli, non ci sono funi, non ci sono affusti. Non potrebbero usare i cannoni, nemmeno se avessero i cannonieri. Che non hanno."
I due preti rimasero attoniti. "Inutili?"
"Completamente."
"Ma, don Ferriera, potranno di certo adattare...
"Quella galea non  in grado di usare i cannoni, senza essere riadattata. Ci vorrebbe almeno una settimana."
"Nan ja?" chiese Toranaga insospettito, consapevole, nonostante tutti i loro sforzi per nasconderlo, che qualcosa non funzionava.
"'Cosa c'?' domanda il Nobile Signore," tradusse Alvito.
Dell'Aqua cap che il successo gli sfuggiva fra le dita. "Capitano-generale, per favore, aiutateci. Vi prego. Ve lo dico apertamente. Abbiamo ottenuto concessioni enormi. Dovete credermi e dovete, s, dovete avere fiducia in noi. In qualche modo dovete aiutare Toranaga-sama a uscire dal porto. Ve ne scongiuro in nome della Chiesa. La sola cattedrale  gi un'enorme concessione. Vi prego."
Ferriera non lasci trasparire neppure un'ombra della sua esultanza. Addirittura rispose con maggiore gravit nella voce. "Poich mi chiedete aiuto in nome della Chiesa, eminenza, naturalmente far ci che volete. Lo porter fuori da questa trappola. Ma in cambio voglio la nomina a capitano-generale della Nave Nera anche per l'anno prossimo, comunque vada la spedizione di quest'anno, con o senza successo."
"Ma  un dono personale del re di Spagna. Dipende soltanto da lui. Non sta a me prometterlo."
"Secondo: accetto la sua offerta dell'oro, ma voglio la vostra garanzia che non avr nessun fastidio, n dal vicer a Goa, n qui, a proposito dell'oro e nemmeno per nessuna delle Navi Nere."
"Osate ricattare me e la Chiesa?"
"Non si tratta che di una questione d'affari fra voi, me e questa scimmia."
"Non  affatto una scimmia, capitano-generale. Fareste bene a ricordarlo.
"Terzo: il quindici per cento sul carico di quest'anno, invece che il dieci.
"Impossibile."
"Quarto: per avere tutto chiaro e in ordine, eminenza, la vostra parola - subito - che n voi n nessuno dei vostri preti mi minaccer mai di scomunica, a meno che io non commetta in futuro un sacrilegio, dato che di quanto stabilito finora niente  sacrilegio. E inoltre la vostra parola che voi e i santi padri aiuterete attivamente me e queste due Navi Nere. Anche questa parola, davanti a Dio."
"E poi, capitano-generale? Non  ancora tutto, c' qualcos'altro, certamente."
"Ultimo: voglio l'eretico."

Ferma sulla soglia della cabina, Mariko osservava Blackthorne, che giaceva in stato semicomatoso sul pavimento, vomitando l'anima. Il nostromo, appoggiato alla cuccetta, sogghignava, esibendo dei mozziconi di denti gialli.
" stato avvelenato o  ubriaco?" chiese Mariko a Totomi Kana, il samurai accanto a lei, cercando inutilmente di non sentire la puzza di cibo e di vomito, e la puzza del brutto marinaio che le stava davanti, e l'immancabile puzza di sentina che pervadeva la nave. "Sembra quasi che sia stato avvelenato, ne?"
"Forse lo  stato, Mariko-san. Guardate quel sudiciume!" Con disgusto il samurai le indic la tavola. Era piena di piatti di legno con avanzi di un arrosto al sangue, mezza carcassa di pollo rosicchiato, pezzi di pane e formaggio, macchie di birra, burro, un piatto di sugo grasso ormai freddo, e una mezza bottiglia di brandy.
Nessuno aveva mai visto prima della carne in tavola.
"Che volete?" domand il nostromo. "Niente scimmie qui dentro, wakarimasu! Niente scimmie-san in questa stanza!" Guard il samurai e gli fece segno di andarsene. "Fuori! Fila!" Il suo sguardo torn a Mariko. "Come ti chiami? Namu, eh?"
"Che cosa dice, Mariko-san?" chiese il samurai.
Il nostromo osserv il samurai, poi di nuovo Mariko.
"Che cosa dice il barbaro, Mariko-san?" insist il samurai.
Mariko distolse lo sguardo stupito dalla tavola e si concentr sul nostromo. "Scusatemi, senhor, non vi capisco. Che cosa avete detto?"
"Eh?" La bocca del nostromo si spalanc del tutto. Era grasso, con gli occhi troppo vicini e le orecchie grandi, i capelli stretti in una sudicia coda. Al collo portava un crocifisso e le pistole alla cintola. "Eh? Sapete parlare portoghese? Una giapponese che parla un buon portoghese? Dove avete imparato a parlare da persona civile?"
"I padri cristiani me l'hanno insegnato."
"Che io sia maledetto! Una fiore-san che parla da essere civile!"
Blackthorne fu colto da un nuovo conato di vomito e tent debolmente di alzarsi e uscire.
"Potete... per favore... aiutare il pilota?" Mariko indic la cuccetta.
"S, se questa scimmia mi d una mano."
"Chi? Mi spiace, cosa avete detto? Chi?
"Lui, il giappo."
Le parole dell'uomo la colpirono con violenza e le occorse tutta la sua forza di volont per restare calma. Fece un cenno al samurai. "Kana-san, prego, volete aiutare questo barbaro? Bisognerebbe mettere l'Anjin-san l sopra."
"Con piacere, mia signora."
I due uomini insieme sollevarono Blackthorne ed egli sprofond nella cuccetta, con la testa troppo pesante per alzarla, muovendo inutilmente la bocca.
"Bisognerebbe lavarlo," disse Mariko in giapponese, ancora sbalordita per come il nostromo aveva definito Kana.
"S, Mariko-san. Ordinate al barbaro di chiamare i servi."
"S." Il suo sguardo incredulo torn alla tavola. "Ma davvero mangiano cos?"
Il nostromo segu quello sguardo. A un tratto si chin, strapp una coscia di pollo e gliela offr. "Avete fame? Qui, piccolo fiore-san,  buono.  fresco, di oggi... vero cappone di Macao."
Lei scosse la testa.
La faccia rugosa del nostromo si apr in un sorriso ed egli tuff la coscia nel grasso pesante, poi gliela mise sotto il naso. "Il grasso lo rende anche migliore. Ehi,  bello parlare a modo, eh? Mai fatto prima. Forza, vi dar energia... dove serve!  cappone di Macao, vi dico."
"No. No, grazie. Mangiare carne...  proibito.  contro la legge, e contrario al buddismo e allo scintoismo."
"A Nagasaki no!" Il nostromo rise. "Un sacco di giapponesi mangiano sempre carne! Ogni volta che riescono ad averla, e si bevono anche il nostro grog. Siete cristiana, eh? Forza, provate, donnina! Come potete saperlo se non provate?"
"No, no, grazie."
"Un uomo non pu vivere senza carne. Questo  cibo vero. Vi d forza, cos potete chiavare come un ermellino. Qua," offr la coscia di pollo a Kana. "Vuoi?"
Kana scosse la testa, altrettanto nauseato. "Iy!"
Il nostromo si strinse nelle spalle e gett il pezzo di pollo sul tavolo. "E iy sia. Cosa vi siete fatta al braccio? Vi siete ferita nello scontro?"
"S, ma leggermente." Mariko mosse il braccio per dimostrarlo e domin il dolore, inghiottendo.
"Povera cosina! Che cosa volete qui, senhorita, eh?"
"Vedere l'An... il pilota. Mi ha mandato Toranaga-sama. Il pilota  ubriaco?"
"Il povero bastardo ha mangiato e bevuto troppo in fretta. Ha mandato gi mezza bottiglia in un sorso solo. Gli ingeles sono sempre uguali: non tengono il grog e non hanno cojones." La percorse da capo a piedi con lo sguardo. "Non ho mai visto un fiorellino piccolo come voi. E non ho mai] chiacchierato finora con un giappo che parlasse da persona civile."
"Tutte le signore e i samurai giapponesi li chiamate giappo e scimmie?"
Il marinaio scoppi in una risata. "Via, senhorita, mi  scappato! Lo diciamo per la gente qualunque di Nagasaki, ruffiani e puttane. Non  per offendere. Non avevo mai parlato con una senhorita civilizzata e, perdio! neanche sapevo che ne esistessero."
"Nemmeno io sapevo, senhor. Non avevo mai parlato prima con un portoghese civilizzato, se non con i santi padri. Noi siamo giapponesi, non giappo, ne? E le scimmie sono animali, non  vero?"
"Certo." Il nostromo esib i suoi denti spezzati. "Voi parlate come una dama. Proprio. Senza offesa, senhorita."
Blackthorne cominci a borbottare e Mariko si avvicin alla cuccetta e lo scosse gentilmente. "Anjin-san! Anjin-san!"
"S? s..." Blackthorne apr gli occhi. "Oh, salve... mi spiace..." Il peso alla testa e le vertigini lo costrinsero a riadagiarsi.
"Senhor, prego, mandate a chiamare un servitore. Bisogna lavarlo."
"Ci sono degli schiavi, ma non per questo, senhorita. Lasciate perdere l'ingeles... cosa volete che sia un po' di vomito per un eretico come lui?"
"Niente servitori?" esclam lei sbalordita.
"Abbiamo degli schiavi, bastardi negri, ma sono pigri... io non mi lascerei mai lavare da uno di loro," comment con una smorfia.
Mariko cap di non avere scelta. Toranaga-sama poteva aver bisogno dell'Anjin-san da un momento all'altro, e quello era il suo dovere. "Allora mi serve un po' d'acqua," disse. "Per lavarlo."
"Ce n' un barile di sotto. Sul ponte inferiore.
"Portatemene un poco, senhor."
"Mandateci lui." Il nostromo punt un dito verso Kana.
"No. Portatemela voi. E subito."
Il nostromo guard Blackthorne. "Siete la sua pupa?"
"Come?"
"La pupa dell'ingeles?"
"Che cos' una pupa, senhor?"
"La sua donna. La sua compagna, capite, senhorita? La bella del pilota. Pupa, insomma."
"No. No, senhor, non sono la sua pupa."
"Allora la sua? della scim... del samurai? O forse del re, di quello che  salito a bordo? Tora-qualchecosa? Siete una delle sue?"
"No."
"Di nessuno che sia a bordo?"
Lei scosse la testa. "Per favore, volete portarmi un po' d'acqua?"
Il nostromo annu e usc.
" l'essere pi brutto e puzzolente che abbia mai avvicinato," osserv il samurai. "Che cosa diceva?"
"Ha domandato... se... ero una concubina del pilota."
Il samurai si avvi alla porta.
"Kana-san!"
"Vi chiedo il diritto di vendicare questo insulto in nome di vostro marito. Subito! Come se voi poteste convivere con un barbaro!"
"Kana-san! Chiudete la porta, vi prego!"
"Voi siete Toda Mariko-san! Come osa insultarvi? L'insulto deve essere vendicato!"
"Lo sar, Kana-san, e vi ringrazio. Ve ne do il diritto, s, ma adesso siamo qui per ordine di Toranaga-sama. Sarebbe errato che voi agiste senza il suo permesso."
Riluttante, Kana richiuse la porta. "Lo ammetto. Ma vi prego formalmente di rivolgere la richiesta al Nobile Toranaga prima di andarcene."
"S. Grazie per la cura che vi prendete del mio onore." Che cosa avrebbe fatto Kana, se avesse saputo tutto quello che sapeva lei? si chiese, spaventata. Che cosa avrebbe fatto Toranaga-sama? O Hiro-matsu? O mio marito? Scimmie? Oh, Madonna, aiutami a restare calma e a far funzionare la testa. Per placare l'ira di Kana, cambi argomento. "L'Anjin-san ha un'aria cos distrutta. Sembra un bambino. A quanto pare i barbari non reggono il vino, come alcuni dei nostri uomini."
"Gi. Ma non  il vino, non pu essere.  per quello che ha mangiato."
Blackthorne si agit, lottando per riprendere piena coscienza.
"Non ci sono servi sulla nave, Kana-san, perci devo prendere il posto di una cameriera dell'Anjin-san. Cominci a spogliare Blackthorne, a fatica per via del braccio ferito.
"Lasciate che vi aiuti." Kana era molto abile. "Lo facevo per mio padre, quando il sak lo vinceva."
"A un uomo fa bene ubriacarsi ogni tanto. Lo libera dagli spiriti cattivi."
"S, per il giorno dopo mio padre stava molto male."
"Anche mio marito sta molto male, dopo. Per giorni interi."
Dopo un momento, Kana esclam: "Che Budda conceda al Nobile Buntaro di fuggire!"
"S," rispose Mariko, guardandosi intorno. "Non capisco come possano vivere in un simile disordine.  peggio che nelle case della nostra gente pi povera. Nell'altra cabina quasi svenivo per il puzzo."
" rivoltante. Non ero mai salito prima su una nave barbara."
"Io non ero mai stata in mare."
La porta si apr e il nostromo deposit un secchio. La vista di Blackthorne nudo lo sconvolse e subito tir fuori una coperta, da sotto la cuccetta, e lo copr. "Morir, cos. E a parte questo...  una vergogna ridurre un uomo in questo modo, perfino uno come lui."
"Come?"
"Niente. Come vi chiamate, senhorita?" Gli brillarono gli occhi.
Mariko non rispose. Tolse la coperta e lav Blackthorne, lieta di poter agire, detestando la cabina e la presenza sudicia del nostromo e chiedendosi che cosa stesse accadendo nell'altra cabina. Sar al sicuro il nostro padrone?
Quando ebbe finito, raccolse in un fagotto il chimono e il perizoma sporchi." Questa roba si pu far lavare, senhor?"
"Eh?"
"Bisogna pulirli subito. Potete chiamare uno schiavo, per favore?"
"Sono un branco di pigri bastardi, ve l'ho detto. Gli ci vorr una settimana, o pi. Gettateli via, senhorita, non valgono un centesimo. Il nostro pilota Rodrigues ha detto di dargli dei vestiti decenti. Ecco." Apr una cassa. "Ha detto di prenderli da qui."
"Non so come vestire un uomo con questa roba."
"Gli serve una camicia e dei calzoni e le brache e calze e stivali e una giubba." Il nostromo li tir fuori, mostrandoglieli. Poi lei e il samurai, insieme, cominciarono a rivestire Blackthorne, ancora semincosciente.
"Come si mette questo?" Mariko teneva alzate fra le mani le brachette, triangolari, con i lacci penzolanti.
"Madonna! Si portano davanti, cos," rispose il nostromo, imbarazzato, 'indicandolo su se stesso. "Gliele legate sopra ai calzoni, cos." Mariko osserv quelle del nostromo, e lui, sentendosi cos esaminato, si mosse a disagio. Poi la donna mise le brachette a Blackthorne, accuratamente e, fra lei e Kana, gli passarono i lacci fra le gambe e glieli legarono alla vita. Mariko disse piano al samurai: " il modo di vestire pi ridicolo che abbia mai visto.
"Dev'essere molto scomodo," rispose Kana. "Anche i preti le portano, Mariko-san? Sotto le vesti?"
"Non lo so."
Si tolse dagli occhi una ciocca di capelli. "Senhor, adesso l'Anjin-san  vestito nel modo giusto?"
"S, salvo gli stivali. Eccoli qua, ma possono aspettare." Il nostromo le si avvicin e Mariko strinse le narici. L'uomo abbass la voce, voltando le spalle al samurai. "Ne volete fare una svelta?"
"Come?"
"Mi piacete, senhorita, eh? Che ne dite? Nella cabina vicina c' una cuccetta... mandate di sopra il vostro amico. L'ingeles per un'altra ora  partito. Pagher la solita tariffa."
"Che cosa?"
"Un pezzo di rame... anche tre se ci sapete fare, e proverete il gallo migliore tra qui e Lisbona. Eh, che ne dite?"
Il samurai vide la faccia inorridita di Mariko. "Che succede, Mariko-san?"
Incespicando Mariko si allontan dal nostromo e dalla cuccetta. Balbett: "Lui... ha detto... ha detto..."
Kana sguain immediatamente la spada, ma si trov davanti alle canne di due pistole. Si prepar ugualmente a colpire.
"Fermo, Kana-san!" esclam Mariko di scatto. "Toranaga-sama ha proibito qualunque attacco senza suo ordine!"
"Avanti, scimmia, vienimi addosso, pezzo di merda! Voi! Dite a questa scimmia di metter via la spada o si ritrova morto senza nemmeno accorgersene!"
Mariko era a trenta centimetri dal nostromo. Teneva la destra ancora nell'obi, con il manico dello stiletto chiuso nel palmo. Ma si ramment del suo dovere e sfil la mano. "Kana-san, vi prego, ringuainate la spada. Vi prego. Dovete obbedire al Nobile Toranaga. Tutti e due dobbiamo obbedirgli."
Con uno sforzo supremo, Kana ripose la spada nel fodero.
"Ho voglia di mandarti all'inferno, giappo!"
"Vi prego, scusate lui e me," disse Mariko, cercando di apparire cortese. " stato un errore..."
"Quella scimmia bastarda ha tirato fuori la spada. Non era un errore, Cristo!"
"Vi prego, scusatelo, senhor. Mi spiace molto.
Il nostromo si lecc le labbra. "Vi perdono, se sarete gentile, fiorellino. Andiamo nell'altra cabina e dite a questa scim... ditegli di restare qui e io dimenticher tutto."
"Come... come vi chiamate, senhor?"
"Pesaro. Manuel Pesaro. Perch?"
"Niente. Scusate l'errore, senhor Pesaro.
"Andate nell'altra cabina. Subito."
"Che cosa succede? Che cosa..." Blackthorne, senza capire se era sveglio o in un incubo, avvertiva il pericolo. "Che succede, perdio?"
"Questo giappo puzzolente mi si voleva gettare addosso!"
" stato... un errore, Anjin-san," intervenne Mariko. "Io... mi sono gi scusata con il senhor Pesaro."
"Mariko? Siete voi, Mariko-san?"
"Hai, Anjin-san. Honto. Honto."
Gli si accost. Le pistole del nostromo erano sempre puntate su Kana. Mariko dovette sfiorarlo passando e le cost uno sforzo enorme non estrarre il pugnale e infilarglielo nel petto. In quel momento si apr la porta ed entr il giovane timoniere con un secchio d'acqua. Emise un'esclamazione soffocata alla vista delle pistole e fugg.
"Dov' Rodrigues?" chiese Blackthorne, cercando di rimettere in funzione il cervello.
"Di sopra, dove deve stare un pilota," rispose il nostromo, con voce rauca. "Questo giappo mi ha minacciato, perdio!"
"Aiutatemi a salire in coperta." Blackthorne si aggrapp ai bordi della cuccetta. Mariko lo prese per un braccio, ma non riusc a sollevarlo.
Il nostromo agit una pistola in direzione di Kana. "Ditegli di aiutarlo. E ditegli che se c' un dio in cielo, prima che cambi la guardia penzoler dal pennone."

Santiago, primo ufficiale in seconda, tolse l'orecchio dallo spiraglio segreto nella parete della sala, sentendosi riecheggiare nel cervello le parole conclusive di Dell'Aqua: "Allora  tutto sistemato." Scivol senza rumore attraverso la cabina scura, poi in corridoio, chiudendo silenziosamente la porta. Era un uomo alto, magro, con la faccia scavata, i capelli raccolti in una coda impeciata. Era vestito bene e stava a piedi nudi, come quasi tutti i marinai. In fretta corse fino al cassero, dove Rodrigues stava parlando con Mariko. Chiese scusa, poi si chin vicinissimo all'orecchio di Rodrigues e gli rifer tutto quanto aveva sentito (era stato mandato apposta a sentire).
Blackthorne sedeva in coperta, appoggiato alla falchetta, con la testa sulle ginocchia. Mariko sedeva eretta di fronte a Rodrigues, alla giapponese, Kana era vicino a lei, con un'espressione cupa sul viso. Dappertutto si aggiravano marinai armati, e al timone ce n'erano pi di due. La notte era ancora limpida, ma la pioggia non era lontana. A un centinaio di metri la galea dondolava, di murata, alla merc dei suoi cannoni, con i remi ammarati, salvo due per parte che la tenevano in posizione. I pescherecci carichi di arcieri nemici erano pi vicini, ma non ancora addosso.
Mariko stava osservando Rodrigues e l'ufficiale. Non poteva udirli, e anche se avesse potuto la sua educazione le avrebbe imposto di turarsi le orecchie. Nelle case di carta la riservatezza era impossibile, se non c'era rispetto e cortesia, e senza la riservatezza non sarebbe esistita vita civile, per cui i giapponesi erano abituati a udire e non ascoltare. Per il bene di tutti.
Quando lei era salita in coperta con Blackthorne, Rodrigues aveva voluto sentire le spiegazioni del nostromo e poi le sue: che c'era stato un equivoco sulle parole del nostromo e perci Kana aveva estratto la spada per proteggere il suo onore. Il nostromo aveva ascoltato sogghignando, con le pistole sempre puntate contro la schiena del samurai.
"Ho chiesto solo se era la pupa dell'ingeles, perdio! dato che si occupava tanto di lui e lo lavava e gli infilava i coglioni nelle brache."
"Metti via le pistole, nostromo."
" pericoloso, vi dico. Legatelo!"
"Ci penso io. Fila!"
"Questa scimmia mi avrebbe ammazzato, se non fossi stato pi svelto di lui. Appendetelo al pennone.  quello che faremmo a Nagasaki!"
"Non siamo a Nagasaki. Fila via! Subito!"
Dopo che il nostromo si fu allontanato, Rodrigues domand a Mariko: "Che cosa vi ha detto, senhora? Veramente."
" stato... niente, senhor. Vi prego."
"Mi scuso per l'insolenza di quell'uomo verso di voi e verso il samurai. Per favore, chiedete scusa anche al samurai a nome mio. E vi chiedo formalmente - a entrambi - di dimenticare le ingiurie del nostromo. Creare guai a bordo non servirebbe al bene n del vostro feudatario n del mio. Vi prometto che a tempo debito mi occuper io di lui."
Mariko aveva riferito a Kana e alla fine egli aveva accettato.
"Kana-san dice che va bene, ma che se trova il nostromo Pesaro sulla spiaggia, gli taglier la testa."
" giusto, perdio! Domo arigato," disse Rodrigues con un sorriso. "E domo arigato goziemashita, Mariko-san."
"Parlate giapponese?"
"Oh, no, solo due o tre parole. A Nagasaki ho una moglie."
"Oh! Siete da molto in Giappone?"
"Questo  il mio secondo viaggio da Lisbona. In complesso ho passato sette anni in queste acque - fra qui, Macao e Goa." Poi aggiunse: "Non badategli.  un eta. Ma Budda dice che anche gli eta hanno diritto a vivere. Ne?"
"Certo," rispose Mariko, con quel nome e quella faccia incisi per sempre nella memoria.
"Mia moglie parla un po' il portoghese, ma nemmeno lontanamente bene come voi. Siete cristiana, vero?"
"S."
"Mia moglie  convertita anche lei. Suo padre  samurai, anche se poco importante. Il suo feudatario  il Nobile Kiyama."
" fortunata ad avere un simile marito," disse garbatamente Mariko, ma si chiese, attonita, come si potesse sposare un barbaro e viverci insieme. "La signora vostra moglie mangia carne, come... come quella in cabina?"
"No," rise Rodrigues, mostrando i bei denti bianchi e forti. "E in casa mia a Nagasaki nemmeno io mangio carne. La mangio in mare e in Europa.  il nostro uso. Mille anni fa, prima che venisse Budda, anche voi ne avevate l'usanza, prima che Budda indicasse il Tao, tutti mangiavano carne. Anche qui, senhora. Adesso abbiamo imparato, ne? Almeno alcuni di noi."
Mariko riflett, poi domand: "Tutti i portoghesi ci chiamano scimmie? E giappo? Dietro le nostre spalle?"
Rodrigues si tir l'orecchino. "Voi non ci chiamate forse barbari? Anche in faccia? Eppure siamo civili, almeno cos crediamo, senhora. In India, nel paese di Budda, chiamano i giapponesi 'diavoli dell'Est' e non permettono a un giapponese di sbarcare armato. Voi chiamate gli indiani neri e non-umani. I cinesi come chiamano i giapponesi? E voi come chiamate i cinesi? Come chiamate i coreani? Mangiatori d'aglio, ne?"
"Non credo che il Nobile Toranaga sarebbe contento. N il Nobile Hiro-matsu, n il padre di vostra moglie."
"Ges benedetto disse: 'Prima di cercare la pagliuzza nell'occhio del vicino, guarda la trave che  nel tuo.
Mariko riflett di nuovo, mentre osservava l'ufficiale che bisbigliava agitato nell'orecchio del pilota.  vero: deridiamo gli altri popoli. Ma noi siamo cittadini del Paese degli Dei, e quindi prescelti dagli dei. Noi soli, fra tutti i popoli, siamo protetti da un imperatore divino. Noi siamo dunque assolutamente unici e superiori a tutti? E se sei giapponese e cristiana? Non lo so. Oh, Madonna donami la capacit di capire. Questo pilota Rodrigues  strano come il pilota inglese. Perch sono cos speciali?  forse per l'insegnamento che hanno ricevuto?  incredibile quello che fanno, ne? Come possono viaggiare intorno alla terra e camminare sul mare come noi sulla terra? La moglie di Rodrigues saprebbe la risposta? Mi piacerebbe conoscerla e parlarle.
L'ufficiale abbass ancor di pi la voce.
"Che cosa ha detto?" esclam Rodrigues, con un'imprecazione incontenibile. E Mariko, nonostante tutto, cerc di ascoltare, ma non riusc a udire la risposta dell'ufficiale. Poi li vide guardare entrambi Blackthorne e fu turbata dalla preoccupazione evidente nel loro sguardo.
"Che altro  successo, Santiago?" chiese con cautela Rodrigues, consapevole della presenza di Mariko.
L'ufficiale parl sussurrando, dietro una mano.
"Quanto resteranno di sotto?"
"Stavano brindando a vicenda e all'affare concluso."
"Bastardi!" Rodrigues afferr l'ufficiale per la camicia. "Non una parola di tutto questo, perdio! Sulla tua vita!"
"Non c' bisogno di dirlo." Rodrigues guard di nuovo Blackthorne. "Sveglialo!"
L'ufficiale and a scuoterlo, rudemente.
"Che succede, eh?"
"Dagli una botta!"
Santiago gli tir un ceffone.
"Per Ges Cristo, io ti..." Blackthorne balz in piedi, col viso in fiamme, ma ondeggi e ricadde.
"Maledizione, svegliati, ingeles!" Rodrigues chiam due timonieri. "Buttatelo in acqua!"
"Eh?"
"Subito, perdio!"
Mentre i due uomini si affrettavano a tirare in piedi Blackthorne, Mariko grid: "Pilota Rodrigues, non dovete..." ma prima che lei o Kana potessero intervenire, i due marinai avevano gi buttato fuori bordo l'inglese. Precipit per venti metri, atterr di pancia fra una nuvola di spruzzi e scomparve. Dopo un istante ricomparve in superficie, sputando e ansimando, battendo le mani sull'acqua, mentre il gelo gli schiariva la mente.
Rodrigues si stava faticosamente alzando dal seggiolino. "Oh, Madonna, datemi una mano!"
Uno dei marinai accorse e l'ufficiale gli infil una mano sotto l'ascella. "Cristo, state attenti, pensate alla mia gamba, imbecilli!"
Lo accompagnarono ad affacciarsi: Blackthorne stava ancora tossendo, ma mentre nuotava verso la fiancata della nave imprecava a gran voce contro chi lo aveva gettato in acqua.
"Due punti a dritta!" ordin Rodrigues. La nave si allontan leggermente da Blackthorne e il pilota url: "Stai lontano dalla mia nave!" Poi, in fretta, disse al primo ufficiale: "Prendi la lancia, raccogli l'ingeles e portalo a bordo della galea. Svelto. Digli..." Abbass la voce.
Mariko si sent lieta che Blackthorne non stesse affogando. "Pilota! L'Anjin-san  sotto la protezione del Nobile Toranaga. Io vi chiedo che venga subito riportato a bordo!"
"Un momento, Mariko-san," e Rodrigues continu a sussurrare qualcosa a Santiago, che annu e corse via. "Mi spiace, Mariko-san, gomen kudasai, ma era urgente. Bisognava svegliare l'ingeles a ogni costo, e io sapevo che era capace di nuotare. Deve stare molto sveglio e all'erta!"
"Perch?"
"Io gli sono amico. Non ve l'ha mai detto?"
"S, ma Inghilterra e Portogallo sono in guerra. E anche la Spagna."
"S. Ma i piloti dovrebbero tenersi al di sopra delle guerre."
"Verso chi avete dunque dei doveri?"
"Verso la bandiera."
"Non verso il vostro re?"
"S e no, senhora. Io ero debitore di una vita all'ingeles. Rodrigues seguiva con lo sguardo la lancia. "Continua cos... adesso mettila al vento," ordin al timoniere.
"S, senhor."
Rodrigues attese, controllando e ricontrollando il vento e il fondale. "Scusate, senhora... che cosa dicevate?" Per un momento la guard, poi torn a occuparsi della nave e della lancia. Anche Mariko seguiva con lo sguardo la lancia: i marinai avevano tirato Blackthorne fuori dall'acqua e si dirigevano rapidamente alla galea, remando seduti e non in piedi. Non riusciva pi a scorgerne i volti con chiarezza. L'Anjin-san si confondeva con l'uomo accanto a lui, quello a cui Rodrigues aveva sussurrato i suoi ordini. "Che cosa gli avete detto, senhor?"
"A chi?"
"A lui. Al senhor che avete mandato con l'Anjin-san."
"Solo di salutare lingeles, fargli gli auguri e sbrigarsi." La risposta suon fredda e indifferente. Mariko tradusse per Kana.
Quando vide la lancia affiancata alla galea, Rodrigues respir. "Santa Maria, Madre di Dio..."
Salirono sul ponte il capitano-generale e i gesuiti e, dietro a loro, Toranaga con le sue guardie.
"Rodrigues! La scialuppa! I padri scendono a terra," disse Ferriera.
"E poi?"
"E poi partiamo. Per Yedo."
"Perch laggi? Dovevamo dirigerci su Macao," rispose Rodrigues, con l'espressione dell'assoluto candore.
"Portiamo Toranaga a casa, a Yedo. Prima."
"Che cosa? E la galea?"
"Rester qui o si aprir la strada."
Rodrigues prese un'aria ancor pi sorpresa e guard la galea, poi Mariko. Vide l'accusa negli occhi di lei.
"Matsu, le disse piano.
"Come?" intervenne Alvito. "Pazienza? Perch pazienza, Rodrigues?"
"Recitare avemaria, padre. Dicevo alla signora che insegna la pazienza."
Ferriera stava osservando la galea. "Che fa la nostra lancia laggi?"
"Ho rimandato a bordo l'eretico."
"Cos'avete fatto?"
"Ho rimandato indietro, l'ingeles. Che c', capitano-generale? L'ingeles mi ha offeso e l'ho buttato a mare, il fetente. L'avrei lasciato affogare, ma sa nuotare, perci gli ho mandato la lancia a ripescarlo e ricondurlo sulla sua nave, dato che sembra sotto la protezione di Toranaga-sama. Che c' di male?"
"Riportatelo a bordo."
"Dovr mandare una pattuglia armata, capitano-generale.  quello che volete? Stava bestemmiando e coprendoci d'insulti. Questa volta non torner indietro di sua volont."
"Lo rivoglio a bordo, qui."
"Ma perch? Non avete detto che la galea deve o restare qua o aprirsi la strada? E allora? L'ingeles  nella merda fino al collo. Benone! E chi ha bisogno di lui? I padri preferiscono certo non averlo sotto gli occhi. Eh, padre?"
Dell'Aqua non rispose e Alvito neppure. Era una mossa che guastava il piano proposto da Ferriera e accettato da loro e da Toranaga: i preti dovevano scendere subito a terra per placare Ishido, Kiyama e Onoshi, affermando di aver creduto alle asserzioni di Toranaga sui pirati e di non sapere che egli fosse "fuggito" dal castello. Nel frattempo la fregata si sarebbe diretta all'imboccatura del porto, lasciando la galea a distrarre i pescherecci. Se la fregata fosse stata attaccata, si sarebbe risposto con le cannonate e il dado sarebbe stato tratto.
"Ma non dovrebbero attaccarci, i pescherecci," era stato il ragionamento di Ferriera. "Hanno la galea da prendere. Spetta a voi, eminenza, convincere Ishido che non avevamo altra scelta. In fin dei conti, Toranaga  presidente del Consiglio dei reggenti. E, ultima cosa, l'eretico resta a bordo."
Nessuno dei due gesuiti aveva domandato perch e Ferriera non aveva dato spiegazioni.
Il padre visitatore pos una mano sul braccio del capitano-generale e volt le spalle alla galea. "Forse  bene che l'eretico sia l sopra," disse, pensando quanto siano strane le vie di Dio.
No, avrebbe voluto gridare Ferriera, io voglio vederlo affogare. Un uomo in mare alle prime luci dell'alba, senza tracce, senza testimoni, tutto cos facile. Toranaga non ne avrebbe mai saputo di pi: un tragico incidente, per lui. Era il destino che Blackthorne si meritava. Anche il capitano-generale conosceva l'orrore dei piloti davanti alla morte in mare.
"Nan ja?" chiese Toranaga.
Padre Alvito gli spieg che il pilota si trovava sulla galea, e il perch. Toranaga si rivolse a Mariko, che annu e aggiunse quello che Rodrigues le aveva detto in precedenza.
Toranaga si affacci al parapetto e scrut nel buio. Altri pescherecci stavano partendo dalla riva nord e il precedente gruppo era quasi arrivato a destinazione. Sapeva che politicamente l'Anjin-san rappresentava una difficolt e in quel modo gli dei gli offrivano una facile via d'uscita, se gli fosse piaciuto liberarsi di lui. Lo desidero? Certo i preti cristiani si sentiranno molto pi contenti se scompare, pens. E anche Onoshi e Kiyama, che lo temevano tanto da aver organizzato, forse insieme o forse singolarmente, gli attentati contro di lui. Perch ne avevano tanta paura?
 il karma che vuole adesso l'Anjin-san sulla galea e non qui al sicuro. Cos l'Anjin-san forse scomparir con la nave, insieme a Yabu e agli altri e alle armi. E anche questo  karma. I cannoni posso perderli, Yabu posso perderlo. Ma l'Anjin-san?
S. Perch ho altri otto di questi strani barbari, di riserva. Forse il loro sapere, riunito tutto insieme, sar pari o superiore a quello di quel solo uomo. L'importante  tornare a Yedo il pi presto possibile, per prepararsi alla guerra, che  inevitabile. Kiyama e Onoshi? Chiss se mi appoggeranno. Forse s, forse no. Ma un pezzo di terreno e qualche promessa non sono niente in confronto all'avere dalla mia parte la forza dei cristiani, entro quaranta giorni.
" il karma, Tsukku-san. Ne?"
"S, mio signore." Alvito osserv il capitano-generale, molto soddisfatto. "Toranaga-sama suggerisce di non fare niente.  la volont di Dio."
"Lo  davvero?"
Bruscamente sulla galea il tamburo cominci a rullare, e i remi affondarono vigorosamente nell'acqua.
"Che cosa sta facendo, in nome di Cristo?" grid Ferriera.
E mentre tutti guardavano la galea allontanarsi da loro, la bandiera di Toranaga scese lentamente dall'albero maestro.
"Guardate come stanno avvertendo ogni dannato peschereccio che Toranaga-sama non si trova pi a bordo!" esclam Rodrigues.
"Che cosa far?"
"Non lo so."
"Davvero?" chiese Ferriera.
"No. Ma se fossi al suo posto, punterei verso il mare aperto e lascerei noi in questo buco... o almeno proverei. Adesso l'ingeles ha indicato noi. Che cosa si far?"
"L'ordine  di raggiungere Yedo." Il capitano-generale avrebbe voluto aggiungere: e se investi la galea, meglio. Ma non lo disse, perch Marko ascoltava.
I gesuiti se ne andarono a terra nella scialuppa.
"Senhora, dite al Nobile Toranaga che sarebbe meglio se scendesse di sotto. Sar pi al sicuro," sugger Ferriera.
"Vi ringrazia, ma dice che star qui."
Ferriera si strinse nelle spalle e si sporse dal cassero. "Caricate tutti i cannoni! Preparate la mitraglia! Ai posti di combattimento!"

28
"Isogi!" url Blackthorne, spronando il capovoga ad accelerare il ritmo. Guard la fregata che si andava avvicinando a loro, a vele spiegate, poi scrut avanti, valutando la successiva virata che avrebbe dovuto compiere, perch lo spazio era piuttosto scarso per lei, vicino agli scogli. Pochi metri per evitare un disastro. La fregata doveva virare a causa del vento, per raggiungere l'imboccatura del porto, mentre la galea poteva manovrare a suo piacimento, ma la Santa Theresa aveva il vantaggio della velocit. E con l'ultima virata Rodrigues aveva indicato chiaramente che era bene che la galea si tenesse fuori dalla strada della Santa Theresa.
Yabu stava parlandogli, ma Blackthorne non lo ascoltava. "Non capisco... wakarimasen, Yabu-san! Ascoltate, Toranaga-sama mi ha detto, Anjin-san, ichi-ban ima! Adesso sono io il capitano-san! Wakarimasu ka, Yabu-san?" Indic la bussola al capitano giapponese, che gesticolava in direzione della fregata, di nuovo su una rotta che le avrebbe portate in collisione.
"Tenete la rotta, perdio!" esclam Blackthorne. La brezza gli gelava i vestiti inzuppati e il freddo lo aiutava a mantenersi lucido. Osserv il cielo: niente nuvole vicino alla luna e vento buono. L non c'era pericolo, pens. Che Dio conservi quella luna splendente finch siamo passati.
"Ehi, capitano!" chiam in inglese, perch tanto non c'era differenza fra inglese, portoghese, olandese o latino: era solo. "Mandate a prendere del sak. Sak! Wakarimasu ka?"
"Hai, Anjin-san."
Un marinaio si affrett, di corsa, mentre il capitano dava un'occhiata spaventata alla fregata che avanzava imponente e veloce. Blackthorne mantenne la rotta, cercando di costringere la fregata a cambiare la sua, ma essa non devi e continu a puntare dritta su di loro. All'ultimo momento la galea si spost e mentre il suo bompresso si trovava quasi sopra il ponte poppiero della fregata, si ud Rodrigues gridare in spagnolo: "Vai a prendertelo in culo, ingeles!"
"Prima tu, Rodrigues!"
La Santa Theresa fil rapida verso la riva pi lontana, dove voltandosi avrebbe preso il vento e virato di nuovo per dirigersi all'imboccatura del porto. Per un attimo le due navi furono cos vicine che Blackthorne avrebbe potuto toccare la fregata e Rodrigues, Toranaga, Mariko e il capitano-generale apparvero visibili sul cassero. Poi si allontan e la galea venne scossa e trascinata dal risucchio.
"Isogi, isogi, perdio!"
I rematori raddoppiarono gli sforzi e a segni Blackthorne ordin di mettere altri uomini ai remi, finch non rest pi nessuno di riserva. Dovevano raggiungere l'imboccatura del porto prima della fregata o erano perduti.
La galea divorava lo spazio, ma la fregata faceva altrettanto. In fondo al porto si stava muovendo come una ballerina, e Blackthorne vide che Rodrigues stava aumentando le vele di gabbia e i velacci.
" un bastardo come tutti i portoghesi!"
Arriv il sak, e la giovane donna che aveva aiutato Mariko lo tolse dalle mani del marinaio e ondeggiando glielo offr. Con coraggio era rimasta in coperta, per quanto fosse chiaramente fuori dal suo elemento. Aveva mani forti, capelli ben acconciati e un ricco chimono, lindo e di buon gusto. La galea sobbalz all'improvviso e la ragazza vacill e lasci cadere la coppa. Blackthorne vide che, pur senza mutare espressione, arrossiva di vergogna.
"Por nada," le disse, mentre lei cercava di riafferrare la coppa. "Non importa. Namae ka?"
"Usagi Fujiko, Anjin-san."
"Fujiko-san. Datela a me. Dozo." Tese la mano e prese la bottiglia. Bevve direttamente al collo, avidamente, perch sentiva il bisogno del calore del vino. Si concentr sulla nuova rotta, evitando i bassifondi che Santiago gli aveva indicato per ordine di Rodrigues. Mentre finiva di bere il vino, chiedendosi di sfuggita come l'avessero scaldato e perch lo bevessero sempre caldo e in piccole quantit, ricontroll il promontorio che gli offriva un percorso netto e sicuro fino all'imboccatura del porto.
Adesso aveva la mente chiara e si sentiva anche abbastanza in forze, purch stesse attento. Ma sapeva di non avere pi riserve a cui attingere, come non ne aveva la nave.
"Sak, dozo, Fujiko-san." Le porse la bottiglia e si dimentic di lei. Anche la fregata avanzava bene e li super a un centinaio di metri di distanza. Ud una scarica di imprecazioni, ma non si cur di rispondere, per non sprecare energie.
Isogi, perdio! Stiamo perdendo!"
L'eccitazione della corsa e di trovarsi di nuovo solo al comando - pi che altro per forza di volont - aumentava il piacere perverso di avere Yabu in suo potere. "Se non fosse perch la nave affonderebbe, e io con lei, la sbatterei sugli scogli solo per vederti affogare, Yabu, faccia di merda! Per il vecchio Pieterzoon!"
Per Yabu aveva salvato Rodrigues, quando lui non ne era stato capace. E non aveva attaccato i banditi nell'imboscata? E anche quella notte si era mostrato coraggioso. S,  una faccia di merda, ma coraggiosa, questa  la verit.
Gli venne offerta di nuovo la bottiglia di sak. "Domo," disse.
La fregata era voltata nell'altra direzione e manovrata perfettamente. "Nemmeno io potrei fare meglio," ammise a voce alta, al vento. "Ma se l'avessi in mano io, passerei tra i pescherecci e andrei al largo e non tornerei mai pi. La porterei a casa, in qualche modo lascerei il Giappone ai giapponesi e ai pestilenziali portoghesi." Vide Yabu e il capitano che lo osservavano. "No, non lo farei. Non ancora. C' una Nave Nera da catturare e un bottino da conquistare. E c' da vendicarsi, eh, Yabu-san?"
"Nan desu ka, Anjin-san! Nan ja?"
"Ichi-ban! Numero uno!" rispose, indicando la fregata. Bevve il sak e Fujiko riprese la bottiglia.
"Sak, Anjin-san?"
Domo, iy!
Ormai le due navi erano giunte molto vicine ai pescherecci, e la galea puntava dritta sullo stretto passaggio che era stato lasciato aperto, mentre la fregata compiva l'ultima evoluzione. Il mare aperto era a un miglio di distanza e, allontanandosi dal riparo dei promontori, il vento era pi fresco. Raffiche improvvise gonfiavano le vele della fregata che schioccavano come colpi di pistola.
I rematori erano coperti di sudore ed esausti. Uno si abbandon, poi un altro. I samurai-ronin una cinquantina, erano gi in posizione. Davanti a loro gli arcieri sui pescherecci, ai due lati del varco, stavano preparando gli] archi. Su molte barche Blackthorne scorse dei piccoli bracieri accesi e cap che le frecce sarebbero state incendiarie.
Si era preparato alla battaglia nel miglior modo possibile. Yabu aveva compreso che avrebbero dovuto combattere e anche che le frecce sarebbero state infuocate. Blackthorne aveva eretto delle difese intorno al timone, poi aveva aperto alcune casse di moschetti e messo gli uomini disponibili a prepararli con polvere e proiettili. Inoltre aveva portato sul cassero parecchi barilotti di polvere e li aveva innescati.
Quando Santiago lo aveva fatto salire sulla lancia, aveva assicurato a Blackthorne che Rodrigues, con la grazia di Dio, lo avrebbe aiutato.
"Perch?"
"Il mio pilota mi ha incaricato di dirti che ti ha fatto gettare in mare per farti passare l'ubriacatura, senhor.
"Perch?"
"Perch mi ha detto di avvertirvi, senhor pilota, che sulla Santa Theresa c'era pericolo, pericolo per voi."
"Quale pericolo?"
"Vi dice che dovete combattere voi la vostra battaglia, se ci riuscite. Ma lui vi dar una mano."
"Perch?"
"Per la santa Madonna, frenate quella lingua eretica e ascoltate! Ho poco tempo."
Poi gli aveva dato i consigli sui bassifondi e l'uscita dal porto. Gli aveva spiegato il piano e gli aveva consegnato due pistole. "Il mio pilota chiede se siete un buon tiratore."
"No," aveva mentito.
"'Vai con Dio!' dice infine il mio pilota."
"Anche lui e anche tu."
"Da parte mia io vi auguro l'inferno!"
"A tua sorella!"
Blackthorne aveva innescato i barilotti nel caso che il cannone sparasse e non esistesse nessun piano, o fosse falso quello che gli era stato comunicato, e anche come difesa contro gli avversari eventualmente nascosti. Anche un barilotto cos piccolo, una volta accesa la miccia, se avesse raggiunto galleggiando la fiancata della fregata l'avrebbe affondata, come una bordata di settanta cannoni. Non importa la grossezza del barilotto, purch la prenda in pieno.
"Isogi, per le vostre vite!" grid e prese il timone, ringraziando Dio per la luna e per Rodrigues.

All'imboccatura il porto era largo solo quattrocento metri, con acqua fonda e scogli che sorgevano dal mare dritti e aguzzi. Il varco fra i pescherecci era di un centinaio di metri.
La Santa Theresa stava guadagnando terreno su di loro rapidamente. Blackthorne si tenne al centro del canale e indic a Yabu di stare pronto. A tutti i samurai-ronin era stato ordinato di acquattarsi tra le falchette, fuori vista fino a che Blackthorne non avesse dato il segnale. Allora tutti, con moschetti o spade, sarebbero corsi a babordo o a tribordo, dovunque fosse necessario. A Yabu spettava il comando nella battaglia. Il capitano giapponese sapeva che i suoi rematori dovevano seguire il ritmo del tamburo e il capovoga sapeva di dover obbedire all'Anjin-san. E solo l'Anjin-san avrebbe guidato la nave.
La fregata era a cinquanta metri a poppa, puntava dritta su di loro e mostrava chiaramente di volere che le fosse lasciato sgombro il centro del canale.
Ferriera, sulla fregata, sussurr a Rodrigues: "Speronatelo." Teneva gli occhi fissi su Mariko, che si trovava a una decina di passi, accanto al parapetto, insieme a Toranaga.
"Non possiamo... non con Toranaga e la donna proprio qui.
"Senhora!" chiam Ferriera. "Senhora...  meglio che scendiate, voi e il vostro signore. Sar pi al sicuro sull'altro ponte, vicino ai cannoni.
Mariko tradusse per Toranaga che, dpo una breve riflessione, si avvi verso il ponte.
"Maledizione!" esclam il capocannoniere, senza rivolgersi a nessuno in particolare. "Vorrei proprio tirare una bordata e affondare qualcosa.  passato uno schifoso anno da quando abbiamo affondato uno schifoso pirata.
"S. Le scimmie si meritano un bagno.
Ferriera ripet a Rodrigues: "Speronate la galea, Rodrigues!"
"Perch volete ammazzare i nemici, quando c' pronto qualcun altro che lo far per voi?"
"Madonna! Siete molle come i preti! Non avete sangue nelle vene!"
"Infatti, non ho sangue di assassino," replic Rodrigues, in spagnolo. "Ma voi s, eh? Magari spagnolo?"
"La speronate o no?" insist Ferriera in portoghese, invaso dalla smania di distruzione.
"Se resta dov' adesso, s."
"E allora che la Madonna la lasci dov'!"
"Che cosa avete in mente per l'ingeles? Perch vi ha tanto irritato che non fosse a bordo con noi?"
"Non mi piacete, Rodrigues, e non mi fido di voi. Due volte vi siete schierato, o cos  sembrato, con l'eretico contro di me, o di noi. Se in tutta l'Asia potessi trovare un altro pilota appena accettabile, vi farei sbarcare, Rodrigues, e me ne andrei con la mia Nave Nera."
"E affondereste. C' odore di morte intorno a voi e io solo posso proteggervi."
Ferriera si segn, per superstizione. "Madonna, che lingua maledetta! Che diritto avete di parlare cos?"
"Mia madre era zingara e settima figlia di un settimo figlio, come sono io."
"Bugiardo!"
Rodrigues sorrise. "Ah, mio signor capitano-generale, forse lo sono." Si mise le mani a coppa intorno alla bocca e url: "Posti di combattimento!" Poi, al timoniere: "Avanti cos, e se quella panciona non si sposta, affondala!"

Blackthorne teneva saldamente il timone, ma gli dolevano le braccia e le gambe. Il capovoga batteva frenetico e i rematori erano tesi nello sforzo finale,
La fregata torreggiava a poppa, a venti metri, poi quindici, poi dieci. A quel punto Blackthorne vir bruscamente a sinistra. La Santa Theresa quasi li sfior, poi si affianc. Blackthorne vir di nuovo a dritta, si mise parallelo alla fregata, a dieci metri di distanza. Quindi insieme, fianco a fianco, furono pronte a passare fra gli avversari.
"Tiraaaate, tirate, bastardi!" url Blackthorne, che voleva rimanere in quella posizione precisa, perch soltanto cos la massa della fregata e la sua velatura potevano proteggerli. Risuon qualche colpo di moschetto, poi una pioggia di frecce infuocate giunse su di loro, senza recare danni gravi. Ma molte frecce, per errore, colpirono la velatura bassa della fregata e le diedero fuoco.
Tutti i samurai al comando dei pescherecci fermarono inorriditi gli arcieri. Nessuno aveva mai osato attaccare una nave dei barbari meridionali. Non erano loro soli a portare la seta che rendeva sopportabile l'umido calore estivo e il freddo invernale, e rallegrava la primavera e l'autunno? Non erano forse protetti dai decreti imperiali? L'incendio di una loro nave non li avrebbe forse inferociti tanto da non farli tornare mai pi?
Perci, visto che la galea di Toranaga si trovava sotto l'ala della fregata, i comandanti trattennero i loro uomini, non osando rischiare in nessun modo di provocare un'interruzione nell'arrivo delle Navi Nere senza l'approvazione di Ishido. E solo dopo che i marinai della fregata ebbero domato le fiamme, tirarono il fiato.
Quando le frecce non piovvero pi, anche Blackthorne tir il fiato. E anche Rodrigues. Il piano funzionava. Rodrigues aveva intuito che, riparata da lui, la galea aveva una possibilit di scampo, l'unica. "Ma il mio pilota dice di stare pronto alle sorprese, ingeles" aveva riferito Santiago.
"Spazzate via quel bastardo!" esclam Ferriera. "Maledizione, vi ho ordinato di mandarlo addosso alle scimmie!"
"Cinque punti a babordo!" grid Rodrigues.
"Cinque punti a babordo!" ripet il timoniere.
Blackthorne ud il comando e immediatamente vir di cinque punti anche lui, innalzando una preghiera. Se Rodrigues teneva quella rotta troppo a lungo, sarebbero finiti contro i pescherecci. Se lui rallentava il ritmo e restava indietro, sapeva che il nemico lo avrebbe distrutto, ci fosse o no Toranaga a bordo. Doveva restare fianco a fianco.
"Cinque punti a tribordo!" ordin Rodrigues, appena in tempo. Neppure lui voleva altre frecce. C'era troppa polvere in coperta. "Vieni, su, ruffiano," mormor al vento, "metti i cojones nelle mie vele e portaci fuori di qui!"
Blackthorne aveva virato di cinque punti anche lui, per tenersi in posizione rispetto alla fregata, e le due navi correvano affiancate, coi remi della galea che quasi sfioravano la fregata da una parte e dall'altra quasi toccavano i pescherecci. Il capitano comprese il gioco e cos lo capirono il capovoga e i rematori, che misero nei remi le ultime forze. Yabu diede un ordine e i ronin deposero le armi, corsero ad aiutare i rematori. Lo stesso Yabu afferr un remo.
Sempre pi stretto. Ancora poche centinaia di metri.
Allora i Grigi di alcuni pescherecci, pi audaci degli altri, avanzarono e gettarono i grappini. La prua della galea urt contro le barche. I grappini vennero rigettati in mare prima che si attaccassero e i samurai che li stringevano affogarono. L'andatura della galea non cambi.
"Andate pi a dritta!"
"Non posso, capitano-generale. Toranaga non  uno stupido e poi, guardate, ci sono gli scogli proprio davanti a noi!"
Ferriera scorse le punte irte vicino all'ultimo peschereccio. "Per la Madonna, spingetecelo sopra!"
"Due punti a dritta!"
Di nuovo la fregata si spost e Blackthorne con lei. Entrambe le navi puntavano sull'ammasso di barche. Anche Blackthorne aveva scorto gli scogli. Un peschereccio venne travolto e a bordo piovve una scarica di frecce. Blackthorne tenne la rotta fino all'ultimo momento, poi url: "Cinque punti a sinistra! per avvertire Rodrigues e gir il timone.
Rodrigues con una manovra evasiva si allontan, ma tenne una rotta di collisione, che non rientrava nel piano. "Vai avanti, bastardo!" esclam, trascinato dall'inseguimento e dall'ansia. "Misuriamo i tuoi cojones!"
Blackthorne dovette scegliere fulmineamente fra gli scogli e la fregata. Benedisse i rematori, sempre ai remi, e l'equipaggio e tutti a bordo che, grazie alla loro disciplina, gli davano il privilegio della scelta, e scelse. Aument l'inclinazione a sinistra, estrasse la pistola e prese la mira. "Fai strada, perdio!" url e tir il grilletto. La pallottola sibil sul cassero, esattamente in mezzo fra il capitano-generale e Rodrigues.
Il capitano-generale si butt a terra e Rodrigues sussult. Ingeles figlio di una maledetta puttana!  stata fortuna o buona mira, o volevi uccidere? Vide la seconda pistola nelle mani di Blackthorne e sent su di s lo sguardo di Toranaga. Cancell dalla mente Toranaga, considerandolo senza importanza. Benedetta madre di Dio, cosa devo fare? Seguire il piano o cambiarlo? Non sarebbe meglio ammazzare l'ingeles Per il bene di tutti? Ditemelo, s o no!
Rispondi a te stesso, Rodrigues, sulla tua anima immortale! Non sei un uomo forse? Allora ascolta: altri eretici adesso seguiranno questo ingeles, come pulci, che lui muoia o non muoia. Gli devi una vita e puoi giurare di non avere in te sangue assassino... non per uccidere un pilota.
"Timone a tribordo!" ordin, e lasci il passo.

"Il mio padrone vuole sapere perch siete andato quasi addosso alla galea."
"Uno scherzo, senhora, uno scherzo tra piloti. Per mettere alla prova i nervi dell'altro."
"E lo sparo?"
"Anche quello uno scherzo... per mettere alla prova i nervi miei. Gli scogli erano troppo vicini e forse io stavo spingendo un po' troppo l'ingeles. Siamo amici, no?"
"Il mio padrone dice che abbandonarsi a giochi simili  stupido."
"Porgetegli le mie scuse, vi prego. L'importante  che lui sia salvo e che adesso anche la galea sia salva. Quindi io sono contento. Honto."
"Avevate organizzato questo trucco, la fuga, con l'Anjin-san?"
" capitato che lui sia molto intelligente e abbia azzeccato il momento giusto alla perfezione. La luna gli ha illuminato la strada, il mare lo ha favorito, e nessuno ha commesso sbagli. Ma perch gli avversari non lo abbiano travolto, questo non lo so.  stata la volont di Dio."
"Davvero?" intervenne Ferriera. Stava osservando la galea e non si volt a guardarli.
L'imboccatura del porto era stata ormai superata da tempo e la galea procedeva a poca distanza. Entrambe le navi avanzavano con calma. La maggior parte dei remi della galea erano ammarati, e gli uomini riprendevano forza, lasciando all'opera solo i pochi rematori necessari.
Rodrigues non diede ascolto al capitano-generale, dedicando invece la sua attenzione a Toranaga. Sono contento che stiamo dalla parte di Toranaga, si diceva. Durante la corsa lo aveva osservato, lieto di averne l'occasione: il giapponese aveva occhi per tutto, intento ai cannonieri e ai cannoni e alle vele con curiosit insaziabile, interrogando, tramite Mariko, i marinai o gli ufficiali. A che serve questo? Come si carica un cannone? Quanta polvere? Come sparate? A che servono queste funi?
"Il mio padrone dice che forse  stato soltanto karma. Sapete cos' il karma, capitano-pilota?"
"S."
"Vi ringrazia per aver potuto usare la vostra nave. Adesso torner sulla sua.
"Come?" Ferriera si volt di scatto. "Noi arriveremo a Yedo molto prima della galea. Toranaga-sama  il benvenuto a bordo.
"Il mio padrone dice che non vuole disturbarvi oltre. Torner sulla sua nave."
"Pregatelo di restare, per favore. Sar molto lieto della sua compagnia."
Il Nobile Toranaga vi ringrazia, ma vuole tornare alla sua nave.
"Benissimo. Fate come dice, Rodrigues. Segnalate e calate la lancia." Ferriera era seccato e deluso. Aveva voglia di vedere Yedo e di approfondire la conoscenza con Toranaga, adesso che il loro futuro era legato a lui. Non credeva a quanto aveva affermato Toranaga sui mezzi per evitare la guerra. Ci piaccia o no, siamo in guerra contro Ishido, a fianco di questa scimmia. E non mi piace. "Sono molto addolorato di non godere della compagnia di Toranaga-sama," ripet, inchinandosi garbatamente.
Toranaga si inchin a sua volta e mormor poche parole.
"Il mio padrone vi ringrazia." Poi a Rodrigues: "Il mio padrone dice che vi compenser per la galea, quando tornerete con la Nave Nera."
"Non ho fatto niente. Solo il mio dovere. Vogliate scusarmi se non mi alzo... la gamba, ne?" rispose Rodrigues, e s'inchin. "Andate con Dio, senhora."
"Grazie, pilota. Anche voi."
Mentre avanzava stancamente dietro a Toranaga, not che al comando della lancia c'era il nostromo Pesaro. Le venne la pelle d'oca, e dovette dominare la propria ripugnanza, lieta che Toranaga li facesse scendere tutti da quella nave maleodorante.
"Che un vento propizio vi accompagni in un viaggio sicuro!" augur Ferriera. Agit la mano un'altra volta, ricevette un saluto di risposta e la lancia si allontan.
Sul cassero si ferm di fronte a Rodrigues e indic la galea. "Rimpiangerete di averlo lasciato vivo, fino al vostro ultimo giorno."
"Questo  nelle mani di Dio. L'ingeles  un pilota 'accettabile', se passate sopra alla sua religione, mio capitano-generale."
"Ci ho pensato."
"E...?"
"Pi presto saremo a Macao, meglio sar. Dovete battere un record, Rodrigues." Ferriera se ne and.
La gamba di Rodrigues pulsava dolorosamente. Egli bevve un gran sorso dalla fiaschetta di grog. Che Ferriera vada all'inferno, si disse, ma, mio Dio! solo quando saremo arrivati a Lisbona.
Il vento cambi leggermente e una nuvola si avvicin alla luna. La pioggia non era lontana e l'alba schiariva il cielo. Rodrigues rivolse ogni attenzione alla nave e alla velatura. Quando fu del tutto rassicurato, osserv la lancia e poi la galea.
Inghiott un altro po' di rum, soddisfatto che il suo piano avesse funzionato cos bene. Compreso il colpo di pistola conclusivo. E soddisfatto della propria decisione. Spettava a me decidere e ho deciso. "Ma anche cos, ingeles," disse con profonda tristezza, "il capitano-generale ha ragione. Con te, l'eresia  entrata nell'Eden."

29.
"Anjin-san?"
"Hai? Blackthorne si strapp faticosamente a un sonno profondo. "C' qualcosa da mangiare e del cha."
Per un momento non riusc a ricordare chi fosse n dove si trovasse, poi riconobbe la sua cabina, a bordo della galea. Un raggio di sole penetrava nel buio ed egli si sent molto riposato. Il tamburo non rullava e, anche nel mezzo del sonno, i suoi sensi l'avevano avvertito che si stava gettando l'ancora e che la nave era al sicuro, vicina alla riva, con il mare calmo.
Vide una cameriera con un vassoio e accanto a lei Mariko - senza pi il braccio fasciato - e si accorse di essere sdraiato sulla cuccetta del pilota. La stessa che aveva usato durante il viaggio di Rodrigues da Anjiro a Osaka e che gli era ormai quasi familiare come la sua cuccetta, nella sua cabina, sull'Erasmus. L'Erasmus! Sarebbe stato splendido ritrovarsi a bordo e rivedere i ragazzi.
Si stir abbondantemente, poi prese la tazza offerta da Mariko.
"Grazie.  delizioso. Come sta il vostro braccio?"
"Molto meglio, grazie." Mariko lo pieg per dimostrarglielo. "Era una ferita superficiale."
"Avete un aspetto migliore, Mariko-san."
"S, sto meglio adesso."
Quando era salita a bordo con Toranaga, all'alba, era stata sul punto di svenire. "Meglio restare di sopra," le aveva detto lui. "Il malessere passer pi in fretta.
"Il mio padrone chiede: 'Perch il colpo di pistola?
"Solo uno scherzo fra piloti," aveva risposto lui..
"Il mio padrone vi fa i complimenti per la vostra bravura sul mare."
"Siamo stati fortunati e la luna ci ha aiutati. E l'equipaggio  stato meraviglioso. Mariko-san, volete domandare al capitano-san se conosce queste acque? Dite a Toranaga-sama che mi dispiace, ma non riesco pi a tenermi sveglio. O forse possiamo fermarci per un'ora o due? Devo assolutamente dormire."
Ricordava vagamente che Mariko gli aveva risposto che Toranaga gli diceva di scendere, che il capitano-san poteva sbrigarsela benissimo, perch sarebbero rimasti in acque costiere senza andare al largo.
Blackthorne si stir di nuovo e apr il portello dell'obl. A circa duecento metri si scorgeva una spiaggia rocciosa. "Dove siamo?"
"Davanti alla costa della provincia del Totomi, Anjin-san. Il Nobile Toranaga voleva fare una nuotata e lasciar riposare gli uomini per poche ore. Raggiungeremo Anjiro domani."
"Il villaggio? Ma  impossibile.  quasi mezzogiorno e all'alba eravamo a Osaka!  impossibile!"
"Ah, ma era ieri, Anjin-san. Avete dormito tutto un giorno e una notte e un'altra mezza giornata," rispose Mariko. "Toranaga-sama ha ordinato di lasciarvi dormire. E pensa che adesso una nuotata vi sveglierebbe, dopo aver mangiato."
Il pasto era composto da due scodelle di riso e pesce arrostito alla brace con la scura salsa agrodolce e salata che, secondo le spiegazioni di Mariko, veniva ottenuta dalla fermentazione dei fagioli.
"Grazie... s, mi piace l'idea di una nuotata. Quasi trentasei ore? Per forza mi sento bene." Affamato, prese il vassoio dalle mani della cameriera, ma non cominci subito a mangiare. "Perch ha paura?" chiese.
"Non ha paura, Anjin-san,  solo un po' nervosa. Scusatela. Non aveva mai visto uno straniero da vicino, sino a oggi."
"Ditele che quando c' la luna piena, i barbari mettono le corna e buttano fuoco dalla bocca come i draghi."
Mariko rise. "Non glielo dico di certo!" Indic il tavolino. "L ci sono polvere per i denti e una spazzola e acqua e salviette pulite." Poi in latino aggiunse: Mi d gioia vedere che stai bene. Hai grande coraggio.
I loro sguardi si incontrarono, poi il momento pass. Mariko s'inchin, la cameriera s'inchin e la porta si chiuse alle loro spalle.
Non pensare a lei, si ordin Blackthorne. Pensa a Toranaga e ad Anjiro. Perch domani ci fermiamo ad Anjiro? Per scaricare Yabu? Ottima liberazione!
Ad Anjiro ci sar Omi. Che fare con lui?
Perch non chiedere a Toranaga la testa di Omi? Ti deve pure qualche favore. O perch non chiedere di batterti con Omi-san? E come? Con le pistole o con la spada? Con la spada non avresti nessuno scampo, e con la pistola commetteresti un omicidio. Meglio aspettare, senza fare niente. Presto ti si presenter un'occasione e ti vendicherai di tutti e due. Adesso sei nel favore di Toranaga. Abbi pazienza, pensa a cosa ti serve da lui. Presto saremo a Yedo, quindi non hai molto tempo. Che ne dici di Toranaga?
Blackthorne stava usando i bastoncini, come aveva visto fare in prigione: alzata la scodella vicino alle labbra, portava il riso alla bocca sui bastoncini. Col pesce era pi difficile ed essendo ancora poco abile, us le dita, lieto di mangiare da solo, perch sapeva che sarebbe stato molto scortese mangiare con le dita davanti a Mariko o a Toranaga o a qualunque giapponese.
Dopo aver finito sino all'ultimo boccone, si sent ancora affamato. "Devo trovare qualcos'altro da mangiare," disse a voce alta. "Ges Signore, come vorrei del pane fresco e uova fritte e burro e formaggio..."
Sal in coperta. Quasi tutti erano nudi: alcuni si stavano asciugando, altri prendevano il sole, e qualcuno si stava tuffando. In acqua, lungo la nave, samurai e marinai nuotavano o scherzavano con le onde come bambini.
"Konnichi wa, Anjin-san."
"Konnichi wa, Toranaga-sama."
Toranaga, nudo, stava risalendo a bordo. "Sonata wa oyogitamo ka?" chiese, accennando al mare e scuotendosi l'acqua dal ventre e dalle spalle, nel calore del sole.
"Hai, Toranaga-sama, domo" rispose Blackthorne, supponendo che gli avesse chiesto se voleva nuotare. Ma Toranaga indic di nuovo il mare e parl brevemente, poi chiam Mariko, che venne verso di loro riparandosi la testa con un parasole cremisi. Il semplice chimono di cotone era stretto da una cintura.
"Toranaga-sama dice che avete l'aria riposata, e che l'acqua d vigore, Anjin-san."
"Infatti."
"Vi consiglia allora di fare una nuotata."
Toranaga si appoggiava alla falchetta, asciugandosi le orecchie e scuotendo la testa per liberarle bene dall'acqua. Blackthorne not che, a parte il ventre abbondante, era molto robusto e muscoloso. A disagio, consapevole della presenza di Mariko, si tolse camicia, brachette e calzoni, e rimase nudo.
"Toranaga-sama domanda se tutti gli inglesi sono pelosi come voi. Con peli cos biondi."
"Alcuni."
"Noi... i nostri uomini non hanno peli sul petto e sulle braccia come voi. Non molti. Dice che siete molto ben fatto."
"Anche lui. Ringraziatelo, vi prego." Blackthorne si allontan da lei e dalla giovane Fujiko, che era seduta a poppa, sotto un parasole giallo, con una cameriera accanto, e che lo stava osservando. Quindi, incapace di salvare la propria dignit camminando nudo, si tuff nell'acqua chiara dalla murata. Fu un bel tuffo e il freddo dell'acqua lo afferr eccitandolo. Vedeva il fondo sabbioso, le alghe fluttuanti e una miriade di pesci che non s'impaurivano per la presenza dei nuotatori. Scherz un poco con i pesci, poi sal in superficie e cominci a nuotare verso riva con ritmo apparentemente pigro, ma in realt molto veloce, come gli aveva insegnato Alban Caradoc.
La piccola baia era deserta: molti scogli, una minuscola spiaggia sassosa, e nessun segno di vita. Le colline salivano verso un cielo azzurro e infinito, alte almeno trecento metri. Si sdrai su uno scoglio, a prendere il sole. Quattro samurai avevano nuotato dietro a lui e si tenevano a poca distanza. Sorrisero e agitarono la mano. Poi, quando torn indietro, lo seguirono di nuovo. Toranaga continuava a osservarlo.
Blackthorne risal in coperta. I suoi vestiti erano scomparsi. Fujiko, Mariko e le due cameriere erano ancora l. Una cameriera, inchinandosi, gli porse un asciugamano ridicolmente piccolo, con cui l'inglese cominci ad asciugarsi, voltandosi imbarazzato verso la falchetta.
Ti ordino di sentirti a tuo agio, si disse. In una stanza chiusa, insieme a Felicity, se sei nudo stai a tuo agio, no?  solo in pubblico, con delle donne intorno - con lei intorno - che ti senti in imbarazzo. Perch? Loro non badano alla nudit, ed  una cosa assolutamente giusta. Sei in Giappone, devi fare come loro. Sarai come loro e ti comporterai come un re.
"Toranaga-sama dice che nuotate molto bene. Vorreste insegnargli quello stile e quella bracciata?" gli stava chiedendo Mariko.
"Ne sar lieto," rispose e si costrinse a voltarsi e ad appoggiarsi alla falchetta come Toranaga. Mariko gli sorrideva... cos deliziosa, pens.
"E come vi siete tuffato in mare! Noi... noi non l'avevamo mai visto prima. Noi saltiamo. Lui vuole imparare a farlo."
"Adesso?"
"S, per favore."
"Posso insegnarglielo, o almeno ci provo."
Una cameriera gli stava porgendo un chimono di cotone e Blackthorne se lo infil con gioia, allacciando la cintura. Poi, ormai rilassato, spieg come ci si doveva tuffare, chiudendo la testa fra le braccia e saltando in alto e in fuori, stando attenti per a non cadere con una panciata.
" meglio cominciare partendo dal fondo della scaletta e cadere a testa in gi, senza saltare n correre. Ai bambini lo insegniamo cos."
Toranaga ascoltava e domandava e quando si ritenne soddisfatto disse, tramite Mariko: "Bene, credo di aver capito." Prima che Blackthorne potesse fermarlo si gett in acqua, cinque metri sotto. La panciata fu violenta, ma nessuno rise. Toranaga annasp, poi torn in coperta e riprov. Di nuovo batt sull'acqua di piatto. Altri samurai ottennero lo stesso risultato.
"Non  facile," comment Blackthorne. "Io ci ho messo molto a imparare. Riposatevi e riproveremo domani.
Il Nobile Toranaga dice: 'Domani  domani. Io imparer oggi.'
Blackthorne si tolse il chimono e diede una nuova dimostrazione. I samurai e Toranaga lo imitarono, ma sempre senza successo, per sei volte.
Dopo un'altra dimostrazione, Blackthorne si afferr alla scaletta e vide Mariko nuda, pronta a gettarsi. Aveva un corpo splendido. "Aspettate, Mariko-san! Meglio provare da qua sotto, la prima volta."
"Va bene, Anjin-san." Scese verso di lui e il minuscolo crocifisso ne esaltava la nudit. Egli le mostr come piegarsi e cadere in avanti, afferrandola per la vita per girarla, in modo che entrasse in acqua con la testa.
Toranaga riprov, con moderato successo. Mariko ritent e il tocco della sua pelle eccit Blackthorne, che si gett in mare, dando istruzioni da l, finch si sent pi calmo. Poi risal in coperta, si mise in piedi sulla falchetta e si esib in un tuffo di testa, che riteneva pi facile, dato che sapeva come fosse importante per Toranaga riuscirci. "Ma ci si deve tenere rigidi, hai? Come una spada. Allora non si pu sbagliare." Si butt. Il tuffo riusc bene ed egli aspett in acqua.
Parecchi samurai si fecero avanti, ma Toranaga li scost. Alz rigidamente le braccia, con la spina dorsale ben dritta. Aveva il petto e i fianchi arrossati per le precedenti panciate. Poi si lasci cadere come aveva fatto Blackthorne. Entr in acqua di testa, le gambe si agitarono malamente, ma insomma era stato un tuffo, il primo riuscito a uno di loro, e tutti lo salutarono con un'acclamazione fragorosa quando riapparve. Lo ripet, migliorando, e altri lo seguirono, chi bene, chi male. Poi prov Mariko.
Blackthorne osserv i piccoli seni eretti e la vita sottile, il ventre piatto e le gambe che si tendevano. Quando alz le braccia fece una smorfia di dolore, ma si tenne dritta come una freccia e si gett con coraggio. Tagli l'acqua nitidamente. Quasi nessuno, tranne lui, l'aveva osservata.
" stato un bel tuffo. Proprio bello," le disse, porgendole la mano per aiutarla a salire sulla scaletta. "Adesso dovreste smettere. La ferita al braccio potrebbe riaprirsi."
"S, grazie, Anjin-san." Gli stava accanto, giungendogli appena alla spalla, molto compiaciuta di s. " una sensazione rara, quella di cadere in fuori e tenersi rigidi, e soprattutto dover dominare la paura. Una sensazione molto rara, veramente." Risal sul ponte e s'infil il chimono, che la cameriera le teneva pronto. Poi, asciugandosi delicatamente il viso, scese sottocoperta.
Cristo Ges, che donna! pens lui.

Al tramonto Toranaga mand a chiamare Blackthorne. Sedeva in coperta, a poppa, su alcuni cuscini, accanto a un piccolo braciere a carbone, dove fumigavano dei legni odorosi, che servivano a profumare l'aria e a tenere lontani zanzare e moscerini. Il chimono era ben stirato e le enormi spalline ad aletta della sopravveste inamidata gli davano un aspetto maestoso. Anche Yabu e Mariko erano vestiti con eleganza. Era presente anche Fujiko e venti samurai sedevano silenziosi, di guardia. Nei sostegni erano infilate torce accese e la galea dondolava, sempre all'ancora nella baia.
"Sak, Anjin-san?"
"'Domo, Toranaga-sama." Blackthorne si inchin e accett la piccola coppa offerta da Fujiko, la sollev per brindare a Toranaga, e bevve. La coppa venne subito riempita. Blackthorne indossava un chimono dei Marroni e ci si sentiva pi comodo e libero che nei suoi vestiti.
"Toranaga-sama dice che stanotte resteremo qui. Domani raggiungeremo Anjiro. Vorrebbe che gli parlaste ancora del vostro paese e del mondo esterno."
"Certo. Che cosa desidera sapere?  una bellissima notte, vero?" Blackthorne si sistem comodamente, conscio della presenza di lei e della sua femminilit. Troppo. Strano, per, ne sento la presenza pi adesso che  vestita di quando era nuda.
"S, bellissima. Presto scender l'umidit, Anjin-san. L'estate non  una stagione piacevole." Mariko rifer a Toranaga quanto si erano detti. "Il mio padrone dice di informarvi che Yedo  fra le paludi. D'estate le zanzare sono un tormento, ma primavera e autunno sono splendidi... s, davvero, le stagioni in cui l'anno nasce e muore sono molto belle."
"L'Inghilterra ha un clima temperato. L'inverno  duro circa una volta su sette. E l'estate anche. Ogni sei anni in genere viene la carestia, e a volte abbiamo due anni cattivi uno dietro l'altro."
"Anche da noi viene la carestia. Ed  sempre cattiva. Com' adesso il vostro paese?"
"Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto tre pessimi raccolti, e niente sole per far maturare il grano. Ma  la mano dell'Onnipotente. Adesso l'Inghilterra  molto forte. E prospera. La nostra gente lavora sodo. Ci fabbrichiamo tutto noi, vestiti e armi... e quasi tutti i tessuti di lana dell'Europa. Arriva un po' di seta dalla Francia, ma  di cattiva qualit e la usano soltanto quelli che sono molto ricchi."
Blackthorne decise di non parlare della peste e delle rivolte e insurrezioni provocate dalla chiusura dei terreni di propriet comune, e della fuga dei contadini verso le citt. Invece raccont dei buoni sovrani, dei capi pi abili e della saggezza del parlamento e delle guerre vittoriose.
"Toranaga-sama vuole la massima chiarezza. Voi affermate che solo la potenza sul mare vi protegge dalla Spagna e dal Portogallo?"
"S. Quella soltanto. Il dominio dei nostri mari ci mantiene liberi. Voi siete una nazione isolana, come noi. Senza il dominio dei vostri mari, non siete anche voi senza difesa di fronte a un nemico esterno?"
"Il mio padrone  d'accordo con voi."
"Ah, avete subito anche voi delle invasioni?" Blackthorne la vide oscurarsi lievemente, mentre si voltava verso Toranaga, e si ammon di limitarsi a rispondere, senza fare domande.
Quando riprese a parlare, la voce di Mariko suon pi grave. "Il Nobile Toranaga dice che devo rispondere alla vostra domanda, Anjin-san. S, siamo stati invasi due volte. Pi di trecento anni fa - secondo il vostro calcolo, dovrebbe essere stato nel 1274 - i mongoli di Kublai Khan, conquistate la Cina e la Corea, ci attaccarono perch avevamo rifiutato di sottometterci alla loro autorit. Poche migliaia di uomini sbarcarono a Kyushu; i nostri samurai li fermarono e dopo un po' il nemico si ritir. Ma sette anni pi tardi tornarono. Questa volta erano duecentomila uomini - mongoli, cinesi e coreani - quasi tutti a cavallo. Fu la pi grande forza mai vista nella storia della Cina. Noi eravamo indifesi davanti a un esercito cos preponderante, Anjin-san. Di nuovo iniziarono lo sbarco a Kyushu, nella Baia di Hakata, ma prima che riuscissero a spiegare tutte le forze, venne dal sud un Grande Vento, un tai-fun, e distrusse la loro flotta e tutto quanto portava. Quelli a riva vennero rapidamente sconfitti. Fu un kamikazi, Anjin-san, un Vento Divino," disse con tono di assoluta certezza, "un kamikazi mandato dagli dei per proteggere dai nemici questo Paese degli Dei. I mongoli non tornarono pi, e dopo ottanta anni la loro dinastia, i Chin, fu scacciata dalla Cina," concluse Mariko con viva soddisfazione. "Gli dei ci protessero contro di loro. Gli dei ci proteggeranno sempre dall'invasione. Dopo tutto, questo  il loro paese, ne?"
Blackthorne si figur l'enorme distesa di navi e di uomini in quell'invasione. Al suo confronto l'Armada spagnola contro l'Inghilterra appariva insignificante. "Anche noi siamo stati aiutati da una tempesta, senhora," disse con pari seriet. "Molti credono che essa sia stata mandata da Dio - e certo fu un miracolo - chiss, forse fu davvero cos." Guard le piccole fiamme alzarsi nel braciere, danzando. Poi riprese: "I mongoli hanno quasi inghiottito anche l'Europa." Raccont come le orde di Gengis Khan, nonno di Kublai Khan, fossero giunte quasi alle porte di Vienna prima che l'invasione fosse fermata, e come poi fossero tornate indietro, lasciandosi alle spalle cumuli di teschi. "A quei tempi la gente credette che Gengis Khan e i suoi soldati fossero mandati da Dio per punire il mondo dei suoi peccati."
"Toranaga-sama dice che era soltanto un barbaro bravissimo in guerra."
"S, per anche cos l'Inghilterra benedice la fortuna di essere un'isola. Ringraziamo Dio di questo e della Manica. E della nostra marina. Con la Cina cos vicina e potente - ed essendo in guerra con lei, come siete - mi meraviglia che non abbiate una grande marina. Non temete un altro attacco?" Mariko non rispose, ma cominci a tradurre. Quando lei ebbe finito, Toranaga parl con Yabu, che annu e disse qualcosa, altrettanto grave in volto. I due continuarono a conversare per qualche tempo. Mariko rispose a un'altra domanda di Toranaga, poi si rivolse a Blackthorne.
"Di quante navi avete bisogno, Anjin-san, per dominare i vostri mari?"
"Non lo so con precisione, ma adesso la regina dispone di circa centocinquanta navi di linea. Sono navi costruite soltanto per la guerra.
"Il mio padrone chiede quante navi costruisce la regina ogni anno."
"Da venti a trenta navi da guerra, le migliori e pi veloci del mondo. Per generalmente le navi vengono costruite da gruppi di mercanti privati, che poi le vendono alla Corona."
"Per guadagnarci?"
Blackthorne si ricord l'opinione che avevano i samurai del guadagno e del denaro. "La regina concede generosamente il doppio del loro costo per favorire lo studio e la novit nella costruzione. Senza questo favore speciale, sarebbe quasi impossibile costruirle. Per esempio, l'Erasmus  una nave di tipo nuovo, costruita in Olanda su permesso inglese e con progetto inglese."
"Voi potreste costruire qui una nave come quella?"
"S. Se avessi carpentieri, interpreti e tutti i materiali, e il tempo necessario. Prima dovrei costruire un vascello pi piccolo. Non ne ho mai costruito uno da solo per intero, quindi dovrei compiere degli esperimenti... Naturalmente," aggiunse, cercando di dominare la sua eccitazione man mano che l'idea gli si chiariva, "naturalmente, se Toranaga-sama vuole una nave, o pi navi, si potrebbe combinare un affare. Forse potrebbe ordinare un certo numero di navi all'Inghilterra. Potremmo portargliele qui... equipaggiate e armate come desidera lui."
Mariko tradusse e l'interesse di Toranaga, come quello di Yabu, aument. "Chiede: 'I nostri marinai potrebbero essere addestrati a manovrare queste navi?
"Certo, avendone il tempo. Potremmo stabilire che i maestri alle vele - o uno di loro - restassero con voi per un anno. E potrebbero preparare per voi un programma di istruzione. In pochi anni avreste la vostra marina. Una flotta moderna, che non sarebbe seconda a nessuno."
Mariko parl a lungo e Toranaga e Yabu le posero molte domande.
"Yabu-san vuole sapere se non sarebbe davvero seconda a nessuno."
"Certo. Meglio di quella spagnola, o di quella portoghese."
Ci fu un lungo silenzio. Per quanto cercasse di nasconderlo, appariva chiaro che Toranaga era affascinato dall'idea.
"Il mio padrone dice: 'Siete sicuro che si possa fare un simile accordo?'"
"S."
"Quanto tempo ci vorrebbe?"
"Due anni perch io arrivi in patria. Due anni per costruire una o pi navi e due anni per tornare. Met del prezzo da pagare in anticipo e met alla consegna."
Toranaga, immerso nei suoi pensieri, si chin per aggiungere altra legna aromatica al fuoco. Tutti lo guardavano e tacevano. Poi egli parl a lungo con Yabu. Mariko non tradusse le loro parole e Blackthorne pens bene di non chiedere nulla, per quanto desiderasse ardentemente partecipare alla conversazione. Li esamin tutti, compresa Fujiko, che ascoltava intenta, ma non ricav nessun indizio. Sapeva che la sua era un'idea brillante, capace di procurare immensi guadagni e di garantirgli il ritorno a casa.
"Anjin-san, quante navi potreste mandare?"
"Una flottiglia di cinque navi per volta sarebbe la cosa migliore. Dovete prepararvi a perdere almeno una nave per le tempeste o per qualche intervento spagnolo o portoghese... sono sicuro che tenterebbero in ogni modo di impedirvi di avere navi da guerra. In dieci anni Toranaga-sama potrebbe disporre di una flotta di quindici-venti navi." Lasci che traducesse, poi riprese, lentamente: "La prima flottiglia potrebbe portarvi maestri carpentieri, maestri d'ascia, cannonieri, marinai e altri. Nel giro di dieci-quindici anni, l'Inghilterra potrebbe fornire al Nobile Toranaga trenta navi da guerra moderne, pi che sufficienti a controllare i vostri mari. E, nel frattempo, se lo voleste, potreste cominciare a costruire qui i vostri pezzi di ricambio. Noi..." stava per dire "venderemo", ma si corresse, "la mia regina sarebbe onorata di aiutarvi a creare una vostra flotta e se lo vorrete, potremo addestrare gli equipaggi e rifornirvi del necessario."
S, pens esultante mentre gli si presentava l'ultimo particolare del piano, e vi manderemo gli ufficiali e vi forniremo l'ammiraglio e la regina vi proporr un'alleanza - buona per voi e per noi - come parte dell'accordo, e allora insieme, amico Toranaga, butteremo fuori da questi mari i cani spagnoli e portoghesi e ne saremo padroni per sempre. Potrebbe essere il pi grandioso accordo commerciale mai concluso da una nazione. E con una flotta anglo-giapponese, gli inglesi controlleranno il commercio della seta con la Cina. Saranno milioni ogni anno!
Se mi riuscisse, cambierei il corso della storia. E avrei ricchezze e onori al di l di ogni speranza. Diventerei padre di una stirpe, e diventare capostipite  forse la cosa migliore che un uomo possa cercare di essere, anche se fallisce.
"Dice il mio padrone che  un peccato che non parliate la nostra lingua."
"S, ma sono sicuro che voi siete un'interprete perfetta."
"Non  una critica verso di me, Anjin-san, ma una constatazione.  vero: sarebbe molto meglio per il mio signore parlarvi direttamente, come faccio io."
"Avete dei dizionari, Mariko-san? E grammatiche in portoghese e giapponese o latino e giapponese? Se Toranaga-sama volesse aiutarmi con libri e maestri, cercherei di imparare la vostra lingua.
"Non abbiamo questi libri."
"Ma i gesuiti li hanno. Me lo avete detto voi stessa."
"Ah!" Mariko spieg a Toranaga la richiesta e Blackthorne vide illuminarsi lo sguardo di Toranaga e di Yabu, che sorrisero.
"Dice il mio padrone che sarete aiutato, Anjin-san."
A un ordine di Toranaga, Fujiko offr dell'altro sak a Yabu e a Blackthorne. Toranaga beveva soltanto cha, come Mariko. Blackthorne, incapace di trattenersi, chiese: "Che dice dei miei suggerimenti? Che cosa risponde?"
"Anjin-san,  meglio mostrarsi pazienti."
"Chiedeteglielo adesso, vi prego."
Con riluttanza, Mariko si volse a Toranaga. "Scusatemi, signore, vi prego, ma l'Anjin-san domanda, con grande deferenza, che cosa pensate del suo piano. Vi chiede, molto umilmente e cortesemente, una risposta."
"Avr la risposta a suo tempo."
Mariko disse a Blackthorne: "Il mio padrone vi assicura che prender in esame il vostro piano e che rifletter attentamente sulle vostre parole. Vi chiede di essere paziente.
"Domo, Toranaga-sama."
"Adesso vado a letto. Partiremo all'alba." Toranaga si alz e tutti lo seguirono, eccetto Blackthorne; Blackthorne fu lasciato alla notte.

Al primo albeggiare Toranaga diede via libera a quattro dei piccioni viaggiatori che erano stati mandati sulla nave con i bagagli. Gli uccelli disegnarono due cerchi, poi si divisero, dirigendosi due a Osaka e due a Yedo. Il messaggio cifrato per Kiritsubo era un ordine diretto a Hiro-matsu: dovevano cercare tutti di partire subito e pacificamente. Se ci veniva loro impedito, dovevano rinchiudersi al sicuro. Al momento in cui la porta fosse stata forzata, dovevano dare fuoco a quell'ala del castello e fare seppuku.
Il messaggio cifrato a suo figlio Sudara, a Yedo, comunicava che egli era fuggito, era in salvo, e ordinava di procedere con i preparativi di guerra.
"Partiamo, capitano."
"S, mio signore."
A mezzogiorno avevano superato il confine tra le province del Totomi e dell'Izu e si trovavano al largo di Capo Ito, il punto pi meridionale della penisola dell'Izu. Il vento era buono, il moto ondoso moderato e la loro unica vela favoriva il cammino.
Ed ecco che, vicino a riva, in un canale profondo fra la terra e alcune isolette rocciose, quando gi avevano puntato verso nord, si ud un rombo minaccioso. Tutti i remi si fermarono.
"In nome di Dio, che cosa..." lo sguardo di Blackthorne era fisso sulla riva. A un tratto un'enorme spaccatura serpeggi su per la scogliera e un milione di tonnellate di roccia precipitarono in mare. Le acque parvero ribollire. Una piccola onda raggiunse la galea, poi la super. La valanga s'interruppe. Di nuovo il rombo, pi profondo, e pi aggressivo, ma pi lontano. Pezzi di roccia rotolarono per il pendio. Tutti ascoltavano, intenti, e aspettavano, osservando la riva. Si udivano le strida dei gabbiani, la risacca e il vento. Poi Toranaga fece un cenno al capovoga e questi riprese a battere sul tamburo. I remi ricominciarono a lavorare e la vita sulla nave torn alla normalit.
"Che cos' stato?" chiese Blackthorne.
"Solo un terremoto," rispose Mariko. "Voi non avete terremoti?"
"No, mai. Non ne ho mai visti."
"Oh, qui sono frequenti, Anjin-san. Ma questo  stato piccolo, niente. Il centro doveva essere lontano, forse in mare. O forse  stato soltanto qui, molto limitato. Siete stato fortunato a vederne uno cos leggero.
"Mie sembrato che tremasse tutta la terra. Avrei giurato di aver visto...
"Oh, s, Anjin-san. Quando siete a terra,  la sensazione pi terribile del mondo. Non c' nessun preavviso. Non c' una regola. Il peggior terremoto a cui ho assistito,  stato vicino a Osaka, sei anni fa, nel terzo giorno del mese delle Foglie Cadenti. La casa ci  caduta addosso, Anjin-san. Ma non ci siamo fatti male, mio figlio e io, e siamo riusciti ad aprirci la strada e uscire. Le scosse continuarono per una settimana e pi, qualcuna forte, altre fortissime. Il grande castello nuovo del Taiko a Fujimi fu completamente distrutto, e centinaia di migliaia di persone morirono nel terremoto e negli incendi che lo seguirono. Quello  il pericolo maggiore, Anjin-san: gli incendi, che si sviluppano immancabilmente dopo il terremoto. Le citt scompaiono. Qualche anno fa Yedo venne distrutta per met da una di queste Grandi Ondate.
" un avvenimento normale per voi? Ogni anno?"
"Oh, s! Ogni anno, in questo Paese degli Dei, abbiamo le scosse della terra. E incendi e inondazioni e Grandi Ondate e le tempeste mostruose, i tai-fun. La natura  molto violenta verso di noi." Gli occhi le si riempirono di lacrime. "Forse per questo amiamo tanto la vita, Anjin-san. Dobbiamo amarla, capite. La morte  parte della nostra aria e del nostro mare e della nostra terra. Dovete saperlo, Anjin-san, in questo Paese di Lacrime, il nostro patrimonio  la morte."
...
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...
FINE Parte 3.